SCENA V.

Detti, il GRAN SACERDOTE (gerofante) degli Eumòlpidi,[440] altri

sacerdoti.

GR. SAC. Alcibiade, noi abbiamo immolato alle Dive del profondo

Tartaro,[441] e alle loro terribili ministre, le Erinni venerande,[442]

un’agnella di pelo nero: gli indizj delle viscere riuscirono fausti, e

l’offerta fu gradita dalle Dee. Perciò ti abbiamo ribenedetto...[443] e

abbiamo maledetto invece i tuoi accusatori...

ALCIB. (_fra sè, a parte_) Non c’è verso! Qualcuno costoro bisogna che

maledicano!... (_si ode un suono lontano_)

GR. SAC. (_in ascolto_) Senti! per essi suonan già l’_aria del

fico_![444] Quanto a te, in segno della ribenedizione, abbiamo gettato

in mare le lapidi su cui furono scritti gli anatemi...[445]

ALCIB. (_con leggera inavvertita inflessione sardonica_) E dite... non

ci sarà pericolo che ritornino a galla?...

GR. SAC. Oh, no. Son di bronzo.

ALCIB. A ogni buon conto però, se si potesse fare — a mie spese — un

sacrifizio anche a Nettuno, perchè le trattenga ben giù in fondo al

mare...? Se si potesse...

GR. SAC. Oh, si potrebbe...

ALCIB. In tal caso vi inviterei alla rinnovazion del sacrificio

in casa mia... Preparerei da immolare una magnifica agnella...

(_interrompendosi con inflessione sardonica dissimulata_) o è meglio

una giovenca...?

GR. SAC. Una giovenca.

ALCIB. (_dissimulando sempre sotto la cordialità l’intonazione

sarcastica_) Bene!... Una magnifica giovenca dalle corna d’oro...

e poichè le libazioni alle Erinni, essendo astemie,[446] avranno

inaridito la gola, si inaffierebbero le viscere e i voti al Nume con

libazioni di eccellente vino di Chio e di Siracusa... Si può fare?

(_sottolineando le parole_)

GR. SAC. Oh, si può fare.[447] (_gli altri sacerdoti fanno anch’essi

segni premurosi di assenso_)

ALCIB. (_sempre cortesissimo nella velata ironia_) A domani adunque, in

casa mia.

Alcibiade · 第 204 / 286 题