Detti, il GRAN SACERDOTE (gerofante) degli Eumòlpidi,[440] altri
sacerdoti.
GR. SAC. Alcibiade, noi abbiamo immolato alle Dive del profondo
Tartaro,[441] e alle loro terribili ministre, le Erinni venerande,[442]
un’agnella di pelo nero: gli indizj delle viscere riuscirono fausti, e
l’offerta fu gradita dalle Dee. Perciò ti abbiamo ribenedetto...[443] e
abbiamo maledetto invece i tuoi accusatori...
ALCIB. (_fra sè, a parte_) Non c’è verso! Qualcuno costoro bisogna che
maledicano!... (_si ode un suono lontano_)
GR. SAC. (_in ascolto_) Senti! per essi suonan già l’_aria del
fico_![444] Quanto a te, in segno della ribenedizione, abbiamo gettato
in mare le lapidi su cui furono scritti gli anatemi...[445]
ALCIB. (_con leggera inavvertita inflessione sardonica_) E dite... non
ci sarà pericolo che ritornino a galla?...
GR. SAC. Oh, no. Son di bronzo.
ALCIB. A ogni buon conto però, se si potesse fare — a mie spese — un
sacrifizio anche a Nettuno, perchè le trattenga ben giù in fondo al
mare...? Se si potesse...
GR. SAC. Oh, si potrebbe...
ALCIB. In tal caso vi inviterei alla rinnovazion del sacrificio
in casa mia... Preparerei da immolare una magnifica agnella...
(_interrompendosi con inflessione sardonica dissimulata_) o è meglio
una giovenca...?
GR. SAC. Una giovenca.
ALCIB. (_dissimulando sempre sotto la cordialità l’intonazione
sarcastica_) Bene!... Una magnifica giovenca dalle corna d’oro...
e poichè le libazioni alle Erinni, essendo astemie,[446] avranno
inaridito la gola, si inaffierebbero le viscere e i voti al Nume con
libazioni di eccellente vino di Chio e di Siracusa... Si può fare?
(_sottolineando le parole_)
GR. SAC. Oh, si può fare.[447] (_gli altri sacerdoti fanno anch’essi
segni premurosi di assenso_)
ALCIB. (_sempre cortesissimo nella velata ironia_) A domani adunque, in
casa mia.