ALCIBIADE, TIMANDRA, poi CIMOTO.
(_Uscito Brasida, Alcibiade e Timandra rimangono per qualche istante
a guardarsi l’un l’altro in faccia, muti, immobili. Poi Alcibiade,
coll’occhio sempre fisso su Timandra, e senza proferir parola,
lacera lentamente il foglio. Gesto vivissimo di gioja di Timandra,
alla quale senza dar più tempo di soggiungere altro, Alcibiade
corre vivissimamente incontro, gettandosi nelle sue braccia aperte_)
Grazie, grazie, o Timandra! o mio buon genio!... (_Cimoto, entrato
da un istante, dopo uscito Brasida, ha assistito con segni di gioja a
quest’ultima scena e si stropiccia per contentezza le mani. Alcibiade
in questo punto si accorge di lui e lo chiama_)
ALCIB. Vieni, vieni, Cimoto! (_Cimoto accorre a lui. — Alcibiade
stende un braccio ad collo di Timandra, l’altro a quel di Cimoto e li
guarda entrambi affettuosamente_) Torneremo ad Atene! (_movimento e
grido di gioja di Timandra e di Cimoto, subito repressi da un gesto
significantissimo di silenzio di Alcibiade. Quadro_)