V.

La zattera era stata rimorchiata da un cacciatorpediniere sul punto

dell'esplosione, là dove lenta pullulava la nafta dalla mortale

ferita della nave inabissata. Il mare appariva coperto come da un

nero lenzuolo ed era qua e là cosparso di tronconi, rottami e cose

biancastre irriconoscibili, portati su da una sorgente macabra

sprizzata dal fondo e che pareva non esaurirsi mai.

Lo scenario delle isole stringeva intorno il panorama dandogli

l'aspetto di lago; e alcuni scogli, netti sul verde dei monti, si

ergevano qua e là come vele nere dal profilo bizzarro, prolungate in

acqua dal loro riflesso.

E da balze, da creste e declivi vigilanti giorno e notte il mare, come

dai gradini di un anfiteatro vastissimo, mille osservatori invisibili

puntavano i loro potenti cannocchiali sul centro della scena, dove un

piccolo gruppo di attori si disponeva alla rappresentazione del dramma.

Pochi attori: i tre ufficiali di marina che avevano poco prima, a

terra, interrogato il palombaro italiano: un medico, pure di marina,

nativo di Trieste, scelto per il suo italiano purissimo e perchè era

bene che nulla sfuggisse di quanto sarebbe stato detto dal fondo

del mare ed ogni domanda risultasse precisa; un sott'ufficiale e

qualche marinaio addetti al servizio della pompa ed al maneggio del

cavo di guida e del conduttore del telefono altisonante, che avrebbe

ripetuto forte, con la sua strana voce di ventriloquo, ogni parola del

palombaro; e questi stesso, assistito da un suo compagno di prigionìa,

che aveva chiesto ed ottenuto di accompagnarlo.

Egli era già vestito da mostro col collare metallico a posto. I suoi

piedi elefantiaci, appoggiati col piombo sui gradini di una scaletta

sospesa al fianco della zattera, già sparivano in acqua: ed egli,

col busto piegato in avanti, aspettava che gli avvitassero l'elmo

troncandogli il respiro dell'aria libera, che tutti gli esseri viventi

respirano.

La sua testa, coperta nei capelli da un cappuccio di lana rossa,

appariva come più profondamente scolpita: e quel sudore continuo

dei palombari, tutti rivestiti da pesante lana, gli imperlava la

pallidissima fronte, radunandosi in goccie nel cavo degli occhi e del

mento.

— Pronto? — gli chiese l'ufficiale medico.

— Pronto — rispose con voce ferma.

— Zanetti, ti senti bene? — interrogò il compagno appoggiandogli quasi

le labbra all'orecchio con mossa fraterna. Era l'ultima domanda di

rito: quella che si rivolge nella nostra marina ai palombari prima

della loro discesa.

— Benissimo. — Ed accennando con una mano il grosso vestito nel quale

era chiuso: — Mi pare di essere ancora al «mio» bordo — aggiunse con un

sorriso di commiato.

— L'elmo! — ordinò il sottufficiale ai suoi marinai.

Sospesa nell'aria, l'enorme testa metallica venne a collocarsi sul

collare e divorò la testa dell'uomo con un colpo secco di mascella.

— Pompa! — Girarono i volanti dell'ordigno respiratorio ed un sibilo

isocrono di aria, sprigionato dall'interno della testa del mostro,

indicò che le porzioni di respiro assegnategli dagli stantuffi erano

giuste.

— Vetro!

Vetro sul davanti dell'elmo. Una rapida avvitatura: la chiusura

ermetica della vita. E il mostro subitamente rigonfiato e sibilante non

ebbe più altro di umano che uno sguardo reso opaco dalle opalescenze

del cristallo, uno sguardo che cercò ancora una volta gli occhi

fraterni di colui che restava in alto, visione ultima del suo Paese.

