TIM. (_a Diocare_) Questa poi è per te.
DIOC. (_a Timarco_) Oibò! è per te.
TIMON. (_proseguendo senza interrompersi_) Calpesta le loro libertà,
porta l’infamia nelle loro famiglie, cambia in meretrici le loro
spose! Trascinali alle guerre, e siano ingiuste, perchè le maledizioni
li seguano: e siano disastrose, perchè nessuno ne ritorni! (_mentre
Timone segue le sue invettive, moti d’ira repressa si scorgono fra i
cittadini_). E quando tutto, anche qui, per opera tua, sia sterminio,
ne sopravviva uno solo — e sia il più giusto — per assassinar te a
tradimento, poi sprofondi maledetto nella terra anche lui! (_Alcibiade
si è riscosso vivamente, ma non dice verbo. Timone, rimessa la zappa
in ispalla, si allontana, traversando la scena. I popolani si agitano e
danno in esclamazioni d’ira_)
CARIN. _e_ AMIN. Dalli allo sfacciato!
TIMON. Ateniesi! ho un bellissimo fico laggiù nel mio orto a
Colitta:[204] vado a strapparlo per far legna da dar fuoco al
Partenone.[205] Il suo tronco è alto, i suoi rami sono robusti, e le
sue ombre sono amene. Chi di voi bramasse appiccarvisi, fin ch’è a
tempo, s’affretti e venga con me! (_esce sghignazzando_)
CARIN. È troppo, Alcibiade! Egli ha insultato te e noi!
AMIN. È troppo! Bisogna castigarlo l’impudente! trascinarlo dal
Tesmoteta![206]
TIM. _e altri_. Sì, sì, castigarlo! (_fan per inseguire Timone, già
uscito di scena. Alcibiade li arresta, sbarrando loro il passo_)
ALCIB. Fermate! È già anche troppo castigato, l’infelice, perchè non sa
che odiare! Se volete punirlo di più, pregate i Numi lo faccian vivere
tanto da vedere in me smentite le sue profezie, e Atene vittoriosa,
libera e grande! (_odesi la voce del banditore dall’interno_)
BANDIT. (_di dentro a voce lenta_) «Cittadini ateniesi, all’assemblea!
I Pritani han preso posto, e i purificatori han fatto le lustrazioni.
Avanti, avanti, in luogo purificato!»[207]
CARIN. (_correndo via_) All’assemblea! all’assemblea! attenti alla
corda rossa!