ALCIBIADE solo, poi ENDIO, éforo.
ALCIB. (_solo, cogitabondo_) Eccomi ben presto di ritorno!... Città
prese, battaglie vinte! vittorie cadmée![374] Ne reco molti a Sparta
di allori... (_pausa, indi con voce lenta, amarissima_) di quelli che
non piacciono a Timandra!... Perfino agli omicidi dalla patria banditi
vuole la patria concesso nel loro esilio il riposo, e perseguitarli
divieta:[375] che cosa è dunque che mi perseguita qui? (_si porta la
mano al cuore e rimane lungamente e cupamente assorto: entra Endio_)
END. Buon dì, Alcibiade!
ALCIB. Salve, Endio!
END. Gli efori e il Senato di Sparta si adunan domani a udir da te il
racconto degli ultimi fatti di guerra e deliberare sulle ricompense.
Venni ad avvisartene.
ALCIB. Grazie. Domani Sparta saprà da me che ad Alcibiade è sufficiente
compenso non avere smentita la fiducia posta in lui. Quanto al racconto
de’ miei fatti sarà breve: Chio, Clazomene, Policna, Lèbedo, Ero, e
Tèo, e Milèto ritolte ad Atene: la flotta ateniese messa in fuga da
Chio a Samo:[376] conchiusa ai danni di Atene l’alleanza difensiva ed
offensiva tra Sparta ed il re.[377]
END. Di già?
ALCIB. (_secco_) Di già.
END. E la scitála[378] che ti spedimmo colle istruzioni intorno ai
patti?
ALCIB. (_sempre secco nel discorrere_) Arrivò tardi. I patti
dell’alleanza eran già conchiusi, e... migliori che voi non domandaste.
Alcibiade fa gli affari di Sparta meglio che Sparta non chieda.
END. (_fissandolo serio in volto_) Sei ben superbo, Alcibiade!