ALCIBIADE, CIMOTO: e tutti gli altri che ritornano in frotta. Indi, in
disparte, TESSALO.
CARIN. (_mentre rientra correndo cogli altri_) Che cattiveria! povero
cane!
DIOC. Vergogna!
AMIN. Povero cane! Una così bella coda!
TIM. Vergogna Alcibiade! Così rispetti le leggi?[179] Che cosa dire di
te?
ALCIB. Ah tu ameresti meglio si dicesse di me che ho rubato, come
Cleone, i danari del popolo?
AMIN. Oh, no, no!
CARIN. Ben risposto, per Giove!
ALCIB. (_arringando_) Ateniesi! Glorioso,[180] bellissimo popolo del
magnanimo Erettèo!...[181]
CARIN. (_ad Aminia_) Costui sì, parla bene. Quel villan di Cleone ci
diceva invece: Infingardi! mangia-oboli! mangia-fave![182]
ALCIB. (_arringando a voce alta e forte_) Eucrate,[183] il mercante di
stoppe, governando, lasciò sconfiggere i nostri nella Calcidica[184] e
coi tributi del popolo si arricchì...
AMIN. È vero, è vero!
ALCIB. Governando Callia, il pecorajo, noi perdemmo Platea, vedemmo
posti i nostri alleati a fil di spada,[185] e Callia, da povero che
era, lasciò un patrimonio...
CARIN. Verissimo!...
ALCIB. Governando Cleone, il conciapelli, fummo sconfitti dai Beoti
a Tanágra,[186] dagli Spartani ad Amfipoli,[187] e Cleone intascando
i danari degli alleati, rubando cinquanta talenti allo Stato,[188] si
avanzò di che andar in cocchio a tiro due...
AMIN. Ah sì, quel ladro di Cleone!
ALCIB. Queste belle cose ricordiamo di loro; prego (_con voce solenne_)
gli Dei e le Dee dell’Attica abitatrici[189] e il Pizio Apollo[190]
protettor della città, che di me non si possa giammai ricordar nulla di
più biasimevole di questo: — che ho tagliato la coda ad un cane — e il
cane era _mio!_
AMIN. Bene!