DIOCARE, CARINADE, altri quattro o cinque popolani sdraiati, indi
AMINIA.
DIOC. Che furia! (_a Carinade, che arriva correndo, ansante_) Un
uomo di Faléra correr tanto![97] Sembri un di quei che corrono nella
festa delle lampade![98] Il gnomòne ancora segna l’ombra di quindici
piedi...[99]
CARIN. Davvero? Neanche la terza?! E a me parea di aver dormito le tre
notti di Ercole![100] Meglio così! Già due volte, per pochi minuti di
ritardo, fui segnato dalla corda rossa,[101] e il Tesmotéta[102] non mi
volle dar i tre oboli[103] della paga.