SCENA VI.

ALCIBIADE, CIMOTO: e tutti gli altri che ritornano in frotta. Indi, in

disparte, TESSALO.

CARIN. (_mentre rientra correndo cogli altri_) Che cattiveria! povero

cane!

DIOC. Vergogna!

AMIN. Povero cane! Una così bella coda!

TIM. Vergogna Alcibiade! Così rispetti le leggi?[179] Che cosa dire di

te?

ALCIB. Ah tu ameresti meglio si dicesse di me che ho rubato, come

Cleone, i danari del popolo?

AMIN. Oh, no, no!

CARIN. Ben risposto, per Giove!

ALCIB. (_arringando_) Ateniesi! Glorioso,[180] bellissimo popolo del

magnanimo Erettèo!...[181]

CARIN. (_ad Aminia_) Costui sì, parla bene. Quel villan di Cleone ci

diceva invece: Infingardi! mangia-oboli! mangia-fave![182]

ALCIB. (_arringando a voce alta e forte_) Eucrate,[183] il mercante di

stoppe, governando, lasciò sconfiggere i nostri nella Calcidica[184] e

coi tributi del popolo si arricchì...

AMIN. È vero, è vero!

ALCIB. Governando Callia, il pecorajo, noi perdemmo Platea, vedemmo

posti i nostri alleati a fil di spada,[185] e Callia, da povero che

era, lasciò un patrimonio...

CARIN. Verissimo!...

ALCIB. Governando Cleone, il conciapelli, fummo sconfitti dai Beoti

a Tanágra,[186] dagli Spartani ad Amfipoli,[187] e Cleone intascando

i danari degli alleati, rubando cinquanta talenti allo Stato,[188] si

avanzò di che andar in cocchio a tiro due...

AMIN. Ah sì, quel ladro di Cleone!

ALCIB. Queste belle cose ricordiamo di loro; prego (_con voce solenne_)

gli Dei e le Dee dell’Attica abitatrici[189] e il Pizio Apollo[190]

protettor della città, che di me non si possa giammai ricordar nulla di

più biasimevole di questo: — che ho tagliato la coda ad un cane — e il

cane era _mio!_

AMIN. Bene!

Alcibiade · 第 81 / 286 题