ALCIBIADE, TIDÉO, ADIMANTO, CONONE. Altri due capitani, che non parlano.
TID. Tu qui, Alcibiade!? Non era atteso il tuo arrivo. Comunque, sii
il benvenuto. Se più presto venivi, avresti potuto fare un brindisi con
noi.
ALCIB. (_serio e grave_) In tal caso avrei propinato a Giove Salvatore
e ai Numi caccia-mali, perchè aprissero gli occhi a te, valoroso Tidéo,
e a’ tuoi compagni.
TID. E Giove Salvatore e gli altri Numi avrebbero speso male il tempo:
perchè vin puro bevemmo e non filtro di mandràgora: e i nostri occhi
son benissimo aperti...
ALCIB. Ma non vedono l’abisso sotto i vostri piedi. Ben d’altro, o
Tidéo, che di far brindisi è tempo!...
ADIM. (_freddo_) Di che dunque?
ALCIB. (_rinforzando la voce_) Di badare alle navi!
TID. Le navi sono affidate al senno e al valor nostro, e sta pur certo,
Alcibiade, ch’elle sono bene affidate.
ALCIB. E allora salvate Atene con esse!
TID. (_ironico_) Alcibiade s’interessa alla salvezza di Atene? Sparta
infatti ne serba la memoria...
ALCIB. (_gli sfugge un gesto vivissimo d’ira, ma tosto lo reprime e
parla con calma_) Tidéo!... lasciamo i sarcasmi. Più amaro delle tue
parole, mi è il pensiero dei giorni che alla patria sovrastano. Si
tratta, ripeto, di salvar lei...
TID. Pare difatti, che, senza essere da te chiamati, siam qui venuti
per questo...
ALCIB. (_con impeto_) Così non ci foste venuti mai!...
TID. (_prontamente interrompendolo, e terminando la sua frase
di prima_)... e che tu, Alcibiade, sii venuto, come Menelao ad
Agaménnone,[524] consigliero non necessario e non cercato...
ALCIB. (_nuovo moto di risentimento e nuovo sforzo per reprimersi: si
avanza vivamente verso Tidéo, gli prende una mano e gli parla a voce
sorda, concitata_) Ma lo sapete che Lisandro è a Làmpsaco?
TID. (_tranquillissimo_) Lo sappiamo...
ALCIB. Con falangi numerose e con un’armata di duecento navi...
TID. Tanto meglio!... Sarà maggiore il bottino... Per questo lo
sfidiamo a battaglia fin sotto Làmpsaco ogni giorno, ed egli non osa
uscir da’ suoi ripari...
ALCIB. Ma è bugiarda e ingannatrice questa sua calma! Lisandro
è capitano abilissimo, e non si mostra che per assalirvi
all’impensata!...[525]
ADIM. Venga!... sarà ricevuto!...
ALCIB. Ricevuto? Ma come, se la flotta vostra è sbandata e gli
equipaggi quasi tutti a terra?[526] Ma come riceverlo, qui, dispersi,
sovra un lido scoperto, lontani da porti e da città a cui appoggiarvi,
vicinissimi ad un nemico vigilante e compatto, esposti a dover
combattere alla sprovvista, per terra, contro forze superiori?
TID. (_con calma sarcastica_) E son qui tutti i consigli di Alcibiade?
e perciò venisti? Affè, mi rincresce ti sii dato tanta pena.
ALCIB. (_con forza_) Oh, non tutti... non tutti!... se io...
TID. (_interrompendolo vivamente, con ironia_) Se tu guidassi la flotta
— la guideresti meglio di noi — questo vuoi dire?
ALCIB. No, Tideo! chiamo gli Dei tutelari di Atene testimoni, che
nessun pensiero di ambizione è ora in me. Ma se in voi parla l’affetto
della città vostra, uditemi, ve ne scongiuro! Atene vi ha affidato
le sue ultime risorse;[527] delle sue navi, delle sue schiere, tutto
quel che le resta è qui; qui voi non potete dire, come Spartano alle
Arginuse:[528] «PERDUTA QUESTA flotta se ne armerà un’altra!» Perduta
questa, è perduta Atene!... Ascoltatemi. Qui la disfatta vi sovrasta.
(_La voce di Alcibiade si vien facendo ad ora ad ora insinuante,
supplichevole, incalzante, affannosa per l’emozione_) In nome d’Atene,
partite senza indugio da qui. Imbarcate le truppe: allontanatevi da
Lisandro. Portate subito la flotta fra Sesto ed Abido: là tenetela
unita, pronta alla pugna. Lisandro evita la battaglia in mare, perchè,
più forte di fanterie, aspetta di assalirvi per terra; voi datemi un
po’ de’ vostri opliti e di arcieri; con essi, colle mie genti e con un
corpo di Traci, io m’impegno ad attaccare lo Spartano nel suo campo
di Lampsaco, a ributtarlo in disordine sulle navi, e costringerlo ad
accettar su di esse la battaglia, quando più vorrà evitarla e quando
alla disfatta non isfuggirà.[529] Questo io farò, per la tomba di mio
padre lo giuro; ma salvate Atene — per tutti gli Dei! Salvate Atene!
