SCENA II.

Detti ed ALCIBIADE, seguito da parecchi ufficiali.

ALCIB. (_entra affrettato, vivacissimo, raggiante di gioja_) Eccomi,

mia Timandra! Amici! Buone notizie! Tutto, tutto ne sorride, e Atene

di me sarà contenta! Porto denaro e bottino, da Coo, da Rodi e dalla

Caria;[455] porto rinforzi di uomini e di triremi; porto le spoglie

di altre dieci navi spartane prese. Su, su! fra un’ora, seguendo il

corso della vittoria, partirem per Samo a congiungerci alla flotta di

Antioco...

CON. _e_ EUF. Che!

ALCIB. Siete contenti? Sicuro! E riuniti attaccheremo Lisandro, e così

mi guardi Adrastea, come io spero finire d’un solo colpo la guerra...

Ma che! voi tacete! non mi dite nulla! E mi state lì, come pali,

immobili!... Conone, per i Numi! tu sospiri!

CON. Io? oh no... ma...

ALCIB. Ma... avresti forse qualche fiamma segreta che ti rincresce di

lasciar qui... a Mileto...? Ah, tu taci!... (_sorridendo, in quel punto

s’accorge anche dell’aria mesta di Eufemo_) Oh, oh, Eufemo! anche tu!

Sta a vedere che il molle clima di Jonia vi ha già resi più donnajoli

di me! Eh via! su allegri! a Samo son fanciulle più belle che a Mileto,

e Amore vi divide con Bacco il suo regno al suono delle canzoni del

buon veglio di Teo![456]

TIMAND. (_fra sè mestamente_) Lo stesso sempre!

ALCIB. Fra un’ora daremo al vento le vele! Formione! (_chiamando un

servo che porta da bere_) i calici! i calici! Mesciamo il vino ne’

crateri e facciam le libazioni della partenza![457] A te, o Pallade

egidarmata, protettrice della nostra città, consacriamo quest’ora di

speranze gioconde... (_Cimoto in disparte si asciuga una lagrima_) e in

bando da noi ogni tristezza!

TIMAND. (_con voce lenta e grave_) Anche allora che la sventura ne

colpisse?

ALCIB. (_vivamente_) La sventura? Quando la quercia ed il cedro avran

paura del vento, quando il vino di Chio non avrà più profumi, e i

baci di donna amata non avran più dolcezze per me, — allora Alcibiade

temerà la sventura. Benedetta ella sia! Ce la mandano i Numi, affine di

rendere le nostre gioje più sentite e le nostre anime più forti.

TIMAND. (_con voce mesta e grave_) Ebbene, allora sii forte, Alcibiade:

perchè la sventura è venuta; è venuta ancora a battere alla tua soglia!

ALCIB. (_fattosi d’improvviso serio, calmo, imperioso_) Timandra!

spiegati. E se batte... àprile.

TIMAND. (_con voce solenne, commossa_) Prosegui dunque il tuo brindisi,

e propina agli Dei! Udite, o Ateniesi, e tu alza, Alcibiade, ben

coronato il tuo nappo[458] perchè si veda che il tuo braccio non trema

e che il tuo polso non batte più dell’usato frequente. Liba agli Dei

senza battere di ciglio, perchè si veda che sei ancora l’Alcibiade

antico e che Atene è ancor salva fin che le resta la speranza in

te! Dieci altre navi tu acquistasti ad Atene: quindici Antioco ne ha

perdute a lei.

ALCIB. (_in un primo scoppio di voce_) Ah, tu men... (_troncando

a mezzo la parola, senz’altro più aggiungere, d’improvviso

padroneggiatosi con supremo sforzo, si ricompone in calma cupa e

solenne, si fa dare una corona e se la pone in capo, stende risoluto

il braccio facendosi versare nel calice fino all’orlo, alza indi il

calice lentamente, tenendolo alto e fermo qualche minuto col braccio

teso; poi nell’atto di appressarlo alle labbra, addita a Timandra

il suolo su cui non si è versata alcuna stilla di vino e le dice a

voce grave, pacatissima_) Neppure una goccia! (_beve d’un sorso, poi

di nuovo a Timandra, lento e con calma cupa_) Tu vedi, o Timandra,

che il mio polso è sicuro. (_uscendo a questo punto repentinamente

dalla sua calma, gitta con violenza il calice a terra e prorompe con

impeto_) Ch’io non beva mai più da oggi innanzi il vino puro del buon

Genio,[459] finchè io non abbia rovesciato di mia mano il trofeo di

Lisandro!...

TIMAND. Così ti amo, Alcibiade!

ALCIB. (_con accento concitato, febbrile_) Eufemo, raggiungi gli

avanzi della flotta d’Antioco e portali a me. Conone, tu naviga a Coo

a prendervi di rinforzo le triremi che vi lasciai. Io levo il campo

stasera, e parto per Samo. Raggiungetemi là. (_Cimoto è uscito un

istante e rientra_)

Alcibiade · 第 214 / 286 题