CIM. Oh no... tutt’altro...

ALCIB. _Sei stanco_, ti dico, dal viaggio; — e tu, mia povera e buona

Timandra (_le prende affettuosamente le mani_), hai vegliato il più

della notte, e jeri hai camminato tanto con me. È miracolo come ti

regga in piedi... Che tu ti ponga oggi in viaggio è impossibile...

TIMAND. Oh, non dir così! sono assai più forte che tu non pensi! E poi,

alla peggio, potrem far sosta a Celène o al Foro de’ Ceramj.[549] Per

noi non vi è pericolo... Ma si tratta de’ tuoi giorni. Te ne scongiuro

per l’amor nostro...

ALCIB. (_serio, calmo, imperioso_) Per l’amor nostro, Timandra, non

una parola di più. Alcibiade, nè ti abbandona, nè può permettere che

tu ti ponga oggi in via. Partiremo domani sull’alba (_vede Timandra

afflitta e le parla con voce ridivenuta affettuosa_). E perchè temer

tanto? La stella che mi ha scorto tra i pericoli sin qui, vorrebbe

essere ben maligna se a questo punto mi abbandonasse. Siam già assai

lungi da Sardi e in luogo deserto, appartato. Senza un tradimento, gli

sgherri del sàtrapo non potrebbero essere qui nè stanotte, nè domani,

nè dopo. Il tuo affetto, e quel di Cimoto, ingrandiscono il pericolo e

vi fan presumere delle forze vostre più che a umane forze non è dato:

ma io non perdonerei a me stesso di aver abusato in tal guisa della tua

abnegazione e della sua. (_le prende con affetto una mano e se la pone

sul cuore_) Senti, Timandra, il cuor mio. Esso traversò tante tempeste,

eppure non battè mai così calmo come oggi. Provo un benessere strano,

indefinibile: qualcosa di ciò che prova il nocchiero vicino a toccare

il porto dopo l’uragano. Un Nume, certo, mi ha mandato quest’ora

solenne. Non ero così calmo, sai, fra le orgie e le dissolutezze

ateniesi; non lo ero, quando sedevo ai danni di Atene nel consiglio

dei capitani di Sparta... (_arrestandosi e facendosi mesto_) Fui molto

colpevole, n’è vero, allora, Timandra?

TIMAND. (_chiudendogli la bocca_) No, taci, Alcibiade! Che pensieri son

questi? Ciò che hai fatto per Atene e questi sacrificj e questi stenti

a cui volontario ti condanni per trar dal fondo delle sue sciagure la

città che ti offese, redimerebbero ben altri falli che i tuoi. Pensa

che Atene fra i suoi mali ti chiama: pensa al tuo avvenire... e...

qualche volta... al tuo amore...

ALCIB. (_con tristezza_) Il mio amore! Oh Timandra, io sento di non

averti mai tanto amato come oggi; eppure viene nella vita il giorno

che anche l’amore più fervido e santo non basta a far tacere la voce

segreta dell’anima!... (_si leva dal petto un pezzetto di papiro lacero

e vecchio_) Vedi, Timandra, questa lettera?

TIMAND. Dei versi d’amore?

ALCIB. (_baciandola_) Gelosa! Sì, dei versi d’amore, ma che datano da

undici anni!... Furono scritti pochi dì innanzi la funesta impresa di

Sicilia, un giorno che Socrate con rimproveri me ne sconsigliava. Quel

vecchio m’avea fatto quasi piangere di rimorso e di vergogna: ma questa

lettera giunse ed io corsi a dimenticare rimproveri e rimorsi sul seno

di neve della bionda Glicera!... Avessi dato ascolto a Socrate! Ora il

buon vecchio alza egli solo in Atene la voce contro i tiranni, e osa

sfidargli egli solo.[550] Certo, in questi giorni deve aver pensato a

me...

TIMAND. E s’egli fosse ora qui, non sarebbe più per rimproverarti che

si alzerebbe, o Alcibiade, la sua voce... Ah!... (_una vampa entra da

una finestra; Cimoto accorre fuori_)

ALCIB. (_balzando in piedi_) Che è questo?

CIM. (_accorrendo dal di fuori_) Tradimento, tradimento! siam

circondati! Le guardie di Lisandro son qui, e han dato il fuoco alla

casa.

ALCIB. Morte e inferno! (_con voce cupa_) Son dunque le fiamme del

sogno!... Ombra di Leonida, ecco le armi de’ tuoi figli!... L’arme

a me! (_afferra la daga pendente presso il suo giacilio e la impugna

sguainata nella destra, attortigliandosi la clamide intorno alla mano

sinistra_)[551]

TIMAND. Ferma, Alcibiade! per pietà! dove corri?

ALCIB. (_gridando_) Lasciami! lasciami!... Cimoto, veglia su lei! (_si

slancia fuori della capanna_)

TIMAND. (_a Cimoto, con accento vibratissimo_) Cimoto! un’arme e

seguimi! (_brandisce un pugnale di Alcibiade e fa per avviarsi fuori

della stanza, mentre Cimoto le è corso innanzi, la daga sguainata_)

VOCI INTERNE DI SOLDATI. Fuggiamo! fuggiamo!

Alcibiade · 第 274 / 286 题