CARIN. Eh? due dramme? O non le ti paion troppe?
DIONIS. Anzi, niente.
CARIN. Come? due dramme non sono niente?
DIONIS. Ma certo. E se vuoi — te lo provo.
CARIN. Oh! oh!
DIONIS. Avresti una dramma?
CARIN. Per farne che?
DIONIS. Per la prova...
CARIN. Eccola — ma non sciuparmela, sai.
DIONIS. (_piglia la dramma e gliela mostra fra le due dita_) Rispondi a
me. Che cos’è questa?
CARIN. Per Minerva! una dramma.
DIONIS. Se è una, non può esser due.
CARIN. (_guardandolo attonito_) Eh? mi pare. Fin qui ci arrivo anch’io.
DIONIS. Ma potrebbe anche _non_ essere _una_ dramma.
CARIN. Ehi là, dico! Non barattarmela.
DIONIS. Quetati. Voglio dire che l’_essere_ dell’_uno_ è una cosa
distinta dall’_uno_: perchè il dire _è_ — non è lo stesso che dire
_uno_...
CARIN. Ohe Aminia (_lo richiama che venga a sentir Dionisodoro_), sta
attento come parla bene costui!
DIONIS. E non può essere affatto la stessa cosa dell’uno, poichè
allora il dire che l’_uno è_ — sarebbe lo stesso che dire _uno uno_ — e
uno e uno farebbero due...
CARIN. Ah! certo che fan due...
DIONIS. E dunque l’_uno_ assoluto — per restar uno e non due — bisogna
che non partecipi dell’_essere_ — perchè dal momento che cominciasse
ad _essere_ — essendo l’_essere_, come hai veduto, un’altra cosa, —
diventerebbero _due_ cose, e non sarebbe più uno. Non ti par giusto?
CARIN. (_guardandolo estatico_) Giustissimo.
DIONIS. E poi, se l’uno non fosse privo dell’_essere_ e se qualcosa
dell’_essere_ entrasse nel suo _non essere_, allora di _non essere_
diventerebbe un _essere_ — e cioè sarebbe una cosa affatto diversa
dall’uno...
CARIN. E dunque?...
DIONIS. Dunque l’_uno_ come _uno_ non _è_. — Ci son delle altre cose
oltre l’uno?