III.

Sul tavolo del comandante marittimo di Sebenico s'ammucchiavano intanto

i telegrammi. Dai semafori, dalle stazioni di vedetta disseminati nelle

isole e lungo la costa, ogni rivoletto della gerarchia risaliva verso

la sorgente unica: Lui, il capo.

E benchè contenuta dall'ufficiale espressione «Melde gehorsamst» —

annuncio ubbidientemente, — la gioia dei subordinati appariva evidente.

. . . . . . .

— Melde gehorsamst E. V. Ill.ma che ore 11 h 30 m. notata esplosione

subacquea direzione... distanza... probabilmente dovuta urto

sommergibile nemico su nostre mine... — Parlava il semaforo di Zmajan

Grande.

. . . . . . .

— Melde gehorsamst V. E. III. ma che ritiensi sommergibile nemico abbia

urtato su nostro banco mine ore 11 h. 33 m. — Era il semaforo di Zlarin

che s'aggiungeva.

. . . . . . .

— Ore 11 h. 32 m. udita forte esplosione direzione banchi mine stop.

Su mare distinguesi larga chiazza oleosa ed osservansi rottami alla

deriva...

Così proclamavano le isole di Tiat, Provicchio, Lupac... Melde

gehorsamst.

. . . . . . .

Le voci delle rocce spiatrici, degli spiragli, dei nascondigli

antennati, delle piattaforme annidate sulle creste dei monti si

sovrapponevano e si soverchiavano sul tavolo, ciascuna spenta dalla

seguente.

E ne venivano sempre, sempre, attraverso porte sbattute da piantoni

affannati, accompagnate da squilli di campanello da ufficio ad ufficio,

l'onore supremo che la burocrazia rende alle notizie liete, giunte nei

suoi regni d'inchiostro.

Pure, lui, il capo, non condivideva affatto la gioia dei suoi

subordinati e con l'occhio perplesso ora consultava un piano

di Sebenico che il suo giovane «Flügeladjutant» — l'aiutante di

bandiera — aveva con reverenza estratto dall'armadio — «Geheinfach» —

riservatissimo, per spiegarglielo sul tavolo, ora pareva interrogare

l'imperiale e reale _K. u. K._ effigie del biancovestito Sovrano il cui

volto decrepito, illuminato da un riflesso di sole, pareva sporgersi

dalla cornice dorata, come se nulla dovesse andar perduto del suo

sinistro sogghigno, sorgente inesauribile di cattolicissima _K. u. K._

morte.

È sempre una spina in ogni felicità: altrimenti la gioia sarebbe un

sentimento completo, il che è assurdo: il destino non dà di queste

cose agli uomini. L'esame del piano di Sebenico insinuava a questo capo

che il luogo dell'esplosione non era troppo lontano dal punto dove un

grosso sommergibile austriaco rimaneva ordinariamente in agguato, e per

suo ordine, dentro il dedalo di isole che costituisce la prima difesa

dell'accesso al canale di Sant'Antonio. Ed il sogghigno del Sovrano,

ora che il riflesso del sole si era spostato di lato su una regale

spalla ossuta, dando sprazzi di rubino alla sua tracolla rossa, da

cento rughe abbrunite gli diceva che la probabilità che il sommergibile

ucciso non fosse precisamente nemico c'era. Il gran maestro di sciagura

aveva per la sciagura un fiuto infallibile.

Allora una folata d'angoscia, nata a poco a poco ed ingigantita ad

un tratto, gli fece vedere nel punto dell'esplosione non più cadaveri

italiani a pezzi ed uno scafo sventrato, ma un cumulo di quesiti venuti

a condensarsi lì dalla Superiore Cattaro e forse la propria promozione

inabissata precisamente lì.

— A che ora — chiese al suo ufficiale — deve rientrare l'«U 22»?

— A mezzogiorno, Eccellenza.

