SCENA VI.

Detti e TESSALO.

ALCIB. (_movendogli incontro calmo e sorridente_) Salve, Tessalo! Molte

cose sono cambiate, sembra, dall’ultimo dì che ci vedemmo.

TESS. Molte infatti. Alcibiade, il popolo ateniese ti prega di venire a

discolparti delle accuse contenute in questo foglio. (_gli consegna un

rotolo_)

ALCIB. (_sempre sorridente e calmo_) Mi prega?... Il popolo ateniese è

molto cortese con me.[319]

TESS. Oh, esso spera, esso è certo che tu potrai discolparti...

ALCIB. (_con ironia sempre dissimulata_) Ah! ed è per questa certezza

che mi si obbliga ad abbandonar le schiere! Anche tu, n’è vero,

Tessalo, ne sei certo? E la tua parola non avrà mancato di alzarsi in

mia difesa..

TESS. (_imbarazzato_) Sì..., Alcibiade...

ALCIB. Bene hai fatto, per Ercole! (_con ironia coperta_) Te ne

compensino i Numi! Vedi qui che cosa mi consigliavano? Lamaco, un prode

guerriero incanutito sui campi della Calcidica e del Peloponneso,

dove tu, o Tessalo, non c’eri; Antioco, il leale ateniese altero

della corona di quercia, guadagnata a Mantinea, dove, o Tessalo, non

ti vidi; tutti costoro che oggi han rotto le coorti di Siracusa su

questo campo dove, o Tessalo, giungesti un po’ tardi, — tutti costoro

mi han consigliato a non partire e han messo le loro spade a mia

disposizione!... Tu (_con calma ironica_) che mi consigli, o Tessalo?

TESS. (_confuso, guardandosi intorno, spaventato dalle facce scure e

minacciose dei capitani e soldati_) Alcibiade...

ALCIB. (_vedendo la sua paura, lo tranquillizza con calma sardonica_)

No... no... rassicurati. Io li ho sconsigliati. A Nicia ed a Làmaco

ho già ceduto il comando e i miei trierarchi[320] hanno ordine di

non obbedir più che a loro. Mi arrendo all’invito... e ti seguo...

(_s’arresta, sospendendo la frase_)

TESS. (_rifattosi d’animo_) Nobile atto!...

ALCIB. (_completando la frase e poggiandovi sopra_) ... sulla mia nave...

TESS. (_sconcertato_) Perchè non sulla Salaminia?

ALCIB. Mi ci trovo meglio! È la mia nave il mio tribunal di

Freatte![321] Tu non hai nulla in contrario, n’è vero, buon Tessalo?

poichè tu non diffidi di me, tu sei certo che io mi discolperò...

(_con ironia dissimulata sempre_) tu sai che non per nulla, innanzi

di bandir l’accusa, avrà imprecato l’araldo a quei che ingannano

i giudici...[322] Va dunque tu innanzi colla Salaminia: ti verrò

dappresso sulla nave mia. Mandai per uno schifo che mi rechi a bordo...

Oh, eccolo già... (_approda il palischermo_) Addio, prode Làmaco!

Antioco, Eufemo compagni d’arme, addio. (_con voce profondamente

commossa_) Triste il lasciarci nel dì della vittoria! Ma lo vuole

Atene... Che le sue Dee venerande[323] vi siano propizie... Addio...

(_Capi e soldati gli fan ressa intorno per istringergli la mano, con

tacito dolore; imbarazzo e rabbia di Tessalo, per forza dissimulata in

silenzio_)

LAM. Non addio! A rivederci, prode Alcibiade!

ALCIB. Chi sa?... Domandalo al Fato... e a costui. (_Addita Tessalo:

stringe la mano ad altri; poi si avvia allo schifo e vi si imbarca.

Ritto poi, in atteggiamento fiero, sulla poppa del palischermo, si

volge di nuovo agli astanti e chiama ad alta voce_) Tessalo!

TESS. (_facendo un passo verso lui_) Alcibiade!

ALCIB. Guarda l’orizzonte! Vola un’aquila a sinistra[324] e sta per

sorgere in cielo il Toro.[325] (_con voce tonante, terribile_) Bada a

te! Minaccia tempesta!... Ateniesi! (_ai soldati_) Alcibiade offerse la

sua vita a voi e ad Atene, non agli indegni che tradiscono Atene e voi!

Tessalo ha le parole di miele sulla sua bocca, e il decreto di morte

contro di me nella sua clamide.

MOLTI SOLD. Che?! (_esclamazioni, moti di collera e di indignazione di

Lamaco ed altri_)

ALCIB. (_continuando colla stessa voce tonante, rivolto a Tessalo_)

Tessalo, il giorno che partimmo era il dì delle Adonie, ed erano

infausti (_beffardo_) quel giorno gli augurj! Ricordalo agli Ateniesi;

e di’ a coloro i quali mi vogliono morto, che Alcibiade — per gli Dei!

— MOSTRERÀ LORO DI ESSERE VIVO![326] (_parte sulla navicella_)[327]

Alcibiade · 第 140 / 286 题