ALCIBIADE solo, poi CIMOTO.
ALCIB. (_partito Endio, rimane alcuni istanti immobile, cupo,
cogitabondo_) Un valente capitano?... Che ha inteso dire costui?...
Questa parola che era per me un giorno il più bel sogno di gloria,
potrebbe ella forse (_a voce lenta_) sulla bocca di un uomo suonare
anche insulto? La gloria e il disonore avrebbero confuso, scambiato i
loro nomi?... Un... valente... capitano? (_dopo sillabata lentamente,
come ponderandola fra sè, questa frase, rompe in iscoppio repentino
di voce e d’ira_) Ma mi disprezza costui! Per i Numi! Questo spartano
sarebbe forse così superbo perchè egli ha una patria? ma questa sua
patria son _io_ che glie l’ho fatta grande — e che domani posso ancora
ridurla quel che era or fa un anno!... ed egli lo sa! (_dopo una
pausa, calmandosi alquanto, e passeggiando su e giù meditabondo_) La
mia mente ombrosa, malata, si crea sempre intorno inutili sospetti!...
Egli anzi fu cortese con me... Disse che Sparta m’avrebbe fatto suo
cittadino... essa non farebbe suo cittadino un uomo che disprezza!...
(_pausa_) Ma... e se nulla di spregevole è in me, perchè Timandra
mi ha abbandonato? Ella mi amava! «_Ti seguirò dovunque in capo
alla terra, fino a che Alcibiade sia degno di Alcibiade!_...» È un
anno che servo Sparta (_sempre più meditabondo_) ed è un anno che
Timandra mi lasciò!... Non dovevo io dunque vendicarmi? Non fui io
vittima della più nera ingratitudine de’ miei concittadini? E coloro
che mi condannavano, mentre io conquistavo Catania, non ora ad Atene
comandano? Essi, essi sono i veri nemici di Atene![383] Io proscritto
non vado contro una patria ancor mia, ma tento riacquistare quella
che mia più non è.[384] Che disonore in questo? (_riscotendosi_) Se
Timandra mi lasciò... ebbene... ebbe torto! Cimoto...!