CON. (_a Tidéo, scosso dallo scongiuro di Alcibiade_) Tidéo, il
consiglio di Alcibiade mi par savio e buono...
ALCIB. (_vivissimamente_) Oh, grazie, Conone!... persuadili tu dunque...
TID. (_ironico_) E chi non sa che l’illustre Alcibiade non può dar
che sapienti consigli a noi, novizj nell’arte della guerra?! Ma alla
buon’ora, Alcibiade, ora ti spieghi più chiaro... è il comando che
vuoi...[530]
ALCIB. (_con forza_) No, non il comando...
TID. (_beffardo, interrompendolo_) La gloria dunque, che è meglio; e
l’onor della vittoria, in faccia ad Atene, or che la vittoria, mercè
nostra, è fatta sicura...
ALCIB. (_fra sè, a grave stento reprimendosi_) Giusti Numi,
soccorretemi! (_si volge a Tideo_) No, no, Tidéo, sii tranquillo.
Neppur questo. Se questo solo vi toglie di accettare il mio consiglio,
ebbene, colla flotta tragittatemi a Sesto: là scenderò a condurvi la
mia gente e n’abbia il comando un di voi. Io combatterò da soldato...
TID. Per avere di capitano il vanto e non la responsabilità. Tardi ti
prende, Alcibiade, il desiderio di risalir le navi d’Atene. Non dovevi
abbandonarle come un colpevole ed un fuggiasco!
ALCIB. (_in un moto violento di collera porta la mano alla daga_)
Tidéo... bada a te...
TID. (_ponendosi in guardia a sua volta_) Minaccie ora?...
ALCIB. (_padroneggiandosi con supremo sforzo, ritira la mano
dall’elsa_) Ebbene, no, non minaccie! preghiere! preghiere soltanto.
Poichè, _è per Atene_, ch’io prego. Tidéo, tu ingiurii, ed io _non ti
ho_ ingiuriato. Eppure anche il mio passato non è senza qualche gloria:
tu vedi, io non ne parlo. Eppure Alcibiade non tollerò mai insulto da
persona al mondo: tu vedi, io ti favello cortese. Parlasti di viltà, e
sai che vile non sono. Se tu ami la patria e anch’io l’amo; se tu offri
a lei la tua vita, ed io son pronto a darla al par di te; ma in attesa
di morir per Atene, si tratta di _vincere_ per lei!
TID. La tua vita! l’hai salvata, sottraendoti alla condanna, laggiù, in
Sicilia...
ALCIB. (_frenandosi sempre, ma con voce oramai fatta tremante per
l’interna febbrile commozione, e a volte a volte concitata, angosciosa,
quasi avente in fondo le lagrime_) E fu consiglio di Numi, perchè
io potessi giovare ad Atene in questo dì. Sì, due volte essa m’ha
dato l’esilio; ma a te, Tidéo, a voi Filocle, Adimanto, Menandro,
Conone, essa non ha fatto nulla, perchè vi debba premere di perderla!
(_supplichevole a Conone_) Conone, tu vincesti con gloria alle
Arginuse; tu mi ascoltavi dianzi...
CON. (_abbassando mesto il capo_) Io son solo.
ALCIB. (_sempre più incalzante supplichevole_) Ma tu, Filocle, hai
pugnato meco a Catania; tu, Adimanto, eri a Cizico con me. Parlate
voi!... Voi tacete! (_con accento di disperazione_) E Lisandro è là!
Dei, qual cecità, qual delirio dunque è il vostro!...
TID. (_imperioso_) E tu dunque tralascia di parlare ai deliranti.
E vanne! che a noi soli spetta qui il comandare[531] ed è nostra la
responsabilità.
ALCIB. (_tuonante, aprendo lo sfogo all’ira_) E cada essa dunque su di
voi, e Nemesi vi faccia sopravvivere tanto, che Atene possa chiedervi
conto delle sue sventure! Prega, o Conone, prega per Atene, perchè oggi
il cielo è ben irato con lei, se ha permesso che le sue sorti cadessero
in tali mani!... (_agli altri_) Oh, sì, rallegratevi, che Alcibiade si
è abbassato a pregarvi; ditelo al mondo, perchè mai più non vi toccherà
così alta ventura, che il superbo Alcibiade lo avete visto supplicare
e piangere dinanzi a voi!... Anime abiette d’invidia e di livore,
no, Alcibiade non vi ruberà nulla della vostra gloria! _Non_ duci, —
_traditori_ di Atene, la gloria del tradimento[532] è tutta vostra!
(_moti d’ira e di minaccia fra i duci. Conone resta in disparte a capo
chino_)
TID. (_sguainando la spada_) Paga tu intanto il fio della impudenza!...
ALCIB. (_incrocia repentinamente le braccia sul petto, e si pianta
risoluto in faccia a Tidéo, squadrandolo in atto di sfida_) Ferisci!
(_Tidéo s’arresta interdetto, mentre Conone ed altri si frappongono.
Quadro_)