E la Bianca di sua mano empì due argentei recipienti di neve; e il

coppiere, portatili nella stanza da letto, li pose sotto il lenzuolo,

tirandoli su e giù lungo il letto per raffreddarlo.

Scorso che fu un quarto di ora, Francesco, che silenzioso si era rimasto

a sedere, si alzò allo improvviso, e disse:

-- "Andiamo."

Bianca e Giordano lo sorressero, e giunto a canto al letto, strappandosi

piuttosto che spogliandosi le vesti, si gettò a giacere. Giordano allora

pianamente favellò:

-- "Serenissimo, riposatevi: domani discorreremo a migliore agio..."

-- "No... chi ha tempo non aspetti tempo; io mi sento meglio. Bianca,

ritiratevi: io ho a parlare a Giordano di cosa che deve rimanere tra me

e lui..."

E poichè qualunque osservazione lo avrebbe irritato, Bianca si partiva,

e restava Giordano. Questi si pose a sedere presso il cognato,

aspettando che gli fosse venuta la voglia di favellare. Francesco stato

alquanto sopra di sè, come uomo che pensasse il modo di cominciare,

finalmente così prese a dire:

-- "Giordano, ascoltatemi bene: -- già parmi inutile ricordarvi, che

appartenendo alla mia famiglia, voi siete come cosa nostra.... e nemmeno

mi sembra avervi a rammentare quanto le vostre cose mi stieno a

cuore...."

-- "Bontà vostra..."

-- "Non m'interrompete, ascoltate. Ora nell'amarezza dell'anima mia ho

da palesarvi tal fatto, che al solo pensarvi sento empirmisi di rossore

la faccia... E fosse almeno rimasto celato, che se non si fosse potuto

perdonare, almeno avremmo potuto dissimularlo; ma no, egli è diventato

pubblico; -- forma argomento di scherno pei miei nemici... Giordano, noi

siamo diventati ludibrio delle genti!" -- E riposatosi alquanto

continuava: -- "Ludibrio delle genti! Voi siete offeso in me; io in voi.

La nostra casa è piena di vergogna; -- Giordano, la vostra moglie, la

mia sorella ci ha coperti di vituperio..."

-- "Isabella!..."

-- "Purtroppo! E delle sue disonestà ne vanno attorno le pasquinate, e i

cartelli..."

-- "Alla croce di Dio, e chi ardiva?... Io gli strapperò il cuore dal

petto, fosse anche in Duomo..."

-- "E così confermare con la vendetta quello che non ha tanto

pubblicamente palesato la ingiuria. Siate uomo, e frenatevi. Il

traditore è vostro congiunto..."

-- "Chi mai?"

-- "Troilo..."

-- "L'amico della mia scelta! Quegli a cui aveva confidato la custodia

del mio onore... Ah!"

-- "Costui calpestando i sacri vincoli del sangue, costui ha tradito il

benefattore e l'amico..."

-- "Ma ne siete voi certo?"

-- "Diconsi esse queste cose senza certezza?"

-- "E come io ho potuto ignorarlo fino ad ora, io misero tradito?"

-- "Le orecchie dei consorti sono sempre le ultime ad ascoltare la

propria vergogna... Provvidenza di Dio!"

-- "Francesco, non potreste voi essere per avventura ingannato? Il

principe, comecchè solertissimo, non tutto vede, non tutto ascolta di

per sè stesso..."

-- "Io vedo tutto..."

E non era vero; imperciocchè se mai visse principe che si rapportasse a

consiglieri maligni, egli fosse uno: ma per questa volta aveva ragione.

-- "Orsù, questo fato non può mutarsi, bensì vendicarsi..."

-- "Sia...."

-- "Ci ascolta nessuno?" -- interrogò Francesco alzandosi a sedere sopra

il letto; e sollevata la tenda di seta, girò attorno alla stanza lo

sguardo indagatore. -- "Andate a vedere, Giordano, se le porte sono bene

chiuse. La Bianca potrebbe starsi in ascolto: eh! le sono donne; io non

posso più vivere con costei, e non so farne a meno: io giurerei che

cotesta fattucchiera mi ha ammaliato... Potessi rompere lo

incantesimo.... mi proverò..."

