CIM. Pur converrà destarlo. Le ore passano.

TIMAND. (_chinandosi sul dormiente, e chiamandolo a voce dolce e

piana_) Alcibiade?!

ALCIB. (_aprendo gli occhi_) Ah!... (_ravvisa Timandra_) Sei tu,

Timandra? Perchè mi destasti?

TIMAND. Cimoto è ritornato...

ALCIB. (_macchinalmente_) Ah, di già? Addio, buon Cimoto... (_a

Timandra_) Mi hai rotto un bel sogno!... Mi parea veleggiar per

l’Ellesponto, sulla _Pàralo_[540] sfuggita allo eccidio di Lisandro;

e a schiere a schiere le ombre dei prigioni ateniesi trucidati[541]

venìan correndo alla marina, e a me stendevano le scarne braccia

dal lido, domandando vendetta e pietà. Poi, la scena mutavasi: e mi

trovavo al Pireo, tra una folla festante, traendomi dietro le navi

e le spoglie dei vinti Spartani: echeggiavan per l’aria concenti di

tibie e cantici di vittoria: il popolo gridava: _Salute al vincitore

di Lisandro! al vendicatore di Egospótamo!_ E la turba e le voci via

via confusamente si dileguavan lontano, finchè non mi parve più udirne

che una sola: era la voce di Timone il misantropo, che seduto alla

riva, raspando la terra, mi guardava fisso, come quel giorno che per

via mi maledì. Ma la sua voce non era più imprecazione: il suo aspetto

non era più d’uom che odia, il suo sguardo pareva sguardo di amore.

_Timone_, io venivo gridandogli, _ringrazia gli Dei che ti smentirono!

Il giovinastro, che preconizzasti flagello di Atene, n’è divenuto il

salvatore. Timone, riconciliati cogli uomini! la virtù e l’espiazione

esistono ancora sulla terra, e la legge della terra è amore!_ Ed io

correa verso lui, le braccia aperte: — ma Timone già era scomparso, e

il suo volto d’improvviso s’era mutato nel tuo, che mi venivi incontro

bella, radiante... e mi toglievi l’armatura;[542] mi inghirlandavi di

fiori, mi spargevi le chiome di unguenti e di aromi. E mi abbracciavi

e baciavi, ma i tuoi baci eran di fuoco, eran vampa le tue braccia di

neve: e tra quelle fiamme io mi sentìa con lunga voluttà consumarmi,

come nulla più restar dovesse di me... Qui m’hai destato. Fu sogno di

morte, Timandra, questo...[543]

TIMAND. (_abbracciandolo e chiudendogli la bocca_) Oh, non dirlo!

fu sogno di vita! E il vero sognasti, Alcibiade, poichè più vivida e

perenne della fiamma di Vesta, arde qui dentro la fiamma del mio amore

per te...

ALCIB. (_sorridendo affettuoso_) Eppure, Timandra, è quasi sera; siam

già ai primi freddi; Pianepsione è già innanzi, e sai che il tempo in

cui cascano le foglie[544] è quello in cui la madre terra ci manda i

sogni bugiardi fuor dalla porta di avorio...[545]

TIMAND. Cattivo!... E tu allora non badare ai sogni! Che più di sogni

non è tempo. Cimoto è ritornato da Sardi.

ALCIB. Ah, sì, me ne scordavo! Ebbene, buon Cimoto, quali notizie?

CIM. Buone e cattive. Ad Atene, il popolo, fra il terrore della

tirannide spartana, sommessamente ti rimpiange e ha riposta ogni

speranza in te; i fuorusciti, raccolti in Tebe, aspettano il cenno da

te. Ma i tiranni, di te paventando, dichiararono a Sparta che non mai

in Atene potranno tenersi sicuri, finchè tu sia vivo...[546]

ALCIB. Fin qui, mi pare, han detto giusto.

CIM. Lisandro esitò sulle prime; poi chiese al satrapo la tua morte; e

il satrapo... per ingraziarsi Sparta... l’accontentò.

ALCIB. (_tranquillissimo_) Resta a vedere se son contento io. Da quando

il decreto?

Alcibiade · 第 269 / 286 题