I tre si guardarono l'un l'altro con uno sguardo allibito.

— _Lu vol scherzar_ — riprese l'ufficiale stiracchiandosi i lunghi

baffi biondastri dopo una corta pausa. — _De questi palombar qui,

ghe n'avemo anca noialtri a bizzeffe. Mi son sicuro che lu pole andar

benissimo in quaranta e anca cinquanta metri. No xe vero, eh?_ — disse

rivolgendosi per consenso ai due suoi colleghi.

Gli risposero due brevi risa approvatrici della sua furberia.

— _Perchè noi savemo che nela reale marina italiana i palombari

xe reclutà tra i pescator de spugne e de corai... che xe l'ultima

espression dei palombari..._

— Prima dell'arruolamento io ero meccanico e non ho mai lavorato a più

di trenta metri...

— _Ben, ben, benissimo... Ma ghe xe st'affar qua... che bisogna andar

in cinquanta... Xe una miseria in più, salo?_

— Ma scusi: a far che? — disse il prigioniero mentre un poco di sangue

gli saliva alle gote.

— _Peuh... peuh! Xe una roba de niente. Se trata de calarse a veder

lo scafo d'un sommergibile taljan che xe andà in malora sule mine

stamatina, salo?_

— Italiano?... — La parola venne ripetuta arrochita dalle sue labbra,

come pervasa da veleno sprizzato su dall'anima per improvviso squarcio.

Con un gesto meccanico delle dita egli strinse i lembi del suo

camiciotto bianco, ripetendo ancora a voce più bassa, intercalata da

pause, «italiano... italiano...», mentre chinava a poco a poco la testa

come meditando.

Ma improvvisamente la rialzò e rallentò la stretta delle dita. I suoi

occhi cupi si spalancarono, divennero tersi, fissarono dritti nelle

iridi colui che gli aveva parlato e che lo stava ora contemplando con

uno sguardo obliquo da volpe, sostenuto da un ghigno delle labbra: e,

illuminati tutti da una indescrivibile espressione latina fatta di sodo

buon senso e di logica ironia, divennero quasi sorridenti. Un punto:

una cosa impercettibile nelle pupille, ma di una formidabile eloquenza.

— Se lei è così sicuro che il sommergibile sia italiano, che bisogno ha

della verifica del palombaro?

I tre ersero il busto dalle rispettive sedie come per respingere

sdegnosamente un'inaudita impertinenza.

— _Gavemo qua_ — riprese il tenente di vascello, con un sorriso

contorto — _un certo carcer duro che xe fato aposta per insegnar un

pocheto de rispeto ai lazzaroni italiani..._

Qualche secondo di silenzio e di pallore: poi col semplice sporgere del

labbro inferiore:

— Vigliacco! — gli rispose evidentissimamente il marinaio senza

emettere alcun suono.

E immediatamente usò un'altra arma che in questo momento gli apparve

ancora più acuta dell'insulto: la gioia.

— Ho capito — esclamò, mostrando la fila candida dei denti sotto

i baffi neri. Vado subito dove lei mi comanda. Cinquanta metri?

Vedremo... Farò quello che potrò. Non garantisco, naturalmente, il

successo perchè da quelle profondità lì si può anche non tornare

vivi...

— _Certo!_ — l'interruppe l'ufficiale con un'indifferenza fatta di

intenzioni. — _Ma l'importante xe de rivar zò e de comunicar subito

subito col telefono subacqueo quello che se potrà veder. Del resto

sarem là anche noialtri, salo?_

Un indice a mezz'aria: il congedo.

Fuori della porta, la ripresa di possesso della sentinella in attesa

del suo uomo. Poi la risonanza decrescente di due passi lungo il

corridoio.

E subito dopo la fanfara burocratica dei campanelli elettrici e delle

chiamate telefoniche intonava un coro squillante, propagato per tutta

la piazzaforte come un flusso lieto e rasserenante: il palombaro era

trovato... andava... ogni ufficio gioiva...

Mar sanguigno (Offerta al nostro buon vecchio Dio) · 第 40 / 72 题