SCENA XI.

ALCIBIADE solo, poi SOCRATE.

ALCIB. Così faccian gli Dei che io non abbia mai avversari più

pericolosi! Ah, Tessalo, tu sei furbo! ma il Cretese questa volta è

incappato in un di Egìna...[78] Ci vuol altro che questa gente per

attraversarmi la via!... (_si leva dal seno e spiega un rotolo che si

suppone la carta geografica della Sicilia — e la osserva; in questo

frattempo Socrate è rientrato, e, alquanto in disparte, fermo, le

braccia conserte, con aria tra il grave e l’affettuoso, sta osservando

Alcibiade_) Ecco la Sicilia! il sogno delle mie notti, il mio sogno

di gloria! Oh, Atene vedrà se Alcibiade è buono soltanto a corteggiar

femmine e a far correre cavalli ad Olimpia![79] E conquistata la

Sicilia e aggiunte alle nostre le forze di un’isola sì vasta, ne avrò

più del bisogno per abbattere Cartagine; e caduta questa, tutto il

suo imperio è nostro dalla Libia all’Iberia: e nostra è l’Italia![80]

Che diventa allora la conquista di Grecia? E la guerra contro il

gran re?[81] Atene padrona del mondo per opera di Alcibiade — oh, per

Adrastea! è qualcosa di più degli allori di Pericle e di Temistocle!...

(_a questo punto volgendosi, si accorge di Socrate, che lo guarda

fisso, le braccia conserte_) Socrate! (_con malumore_) tu ancora qui!

che vuoi?

SOCR. (_immobile, calmo, senza scomporsi_) Nulla. Ti guardo.

ALCIB. Se vieni a ripetermi, come al solito, i tuoi rimproveri e

ammonimenti, non vieni in buon punto.

SOCR. (_calmissimo_) Ti rimprovero io forse, ora?

ALCIB. Ma tu fai peggio che rimproverarmi. Quando io più m’innalzo

coi desideri oltre le nubi, tu mi trascini sulla terra. Quando parli,

non ti so resistere: e allorchè più sono contento di me, sei capace di

farmi arrossire e sdegnar contro me stesso.[82] Perciò, mio malgrado,

ti fuggo; ti fuggo come le Sirene.[83] Non voglio più sentirti. Non

voglio sentirti. (_fa per allontanarsi_)

Alcibiade · 第 49 / 286 题