Poi l'acqua nera ribollì intorno a lui e se lo prese a poco a poco,

senza trasparenze... Una mano che apparve straordinariamente bianca

rimase elevata sull'acqua e disse «addio!».

Sparve anch'essa: ed ecco che un getto di bolle sorse chetamente a

frizzare nel punto dov'era sparita, riproducendosi sempre. L'uomo

discendeva nell'abisso ed era quello il suo respiro visibile.

* * *

— _Quanto xe?_

— 15 metri.

— _Filè pian, fermeve ogni cinque metri_ — ordinò il tenente di

vascello.

— Come va? — interrogò il dottore al telefono.

— Bene — rispose una voce borborizzante e roca e la cui cupa tonalità

acquistava la strana forza di propagazione dei fonografi. — Date cavo,

date cavo...

— _E allora filè, filè, voialtri. Se non vol altro... lo contentemo

subito_ — disse il tenente di vascello sporgendosi a guardare fuori

bordo.

Il cavo di guida, il tubo dell'aria e il cavo telefonico scorrevano

giù, giù, lentamente nell'acqua nera, tra il pullulare delle bolle

d'aria, cordoni ombelicali d'una vita invisibile.

— 25 metri! — lesse al manometro il sott'ufficiale.

Silenzio: e s'udiva soltanto il fruscìo dei cavi sul bordo della

zattera.

— Cavo, cavo, date cavo — impose la voce da fonografo.

E il fruscìo s'accelerò.

— 30 metri... 35 metri...

— Va bene? — chiese di nuovo il dottore, alzando involontariamente la

voce, come per metterla alla stessa tonalità di quella artefatta dagli

uomini e che sgorgava dalla campana del telefono altisonante.

— Sì, sì, bene. Ho un po' di dolore agli orecchi, ma passerà. Cavo,

cavo!

— _Ostrega, che furia!_ — mormorò il tenente di vascello. — _Cossa ghe

prende?_

— 40!... 43!... 46!...

— E ora adagio... procurate di non dar scosse al cavo... perchè mi si

ripercuotono nella testa — disse la voce dell'abisso.

Più adagio ancora...

— 48!

— ... Tocco qualche cosa... Ferro... ferro stroncato... Più adagio

ancora per non tagliare il vestito.

— E che cosa si vede? — chiese il tenente di vascello.

. . . . . . .

— Quasi niente... Mi passano accanto una dopo l'altra come delle palle

nere e vengono su, su...

— Nafta?

. . . . . . .

— Nafta! Chi sa!

— E poi?

. . . . . . .

— Quasi notte... una notte curiosa, piena di cose scontorte che

tagliano le mani... Cercherò di scendere dentro... Tenete teso il

cavo... Ecco: ci sono...

— 50!

— Dove?

. . . . . . .

— .... dentro... Tocco una porta stagna scardinata... Filate un po'...

I cavi ebbero un balzo in giù e poi ripresero a strisciare lentamente

per fermarsi di nuovo. Nessuno parlava. Il rumore ritmico dei volanti

e degli stantuffi pareva la lieve palpitazione della zattera stessa,

divenuta attentissima come una cosa animata e ragionevole, come gli

uomini che portava sul dorso.

E su questo silenzio sorse dall'abisso una sola parola che diede i

brividi:

— Un cadavere!

E poi dopo una lunga pausa, qualche altra parola distaccata, certamente

frammezzata da palpeggiamenti e constatazioni orrende.

— ... nudo... schiacciato tra le lamiere... senza testa... qua poi ce

n'è altri... Ah!

— Che hai? — chiese il medico raccogliendo il grido.

— ....

— Che c'è dunque?

. . . . . . .

— Non mi fanno camminare... Mi si abbrancano addosso... È orribile...

— Ma che dici? Chi?

. . . . . . .

— Questi morti... Spalancano tutti le braccia...

Il medico si volse agli astanti che avevano tutti il viso rivolto alla

campana telefonica e rimanevano immobili a fissarla colle sopracciglie

inarcate.

