Detti e TESSALO.
ALCIB. (_movendogli incontro calmo e sorridente_) Salve, Tessalo! Molte
cose sono cambiate, sembra, dall’ultimo dì che ci vedemmo.
TESS. Molte infatti. Alcibiade, il popolo ateniese ti prega di venire a
discolparti delle accuse contenute in questo foglio. (_gli consegna un
rotolo_)
ALCIB. (_sempre sorridente e calmo_) Mi prega?... Il popolo ateniese è
molto cortese con me.[319]
TESS. Oh, esso spera, esso è certo che tu potrai discolparti...
ALCIB. (_con ironia sempre dissimulata_) Ah! ed è per questa certezza
che mi si obbliga ad abbandonar le schiere! Anche tu, n’è vero,
Tessalo, ne sei certo? E la tua parola non avrà mancato di alzarsi in
mia difesa..
TESS. (_imbarazzato_) Sì..., Alcibiade...
ALCIB. Bene hai fatto, per Ercole! (_con ironia coperta_) Te ne
compensino i Numi! Vedi qui che cosa mi consigliavano? Lamaco, un prode
guerriero incanutito sui campi della Calcidica e del Peloponneso,
dove tu, o Tessalo, non c’eri; Antioco, il leale ateniese altero
della corona di quercia, guadagnata a Mantinea, dove, o Tessalo, non
ti vidi; tutti costoro che oggi han rotto le coorti di Siracusa su
questo campo dove, o Tessalo, giungesti un po’ tardi, — tutti costoro
mi han consigliato a non partire e han messo le loro spade a mia
disposizione!... Tu (_con calma ironica_) che mi consigli, o Tessalo?
TESS. (_confuso, guardandosi intorno, spaventato dalle facce scure e
minacciose dei capitani e soldati_) Alcibiade...
ALCIB. (_vedendo la sua paura, lo tranquillizza con calma sardonica_)
No... no... rassicurati. Io li ho sconsigliati. A Nicia ed a Làmaco
ho già ceduto il comando e i miei trierarchi[320] hanno ordine di
non obbedir più che a loro. Mi arrendo all’invito... e ti seguo...
(_s’arresta, sospendendo la frase_)
TESS. (_rifattosi d’animo_) Nobile atto!...
ALCIB. (_completando la frase e poggiandovi sopra_) ... sulla mia nave...
TESS. (_sconcertato_) Perchè non sulla Salaminia?
ALCIB. Mi ci trovo meglio! È la mia nave il mio tribunal di
Freatte![321] Tu non hai nulla in contrario, n’è vero, buon Tessalo?
poichè tu non diffidi di me, tu sei certo che io mi discolperò...
(_con ironia dissimulata sempre_) tu sai che non per nulla, innanzi
di bandir l’accusa, avrà imprecato l’araldo a quei che ingannano
i giudici...[322] Va dunque tu innanzi colla Salaminia: ti verrò
dappresso sulla nave mia. Mandai per uno schifo che mi rechi a bordo...
Oh, eccolo già... (_approda il palischermo_) Addio, prode Làmaco!
Antioco, Eufemo compagni d’arme, addio. (_con voce profondamente
commossa_) Triste il lasciarci nel dì della vittoria! Ma lo vuole
Atene... Che le sue Dee venerande[323] vi siano propizie... Addio...
(_Capi e soldati gli fan ressa intorno per istringergli la mano, con
tacito dolore; imbarazzo e rabbia di Tessalo, per forza dissimulata in
silenzio_)
LAM. Non addio! A rivederci, prode Alcibiade!
ALCIB. Chi sa?... Domandalo al Fato... e a costui. (_Addita Tessalo:
stringe la mano ad altri; poi si avvia allo schifo e vi si imbarca.
Ritto poi, in atteggiamento fiero, sulla poppa del palischermo, si
volge di nuovo agli astanti e chiama ad alta voce_) Tessalo!
TESS. (_facendo un passo verso lui_) Alcibiade!
ALCIB. Guarda l’orizzonte! Vola un’aquila a sinistra[324] e sta per
sorgere in cielo il Toro.[325] (_con voce tonante, terribile_) Bada a
te! Minaccia tempesta!... Ateniesi! (_ai soldati_) Alcibiade offerse la
sua vita a voi e ad Atene, non agli indegni che tradiscono Atene e voi!
Tessalo ha le parole di miele sulla sua bocca, e il decreto di morte
contro di me nella sua clamide.
MOLTI SOLD. Che?! (_esclamazioni, moti di collera e di indignazione di
Lamaco ed altri_)
ALCIB. (_continuando colla stessa voce tonante, rivolto a Tessalo_)
Tessalo, il giorno che partimmo era il dì delle Adonie, ed erano
infausti (_beffardo_) quel giorno gli augurj! Ricordalo agli Ateniesi;
e di’ a coloro i quali mi vogliono morto, che Alcibiade — per gli Dei!
— MOSTRERÀ LORO DI ESSERE VIVO![326] (_parte sulla navicella_)[327]