-- "È tutto chiuso...."

-- "Sedete, accostatevi, e stabiliamo la maniera di provvedere, la

quale, avendoci fatto sopra matura considerazione, mi parrebbe avesse ad

essere questa." -- E qui abbassando la voce, prese a susurrare lento,

con pace, parole arcane, non altramente che se recitasse il rosario. Di

tratto in tratto s'intendeva un detto più alto, come dalle volte di una

spelonca si stacca la gocciola, e cade sul pavimento, rompendo in

cadenza il silenzio pauroso del luogo. Giordano non pareva cosa vivente,

se non che la destra spesso gli si apriva distesa, e spesso gli si

stringeva a pugno chiuso. Francesco cessò il susurro fissando

intentamente il cognato che si restava immobile e sbigottito: alla fine

anch'egli con voce sommessa favellò:

-- "Voi mi avete versato lo inferno nell'anima. E che dirò io a

Virginio, se un giorno mai mi domandasse: -- Dov'è mia madre?"

-- "Virginio non lo saprà; e lo sapesse, dirà: -- Ben fece... -- Io

educo Virginio..."

-- "Francesco, ma non pensiamo noi, che dopo la morte vi ha pure ad

essere un giudizio?.."

-- "Per cui non ha giudizio. -- Ed onta avremo tra i vivi e tra i morti,

se non osassimo quello che a gentiluomini impone l'onore. E che? Mentre

io vincendo il grido del sangue vi abbandono la vita della sorella, non

saprete voi staccare l'animo vostro da una moglie colpevole?"

-- "Ella non è madre dei vostri figliuoli. Ad ogni modo io non devo

convincermi della vostra convinzione; volendo ancora, io non potrei: io

voglio vedere da me stesso..."

-- "E se non vi riuscisse vedere, sarebb'ella meno colpevole per ciò?

Chi ve la salva dal sospetto? E Cesare non sofferse neppure la sua

moglie sospettata..."[55]

-- "Ma non la uccise. Di questo lasciate il pensiero a me. -- Mi

concedete voi adoperare quei modi che mi parranno più acconci..."

-- "Fate, ma cauto, senza scandalo, e non riveli la vendetta quello che

non ha palesato la ingiuria..."[56]

Qui fu sentito battere alla porta, e Francesco con voce minaccevole

domandò:

-- "Chi batte?"

-- "Don Pietro."

-- "Il mio fratello! -- Egli non ha da vedervi, Giordano. Partite;

andate ad abitare il casino di San Marco: prendete costà sopra cotesto

stipo la chiave; troverete persona per ricevervi. Vi raccomando il

segreto... Partite... e quando avrete scoperto la odiata verità, tenete

sempre davanti la mente che voi siete gentiluomo e cristiano."[57]

Giordano si sentiva il cuore così stretto, che non potè articolare

parola: baciò la mano al cognato, e si allontanò passando per una porta

opposta a quella ov'era stato battuto.

Francesco, ricomposto il lenzuolo che lo copriva, dolcemente disse:

-- "Entrate, don Pietro."

-- "Dio vi guardi, Serenissimo..."

-- "Grazia vostra..."

-- "Eccomi ai comandi di Vostra Altezza."

-- "Mi pareva ora; chè andarono a vuoto quattro o cinque chiamate..."

-- "Temeva disturbare le gravi occupazioni di Stato, -- e della fabbrica

di porcellana di Vostra Altezza;[58] e poi, parmi che giunga sempre

presto chi giunge a tempo."

-- "Voi dovreste rammentarvi più spesso, don Pietro, che voi mi siete

vassallo: e se non vi riuscisse a rispettare meglio l'autorità del capo

della famiglia, dovreste almeno rispettare assai più la maestà del

principe. -- Che cosa fate? Perchè vi aggirate così per la stanza?

Sedetevi, ed ascoltatemi pacatamente."

-- "Don Francesco, ricordatevi ch'io venni qui sotto la fede vostra, e

perchè sapeva che da luglio la quaresima è lontana; non mi vogliate

trucidare con un sermone...."

-- "Sedete: non vi chiamo per me; mi muove amore per voi, e studio della

reputazione e della prosperità vostre...."