— Vaneggia, per Bacco!... Son già dieci minuti che è sotto e non

credo possa resistere... Dobbiamo tirarlo su? — chiese al tenente di

vascello.

E siccome questi si strinse nelle spalle e allargò le braccia come

per accennare all'impossibilità della cosa, alla necessità assoluta di

sapere...,

— Come ti senti? — interrogò alzando la voce.

L'apparecchio riprodusse un ansito fortissimo e affrettato.

— Così, così — fu la risposta.

— E dove sei ora?

L'ansito riprese e poi si tramutò in parola quasi convulsa...

— Sono seduto su una fila di cassette che devono essere

accumulatori.... Ho intorno una folla.... di corpi stroncati e

sanguinosi.... che vogliono stringermi in circolo e non vi riescono....

perchè mancano loro molte gambe e traballano.... Vorrei prender loro

un oggetto.... qualunque.... che li facesse riconoscere.... ma non

vogliono darmi niente.... e se provo a toccarli mi minacciano con mani

senza dita.... e con braccia senza mani....

— Vuoi venir su? — insistè di nuovo il medico.

— No, per Dio!.... Voglio sapere.... Voglio sapere.... Se potessi

arrivare a farmi dare.... il berretto da quello lì.... che ha

la mascella fracassata e gli occhi sporgenti.... Dev'essere un

ufficiale....

Tra le parole si sentiva a tratti l'ansito rallentare e divenir roco.

— ..... si difende con un fascio di tubi stroncati.... e con un pezzo

di lamiera che gli esce dal ventre.... Ma ci arriverò.... Se dentro c'è

il cerchio d'acciaio e se ha i galloni grossi....

— Che dice? — chiese il medico al cannoniere italiano.

Questi era immobile e pallidissimo. Con le labbra strette pareva

ingoiar saliva mentre dal moto meccanico delle sue mascelle si

produceva il rumore della confricazione dei denti.

— Sono i berretti dei nostri ufficiali — disse con un tremito.

— Bisogna che io prenda quel berretto.... che intravedo appena....

Ah! che fatica!.... Anselmi! la mia mamma.... Mi senti, Anselmi? Sì?

La mia povera mamma.... Le dirai, Anselmi, che io volli sapere....

sapere se.... Ecco! Oh! Quanta luce! Quanta luce rossa!.... Arrivo....

vedo.... Accorrono da lontano, dal fondo del mare, ombre di marinai

vestiti di bianco.... e si ammucchiano intorno.... a questi morti

stendendomi le braccia.... Leggo dei nomi sui loro berretti....

Jalea.... Nereide.... Medusa.... I nostri sommergibili perduti.... Mi

dicono....

— Non dicono niente — esclamò il dottore. — Càlmati, non ti

affaticare... Procura di prendere il berretto e di uscir fuori

subito...

. . . . . . .

— Sì che parlano.... mi dicono che son fratelli miei.... mi dicono di

andare avanti.... e che poi mi daranno un buon posto tra loro.....

L'ansito divenne quasi rantolo. Poi si udì di nuovo la voce, ma così

bassa, così mutata da dar l'idea che una smisurata distanza si fosse ad

un tratto interposta dal fondo alla superficie del mare.

— Eccolo il berretto.... Ah! Grazie, grazie, mio Dio! E ora tutte

queste ombre bianche acclamano e gridano....

— Che gridano? — chiese concitatamente il tenente di vascello.

— ....

— Dì! Mi senti? Che gridano? — insistè con un urlo l'ufficiale

austriaco.

E una voce finalmente rispose, che pareva il mormorìo d'un bimbo che

s'addormenta, lontanissima, fioca, stanca, spegnentesi in un ultimo

rantolo di morte.

— Gridano.... Viva l'Italia!

Mar sanguigno (Offerta al nostro buon vecchio Dio) · 第 41 / 72 题