Io invidio, o Antonio detto Becco in su, la tua anima ottuagenaria
e semplice. È questo il mare che dovrebbe diventar spaventoso per i
troppi peccati del mondo? Puoi tu concepire vuoto di vele gialle e
rosse questo azzurro infinito che s'avvicina trascolorando in opale e
viene a sfrangiarsi in spuma candida, fusione perfetta di luci, colori,
ombre, balenii, capolavoro di armonia? Leva le vele all'Adriatico,
spoglialo dei casotti multicolori disseminati sulle sue sabbie di
pallido oro e ne avrai un cimitero o una visione d'apocalissi. Più che
ogni altro mare, l'Adriatico vuole l'uomo e l'inno mattutino dei suoi
pescatori, se no è mare di tragedia, o dissennato profeta Antonio.
Ma in quanto ai peccati del mondo, questo vecchio che minaccia uno
_scïò_ senza precedenti, non ha torto. Io immagino facilmente che
quello che egli chiama peccato, lo desuma da ciò che la sua annebbiata
vista gli mostra sulla tranquilla spiaggia del suo paese, quando una
modesta anzichenò, folla di bagnanti la popola durante le arsure
estive. Scherzi semi-innocenti da collegio, laggiù: discorsi da
refettorio conventuale a confronto di ciò a cui si assiste e che si
vede qui. L'officina centrale del peccato, caro Antò, è questa.
Bah! giù di nuovo sulla sabbia calda, aprendo le braccia a croce e
socchiudendo gli occhi per lasciar entrare a poco a poco il pulviscolo
d'oro e di rame che offusca le visioni della terra. Così.
. . . . . . .
— Est-ce-que vous aimez beaucoup à vous laisser rôtir?
— .........
— Eh, monsieur!
— Madame?
— Mademoiselle, s'il vous plaît... Qu'est-ce-que vous avez à me
regarder comme ça?
Eh, per Bacco, non si passa dal pulviscolo d'oro e di rame, alla —
dirò — stupefacente visione d'una giovane donna più che nuda, perchè la
maglia rosa e attillata che le fascia il busto, parte molto più in giù
delle spalle e finisce molto più in su del ginocchio, rimanendo tutto
aperta e appena trattenuta di lato da una fettuccia di seta rosa che
s'incrocia lungo i fianchi più che nuda, dicevo...
— Dame! — le rispondo levandomi in piedi per fissarla e catalogare il
tipo, perchè qui un simile costume e un approccio così — come dire? —
disinvolto, non precisano proprio nulla — Mademoiselle... mademoiselle
qui?
— Sonia, ça suffit.
— Russe?
— Oui.
— Ça suffit aussi...
S'offende? No, ride. Regola: mantenersi impassibile quando una
sconosciuta di questa specie ride.
— Vous êtes bien original... — mi dice. Seconda regola: aprir le
braccia senza parlare e accennare un breve gesto di accondiscendenza
rassegnata.
— D'où êtes-vous?
— Italien, si vous permettez.
— Ah! très-bien.
— Pourquoi très-bien?
— Parce qu'alors vous chantez.
Ancora! Non so quante volte attraverso il mondo mi son sentito
rivolgere le stesse esasperanti parole con la medesima intonazione
di assoluta certezza. Ma in quale testo internazionale, sconosciuto
soltanto a noi italiani, è scritto che noi cantiamo tutti e che le
nostre aspirazioni spaziano tutto al più nel tratto di scala melodica
che va dal soprano al basso profondo? La solita risposta:
— Vous vous trompez: je ne chante pas du tout.
— Et «alors» qu'est ce que vous êtes?
Quell'«alors» è assolutamente notevole. Le indico vagamente il mare, il
paziente assorbitore delle più grandi sciocchezze...
— Entrepreneur de bains?
Questa non me l'aspettavo. Cerco di risponderle «no» con naturalezza,
ma non riesco forse a moderare abbastanza la vivacità del mio diniego.
— Je vous ai offensé? Allons: vous me le direz après ce que vous
êtes... Prenez mon bras et accompagnez-moi voir le tango là-bas...
Prendo il braccio — è la parola nuda — e mi avvio con lei verso
le lunghe file dei casotti che s'allineano dinanzi alla terrazza
dell'Hôtel e dove s'annida, ferve e fermenta quasi tutto quello che
s'annida, ferve e fermenta nella natura umana. E c'è infatti un tango,
ballato sulla sabbia nel preciso succinto costume mio e della mia
sconosciuta compagna. I soliti abbominevoli tziganes, personaggi che
condividono con gli chauffeurs, coi couriers, coi manicure e con i
masseurs, la loro moderna importanza — con un sovrappiù loro speciale,
derivato dalle avventure del celebre Rigo, moderno Re della loro
razza — si sdilinquiscono sui loro archetti, accompagnando le snervate
battute della loro musica con guizzi da cavalli da monta che scuotono
la criniera. Un ibrido personaggio, rasato, pettinato quasi «à la
vièrge», dagli occhi cerchiati di nero, vestito di color perla e dalla
calzatura estremamente «vetrina di gran calzolaio», agita in ritmo il
suo corpo ambiguo trascinando con sè la femmina della sua specie, una
creatura d'ossigeno, di labbra rosso-vizio e movenze di serpente caldo:
maestro e maestra di tango: riverite e privilegiate posizioni sociali
dell'anno 1914 dopo la passione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Il loro ballo è seguito con irrefrenabile ammirazione da cento occhi
dipinti, è scrutato con sguardi di benevolenza attraverso occhialini
d'oro di maestose matrone sedute là intorno in religioso silenzio, è
applaudito da bambine dalle gambe nude e dalle vesti troppo corte,
imitato da bambini aggrappati a mezza vita delle loro istitutrici
tedesche, assurto all'onore di un'istituzione sociale che compendi
in sè, grazia, bellezza, le più alte elezioni, tutte le più nobili
aspirazioni.
— Mais pourquoi ils font ça debout? — domanda a mezza voce una
Canadese...
— Qu'il est charmant ce Monsieur Kravna! Il est vraiment adorable! —
mormora la mia compagna fissando i suoi occhi antropofagi sul maestro.
— Allons: à nous! — esclama brevemente; e mi si appoggia addosso
respirando forte, pronta al ballo.
— Non: je deteste ça — le rispondo irrigidendomi.
Qua le situazioni si decidono alla svelta, da gente da ferrovia, da
piroscafo e d'albergo che ha la quasi certezza di non incontrarsi più.
La mia è risoluta in due brevissime scene: la prima, una netta voltata
di spalle dopo uno sguardo di indescrivibile, sprezzante stupore; la
seconda, un conciso dialogo riferito a me e udito nel mentre, libero,
mi avvio verso il mio casotto.
— Sonia, quel est ce monsieur-là?
— Sais pas: une éspèce de fou...
Il mare è là: ripieno di corpi umani, punteggiato da cappelloni di
paglia, da cuffie rosse, bianche, azzurre, cosparso di minuscole
imbarcazioni bisessuali, si lascia pervadere da mille odori complicati
e dorme respirando appena, come mastino sdraiato al sole e insensibile
agli sciami di mosche.
E sarebbe questo il mare giustiziere, il truce mare del vecchio
marinaio di S. Benedetto del Tronto? Eh! Via! Ha il sonno così duro! E
lo sguazzio della lascivia umana non alza di un centimetro le placide,
silenziose sue piccole onde che vengono ad una ad una a cancellare
mollemente le traccie lasciate da centinaia di piedi nudi, mossi in
ritmo...