-- "Donde vi è venuta questa partita di amore fraterno ad un tratto? Ve

l'ha mandata da Lisbona il re Sebastiano co' galeoni del pepe?[59]

Queste tenerezze bisogna dirle per modo e per verso, chè le sono cose da

fare strabiliare i cani."

-- "Merito io cotesto? Non ho dato e non do prove continue di amare il

mio sangue?"

-- "Il vostro non so... ma il sangue vi piace..."

-- "E poi vi dolete che noi non vi abbiamo nella nostra grazia, ed

empite di querele la corte, ne scrivete al Cardinale. Ma come reggere

con voi? Già, secondo il costume vostro, di una cosa entrando in

un'altra, mi avete fatto perdere la bussola, e per poco non ricordo il

motivo della chiamata. E sì, che quando lo udrete io voglio vedervi

sbaldanzito, e la petulanza vostra si convertirà in miserabile

avvilimento..."

-- "Fratel mio, che voi riuscirete a infastidirmi non contrasto, dacchè

io già mi senta mezzo concio; ma per farmi andare in giro la testa, io

ve la do per giunta."

-- "Ebbene, voi mi assolvete da qualunque riguardo; sicchè io vi dico

che voi siete il più abietto, il più svergognato, il più infame

cavaliere che viva in tutta la Cristianità...."

-- "Queste sono parole strepitosissime: passate ai fatti."

-- "La vostra moglie è un'adultera..."

-- "Lo so."

-- "Come? Lo sapete, e non vi siete ancora vendicato?"

-- "Noi altri Medici nelle donne non dobbiamo avere mai fortuna..."

-- "Come? -- Che cosa intendete dire?" gridò Francesco facendo un balzo

sopra il letto. -- "Di qual fallo potreste voi appuntare la granduchessa

Giovanna?"

-- "Dio l'abbia in pace: ella era una santa."

-- "E della Bianca?"

-- "Oh la Bianca!... Dopo le vostre nozze io non saprei di che cosa

incolparla; ma per lo avanti..."

-- "Avanti non mi apparteneva, ed io non ho diritto d'investigare il suo

costume prima che fosse mia."

-- "Eh qui non parliamo punto di voi; gli altri prendono questo diritto

per voi."

-- "Quando noi le gettammo addosso il nostro manto granducale, scomparve

la donna, e sorse la principessa; ed inalzandola noi al nostro talamo,

la rigenerammo in un battesimo di maestà."

-- "Il bucato non lava tutto, e talora va via piuttosto il pezzo, che la

macchia; e voi dovete avere un certo segno rosso sopra le mani, che

tutta l'acqua dell'Arno non può lavare; -- e questo segno viene dal

sangue del Bonaventuri..."

-- "Chi è che sostiene avere io fatto ammazzare il Bonaventuri? Lo

affermasse anche mio padre, io gli direi: -- Tu menti per la gola! -- Io

non ordinai, io non commisi nulla... e lo posso giurare."

-- "Tra ordinare, insinuare, presentire, subodorare, tollerare,

infingersi, e simili, se questo giudizio avesse ad agitarsi davanti a

giudici del mondo, le marmeggie dei curiali rodi-leggi (dico dei tristi

vè! che ai buoni io faccio di berretta, e mi professo umilissimo

servitore) vi saprebbero trovare tante limitazioni e tante distinzioni,

che per certo nessuno potrebbe condannarvi; -- ma davanti a Dio non si

comparisce per via di procuratori: e voi credete nascondervi cotesta

macchia col guanto, o dare ad intendere ch'ella sia un rubino?"

-- "Ingrato!... sconoscente! Quanto vi hanno dato i miei nemici per

farmi morire di passione? -- Sono modi questi da praticarsi verso il

vostro signore, che se volesse potrebbe troncarvi come una canna? E nel

momento che si prende a cuore le cose vostre, che vorrebbe conservarvi

la reputazione. Ma io bene doveva sapere ch'ella è opera perduta; --

tanto varrebbe lavare l'arme de' Pucci."[60]

-- "Vi domando perdono, Serenissimo; io non aveva pensiero di

contristarvi: ho fatto così per dire, essendo in famiglia. Se

qualcheduno si avvisasse favellare meno che rispettosamente in presenza

mia dell'Altezza Vostra, io vi giuro da gentiluomo onorato, che lo

passerei da banda a banda. Persuadetevi bene di questo, Francesco, voi

non avrete mai migliori amici dei vostri fratelli, e voi in ogni

occasione mostrate non farne conto nessuno; preferite loro un Serguidi,

un Belisario Vinta, e per giunta patite che da costoro ci venga fatto

oltraggio.... Francesco, voi vi dolete di noi, ma davvero non siete

giusto. Da parte dunque ogni acerbo ragionamento: continuate a

favellare..."