A mezzogiorno. Quando quei giovani «Flügeladjutanten» avevano qualche

cosa di spiacevole da dire, assumevano sempre un tono particolarmente

incisivo — pensò Sua Eccellenza austriaca, sollevando lo sguardo sul

grande orologio, che da una parete scandiva il _K. u. K._ giorno, sotto

la protezione di una aquiletta bicipite dorata. — E tanto più quando

mezzogiorno era passato da una ventina di minuti...

— Telefoni subito al capo-flottiglia dei sommergibili e mi sappia

dire se questo benedetto «U 22» è rientrato o no, o se almeno è stato

avvistato dal semaforo di San Nicolò...

Nella sua voce era già un riflesso di quell'astio che la gente di

mare, divenuta burocratica a terra, nutre per le navi che le procurano

delle preoccupazioni. Uno strano fenomeno, difficilmente spiegabile

ai profani del mare, fa sì che le ansie di coloro che sono a bordo non

contano quasi nulla: il dovere di « quelli là» è di sbrigarsela da per

loro, in omaggio a quel concetto di autonomia anche morale su cui è

basata la vita di ogni nave. A ciascuno la propria volta: e chi si è

guadagnata la terra, ha diritto di esser lasciato in pace da «quelli

là» del mare.

Sicuro: «Que le bon Dieu protège — proclama un vecchio adagio marittimo

— nous autres pauvres marins qui sommes à terre: pour ceux qui sont à

la mer, qu'ils se débrouillent...».

Proprio così... «Qu'ils se débrouillent».

Ed il riflesso d'astio divenne addirittura stizza quando, rimasto solo,

Sua Eccellenza fissò di nuovo il piano nel punto fatale.

— 52 metri di fondo! Ci mancava anche questo! Come si potrà fare a

verificare laggiù, non saprei proprio... Fossero 30 o 35 metri, meno

male! Ma dove trovare un palombaro capace d'arrivare a 52?

L'imperiale e reale ritratto, interrogato di nuovo con lo sguardo,

parve accigliarsi di più e rispondere soltanto con una contrazione più

cupa delle rughe tragiche.

E quando il Flügeladjutant rientrò nella stanza, trovò il suo capo

immobile, fisso coi verdi occhi ad uno sprazzo luminoso dell'argenteo

calamaio.

— Niente, Eccellenza — disse. — Nè ritornato, nè avvistato. — Ma —

aggiunse come per frenare il gesto di collera del suo superiore —

il semaforo di San Nicolò informa che sono stati ricuperati alcuni

rottami.

— Italiani... senza dubbio?

— Non si sa... Legnami, scheggie di armadi... E poi...

— E poi?

— Una gamba nuda, una testa con mezzo torace...

Nessuna sosta nella voce e nel dialogo.

— E non basta tutta questa roba?

— No, Eccellenza; non si può riconoscere nulla.

Allora il comandante marittimo di Sebenico ritrasse il busto dal tavolo

e appoggiando il gomito destro al bracciuolo dell'ampia poltrona si

accarezzò lentamente il mento, sollevando lo sguardo al soffitto. Era

questo il gesto delle grandi risoluzioni.

— Quand'è così — disse — mi trovi un palombaro capace di lavorare in

cinquantadue metri...

— Vostra Eccellenza — rispose allibito l'ufficiale — mi vorrà

perdonare... Non credo che il Deposito ne abbia...

— Cerchi, faccia lei... Dica a mio nome al Capo di stato maggiore che

mandi a tutti i comandi un fonogramma circolare...

— Permetta Vostra Eccellenza...

— Permetto che mi trovi un palombaro capace dì lavorare in 52 metri

di fondo — interruppe freddamente l'austriaco capo alzandosi dalla

poltrona ed indicando con ciò d'aver detto tutto.

E tre lunghi squilli di campanello propagati di ufficio in ufficio,

annunziarono bentosto che Sua Eccellenza usciva per la colazione e

che soltanto per un paio d'ore la _K. u. K._ residenza del comando

marittimo di Sebenico restava senza cervello...

Mar sanguigno (Offerta al nostro buon vecchio Dio) · 第 38 / 72 题