ALCIBIADE e TIMANDRA, indi SOCRATE.
ALCIB. (_appena usciti i sacerdoti, dà in iscoppio di risa_) Ah! ah! ah!
TIMAND. (_che durante la scena coi sacerdoti è sempre rimasta, tacita
spettatrice, in disparte_) Sei ben allegro.
ALCIB. (_prosegue ridendo_) E fui bandito sotto l’accusa d’aver posto i
loro riti in commedia! Per i Numi! non c’era bisogno di Alcibiade!...
(_desistendo dal ridere si volge a Timandra ch’è rimasta pensierosa_)
Tu vedi, Timandra! questi sacerdoti non finiscono di contentarmi:
mangiano troppo, e scrivono troppo! ho bisogno di un Nume, che maledica
un po’ meno, e parli all’anima un po’ più: se tu ne sai l’ara, e tu
guidami ad essa: se sei il suo sacerdote, benedicimi tu! (_in questo
punto Socrate traversa, lentissimo, con aria grave, lo sfondo della
scena_)
TIMAND. (_ad Alcibiade_) Un sacerdote tu cerchi? (_gli addita Socrate_)
Eccolo.
ALCIB. (_volgendosi e vedendo Socrate_) Socrate!... (_corre a lui_) Oh,
finalmente ti ritrovo! (_con voce di affettuoso rimprovero_) Tutti gli
amici oggi mi vennero incontro; tu solo, il più caro, non ti sei fatto
vedere. Ma io di te mi son ricordato, sai!... e ho portato dei doni per
te...