-- "Ebbene; io scopersi lo infame contaminatore della vostra dignità, e

l'ho spento."

-- "Povero cavaliere! Se lo meritava; ma egli era un dabbene uomo...."

-- "E chi vi ha detto che fosse cavaliere?"

-- "Bernardino Antinori, che avete fatto strozzare nelle carceri del

Bargello? Chi me lo ha detto? Eccone una nuova! Chi me lo ha detto?

Apparentemente, chi lo sapeva. Francesco, concedete che io vi dica

quattro parole così a modo mio, aperte, franche, come il cuore le detta,

sebbene voi le reputerete, secondo il solito, partorite da cervello

balzano. Noi possiamo fare quello che ci pare, ma ad una condizione, ed

è questa: che ci bisogna lasciare dire altrui quello che loro piace. La

gente che adoperiamo in simili negozii, vile nacque ed iniqua si

mantiene: se trovasse chi le gettasse davanti tozzo più grosso, farebbe

a noi quello che da noi comandata fa agli altri. Sperate voi fedeltà o

segreto da cotesti vituperati? Per le taverne e nelle oscene ubriachezze

vomitano vino e parole di sangue spesso vere, ma più spesso esagerate a

mille doppi, e giù nel popolo, che poco ci conosce, noi troviamo ai

danni nostri accumulato tale un tesoro di odio che mette paura a

vederlo...."

-- "Avete terminato?"

-- "Ora termino. Aggiungete la maladizione della penna. -- La penna è un

trovato infernale: io per me penso che il Demonio precipitando giù dal

cielo, restasse spennacchiato nell'ale da un fulmine di San Michele, e

coteste penne caddero sopra la terra, e l'uomo le raccolse, e le

appuntò, e adesso le adopera come frecce attossicate col pessimo dei

veleni, ch'è lo inchiostro. Chi sa quanti mercatanzuoli a questa ora,

sotto una compra di lane, o sotto il conto della trattura della seta,

avranno registrato: -- «Ricordo come oggi a dì tanti, anni tanti dalla

salutifera Incarnazione, Francesco de' Medici ha fatto strangolare il

cavaliere Bernardino Antinori per adulterio con donna Eleonora di

Toledo, moglie di don Pietro dei Medici!»[61] -- E oltre i mercadanti,

sonvi i filosofanti, gli storiografi, e l'altra generazione dei

letterati, ai quali io faccio buon viso, dacchè non ci è rimedio di

levarli dal mondo. Questi non possiamo far tacere; il meglio sta nel

prendercela un poco in pazienza, e poi un poco dando loro la soia, un

poco del pane, condurli a scrivere a modo nostro.

Non fu sì savio nè benigno Augusto,

Come la tuba di Virgilio suona:

L'avere avuto in poesia buon gusto

La proscrizione ingiusta gli perdona.

"Di ciò abbiamo esempi buoni in casa; e senza ricordare Lorenzo il

vecchio, il padre nostro informi, che spinse la tolleranza fino ad

ascoltare da Messere Benedetto Varchi la lettura di quella sua storia

impertinentissima, e tale da fare dormire in piedi. -- Ma il buono uomo

si addolcì tutto, e da quella ora in poi non rifinì mai da levare Cosimo

a cielo, e paragonarlo a Traiano, a Marco Aurelio, e non so a quali

altri. -- Ma ancora io mi accorgo, che vi concilio il sonno; sicchè ora

tocca a voi favellare. Eravamo rimasti...? Dove? -- Ah! che avevate

fatto strozzare il cavaliere Antinori."

