Nelle prime ore del pomeriggio tutta la rete telefonica e telegrafica
della Piazza visse in fremito. Folate di «Urgente», «Urgentissimo»,
«Precedenza» e «Precedenza assoluta» si incrociavano negli apparecchi,
spesso cozzando tra loro sullo stesso filo.
— Avete un palombaro capace di lavorare in 52 metri?
— Non ne abbiamo.
— Dovete averne. Eseguite più accurate indagini.
— Eseguite più accurate indagini di cui fonogramma V. E. odierno, N.
..., si conferma precedente risposta negativa.
. . . . . . .
— Inviate urgenza comando in capo palombaro capace lavorare in 52
metri. Si attende conferma.
— Interrogati palombari presenti riferiscono essere impossibile
immersione in fondo superiore 35 metri.
— Fate appello perchè tentino.
— Dolente riferire appello negativo.
. . . . . . .
— Mandi subito comando in capo quel palombaro che secondo rapporto
settimanale di codesto comando ha compiuto immersione a 50 metri.
— Dev'esservi errore di scrittura. Nella nostra minuta del rapporto
settimanale figurano 30 metri e non 50.
. . . . . . .
Niente, niente, niente. La nervosità telegrafica e telefonica si
propagava ai tavoli degli uffici, provocava gesti disperati, chiamate
brusche, ripartizioni di lavate di capo giù per i rami gerarchici,
finite col tremito rassegnato delle ultime foglie, ma il miracolo non
si produceva e la costernazione ufficiale, col progredire delle ore
diveniva sempre più fresante, sempre più cupa. E dell'«U 22» nessuna
notizia...
— Come si fa? — si domandava angosciosamente il «Flügeladjutant»,
facendosi cerchio delle mani al capo, mentre con l'occhio smarrito
contemplava i telegrammi negativi che continuavano ad accumularsi sul
suo tavolo. — Come si fa?
— _«Ma varda sti taljan del diavolo che ve deve procurar sempre
gratacapi, anca quando se perde in fondo al mar!»_ — mormorava
nel veneto-italico idioma usato da tutta la _K. u. K._ marina
austro-ungarica, come immortale sottostrato d'un tedesco imposto.
E siccome sul suo tavolo era anche un telefono tutto scintillante,
gli parve che mille occhi di superiori, pieni di minaccie lucide, lo
fissassero. E s'inquietò.
— _«Sti fioi de can qua!»_ — esclamò con ira e battendo col pugno
chiuso su una copertina gialla, dove la sapiente mano d'un segretario
aveva scritto, tra svolazzi d'onore e di chiusura, le parole:
_Gefangenenverzeichnis der Italianische Marine_ (nota dei prigionieri
della marina italiana).
E come per colpirli direttamente del suo odio, aprì la copertina,
percorrendo con l'occhio la breve colonna, dall'«Anselmi Giovanni,
cannoniere», che l'iniziava, al «Zanetti Luigi palombaro», che ne
chiudeva l'ordine alfabetico.
Nelle notti d'uragano più oscure, quando un altissimo vento addensa lo
strato delle nuvole in corsa, avviene talvolta che da un improvviso
squarcio balzi fuori la luna e tutto il panorama del cielo s'allieti
e si illumini come la natura ritrovasse pace. Così il nome di Zanetti
all'occhio dell'ufficiale s'accese di subitanea aureola, e carte,
tavolo, ufficio, tutto gli apparve più lieto. Le minaccie scintillanti
del telefono divennero blande carezze di pupille superiori.
L'orologio segnava un'ora di festa: le due e mezzo: l'ammiraglio doveva
già essere ritornato al suo posto e non bisognava tardare un minuto
di più a dargli la buona notizia, mettendo in valore ai suoi occhi la
magnifica iniziativa. Ali diedero forza al suo scatto dal tavolo, alla
sua corsa per i corridoi. E mentre i piantoni si chiedevano sorpresi se
la colazione del giovane ufficiale non fosse stata troppo copiosamente
innaffiata per qualche nuovo, immenso trionfo della _Mittel Europa_,
egli li sorpassava veloce ad uno ad uno lanciando all'aria un rinnovato
_eureka_:
— _Gò trovà, gò trovà!_
* * *
Il prigioniero entrò a passo lento e con la testa alta girando attorno
uno sguardo tranquillo. L'antica aristocrazia della razza si rivelava
naturalmente in questo popolano latino, i cui lineamenti non erano
alterati da alcuna apprensione nè per l'improvvisa chiamata, nè per
quanto gli potesse venir tra breve chiesto. Un latente ed intimo
sentimento di superiorità, impreciso nelle lontanissime origini, ma
fermo e forte come un'altra compagine ossea del suo organismo, non dava
battiti ai suoi occhi, nè tentennamenti alle sue movenze.
E si fermò avanti al tavolo, attorno al quale tre ufficiali di marina
erano seduti, aspettando in silenzio che gli venisse spiegato che cosa
si desiderasse da lui.
Nell'ambiente militare austriaco non è ammessa alcuna cortesia di
forma tra capi e gregari. Questi sono la massa incolore nella quale la
distinzione dell'individuo è inutile. Il capo non parla, come da noi,
ma ordina: e per questo la sua voce assume lo speciale tono imparato
dai sotto ufficiali istruttori delle scuole, perchè per dare impulso
alle masse umane filotedesche sembra necessario l'imitare per quanto è
possibile il grido delle bestie.
Questa volta, invece, il tenente di vascello che primo diresse la
parola al prigioniero, le diede un breve preambolo di sorriso:
— Xelo palombar lu?
E al cenno d'assentimento che gli rispose, fece seguire un «Ben» pieno
di graziosa benevolenza.
— E — proseguì — _fino a che fondo l'e capace lu de andar?_
— Quando ero in esercizio potevo rimanere per circa mezz'ora in 30
metri... Ora non saprei...