IV.

Nelle prime ore del pomeriggio tutta la rete telefonica e telegrafica

della Piazza visse in fremito. Folate di «Urgente», «Urgentissimo»,

«Precedenza» e «Precedenza assoluta» si incrociavano negli apparecchi,

spesso cozzando tra loro sullo stesso filo.

— Avete un palombaro capace di lavorare in 52 metri?

— Non ne abbiamo.

— Dovete averne. Eseguite più accurate indagini.

— Eseguite più accurate indagini di cui fonogramma V. E. odierno, N.

..., si conferma precedente risposta negativa.

. . . . . . .

— Inviate urgenza comando in capo palombaro capace lavorare in 52

metri. Si attende conferma.

— Interrogati palombari presenti riferiscono essere impossibile

immersione in fondo superiore 35 metri.

— Fate appello perchè tentino.

— Dolente riferire appello negativo.

. . . . . . .

— Mandi subito comando in capo quel palombaro che secondo rapporto

settimanale di codesto comando ha compiuto immersione a 50 metri.

— Dev'esservi errore di scrittura. Nella nostra minuta del rapporto

settimanale figurano 30 metri e non 50.

. . . . . . .

Niente, niente, niente. La nervosità telegrafica e telefonica si

propagava ai tavoli degli uffici, provocava gesti disperati, chiamate

brusche, ripartizioni di lavate di capo giù per i rami gerarchici,

finite col tremito rassegnato delle ultime foglie, ma il miracolo non

si produceva e la costernazione ufficiale, col progredire delle ore

diveniva sempre più fresante, sempre più cupa. E dell'«U 22» nessuna

notizia...

— Come si fa? — si domandava angosciosamente il «Flügeladjutant»,

facendosi cerchio delle mani al capo, mentre con l'occhio smarrito

contemplava i telegrammi negativi che continuavano ad accumularsi sul

suo tavolo. — Come si fa?

— _«Ma varda sti taljan del diavolo che ve deve procurar sempre

gratacapi, anca quando se perde in fondo al mar!»_ — mormorava

nel veneto-italico idioma usato da tutta la _K. u. K._ marina

austro-ungarica, come immortale sottostrato d'un tedesco imposto.

E siccome sul suo tavolo era anche un telefono tutto scintillante,

gli parve che mille occhi di superiori, pieni di minaccie lucide, lo

fissassero. E s'inquietò.

— _«Sti fioi de can qua!»_ — esclamò con ira e battendo col pugno

chiuso su una copertina gialla, dove la sapiente mano d'un segretario

aveva scritto, tra svolazzi d'onore e di chiusura, le parole:

_Gefangenenverzeichnis der Italianische Marine_ (nota dei prigionieri

della marina italiana).

E come per colpirli direttamente del suo odio, aprì la copertina,

percorrendo con l'occhio la breve colonna, dall'«Anselmi Giovanni,

cannoniere», che l'iniziava, al «Zanetti Luigi palombaro», che ne

chiudeva l'ordine alfabetico.

Nelle notti d'uragano più oscure, quando un altissimo vento addensa lo

strato delle nuvole in corsa, avviene talvolta che da un improvviso

squarcio balzi fuori la luna e tutto il panorama del cielo s'allieti

e si illumini come la natura ritrovasse pace. Così il nome di Zanetti

all'occhio dell'ufficiale s'accese di subitanea aureola, e carte,

tavolo, ufficio, tutto gli apparve più lieto. Le minaccie scintillanti

del telefono divennero blande carezze di pupille superiori.

L'orologio segnava un'ora di festa: le due e mezzo: l'ammiraglio doveva

già essere ritornato al suo posto e non bisognava tardare un minuto

di più a dargli la buona notizia, mettendo in valore ai suoi occhi la

magnifica iniziativa. Ali diedero forza al suo scatto dal tavolo, alla

sua corsa per i corridoi. E mentre i piantoni si chiedevano sorpresi se

la colazione del giovane ufficiale non fosse stata troppo copiosamente

innaffiata per qualche nuovo, immenso trionfo della _Mittel Europa_,

egli li sorpassava veloce ad uno ad uno lanciando all'aria un rinnovato

_eureka_:

— _Gò trovà, gò trovà!_

* * *

Il prigioniero entrò a passo lento e con la testa alta girando attorno

uno sguardo tranquillo. L'antica aristocrazia della razza si rivelava

naturalmente in questo popolano latino, i cui lineamenti non erano

alterati da alcuna apprensione nè per l'improvvisa chiamata, nè per

quanto gli potesse venir tra breve chiesto. Un latente ed intimo

sentimento di superiorità, impreciso nelle lontanissime origini, ma

fermo e forte come un'altra compagine ossea del suo organismo, non dava

battiti ai suoi occhi, nè tentennamenti alle sue movenze.

E si fermò avanti al tavolo, attorno al quale tre ufficiali di marina

erano seduti, aspettando in silenzio che gli venisse spiegato che cosa

si desiderasse da lui.

Nell'ambiente militare austriaco non è ammessa alcuna cortesia di

forma tra capi e gregari. Questi sono la massa incolore nella quale la

distinzione dell'individuo è inutile. Il capo non parla, come da noi,

ma ordina: e per questo la sua voce assume lo speciale tono imparato

dai sotto ufficiali istruttori delle scuole, perchè per dare impulso

alle masse umane filotedesche sembra necessario l'imitare per quanto è

possibile il grido delle bestie.

Questa volta, invece, il tenente di vascello che primo diresse la

parola al prigioniero, le diede un breve preambolo di sorriso:

— Xelo palombar lu?

E al cenno d'assentimento che gli rispose, fece seguire un «Ben» pieno

di graziosa benevolenza.

— E — proseguì — _fino a che fondo l'e capace lu de andar?_

— Quando ero in esercizio potevo rimanere per circa mezz'ora in 30

metri... Ora non saprei...

Mar sanguigno (Offerta al nostro buon vecchio Dio) · 第 39 / 72 题