Francesco per natura e per abito accostumato a' sobrii parlari, e a

cogliere diritto il suo fine, in quei profluvii di eloquio, per cotesti

aggiramenti di pensiero si sentiva come sopraprendere da capogiro. Gli

fu mestiero raccogliersi alquanto, e dopo un convenevole spazio di

tempo, così riprese il discorso:

-- "Dunque se sapevate le disonestà di donna Eleonora, perchè vive?"

-- "Perchè, se recito il _confiteor_, parmi avere più peccati di lei; e

poi perchè non so chi mi salverebbe dallo zio duca di Alva, e dal

cognato Toledo; i quali, per dirla tra noi, non sono corpi di santi."

-- "E noi non varremo a tutelarvi contro un vicerè e contro un duca?"

-- "Chi salva dal pugnale dell'assassino?"

-- "Un buon giaco di maglia, un buon cuore, una buona compagnia, e una

buona vigilanza."

-- "Ebbe queste, ed altre avvertenze, Lorenzino a Venezia...."

-- "Non l'ebbe; e fu spento."

-- "Sarà; ma rimane sempre vero, la migliore difesa consistere nel non

avere mai fatto male a nessuno."

-- "Comunque; -- non è da tollerarsi tanta infamia: io non potrei;...

l'onore di nostra casa nol consente. -- Bisogna levarci questa vergogna

dal viso, -- e va tolta."

-- "O dov'è il comodo mio? Per me vi affaticavate, a me pensavate, e al

mio bene unicamente provvedevate? Per voi dunque mi avete chiamato? Per

voi io ho da diventare omicida? Per voi espormi agli odii di gente

potentissima, e vendicativa?"

-- "Io tanto poco fo caso degli odii e delle vendette loro, che vi giuro

da gentiluomo, che, raccolto il processo delle turpitudini di cotesta

rea femmina, lo manderò io stesso al re Filippo, partecipandogli

segretamente la cagione e il modo della sua morte.[62] Io prendo sopra

me ogni evento, e prometto al bisogno dichiarare essersi proceduto a

questo per mio consiglio, ed anche per mio espresso comandamento."

-- "Orsù, voi volete ch'io vi accomodi della vita di Eleonora, ed io lo

farò: una moglie non vale la pena che ci guastiamo il sangue; ma anche

voi da buon fratello dovete accomodarmi di un servigio, che a voi costa

poco, e a me farà un bene grandissimo. Io vi domando che mi doniate, o

mi prestiate -- per non rendervi più, -- quarantamila ducati: le mie

terre nel Pisano questo anno non mi portarono un ducato di rendita; tra

scoli, fossi e colmate, mi va via un tesoro...."

-- "Tutti inabissati di debiti! Tutti spiantati! Voi, il Cardinale, il

duca di Bracciano, dareste fondo al Perù! Donde ho da cavare tanto

danaro?"

-- "Una stretta data con garbo alle mammelle della repubblica, ed è

pareggiata ogni cosa. Ma a voi non fa mestiere di questo: la fama narra

mirabilia; dice che tra oro coniato, in verghe, e in gioie, voi abbiate

cumulato meglio di dieci milioni di oro. Se così è, vi consigliano male,

perchè se levate il danaro dal commercio, terminerete col diventare

principe di un camposanto."

-- "Sfaccendati! Poltroni! non sanno quello che si dicano!"

-- "Dalle rendite pubbliche voi vi avvantaggiate, tutte le spese fatte,

meglio di ducati trecentomila...."

-- "Chi è che ardisce farmi i conti addosso?"

-- "Provate a impiccare l'abbaco. -- E poi, dai commerci del corame,

delle gioie, dei grani e del pepe, voi ricavate un tesoro...."

-- "Tutti falliscono! Tutti mi portano via! Io ho deliberato cessare dai

commerci: -- forse,.... però non sono deciso,... continuerò in quello

del pepe; ma non più cuoio, non più grani; -- chi traffica in grano

muore in paglia."

-- "Farete come vi aggrada; ma daretemi voi i quarantamila ducati?"

-- "Dio buono, ma dove profondate voi tanta moneta?"

-- "Datemela, ch'è bene spesa: io la impiego a procurarvi amici. Io la

spendo nel popolo, in feste, in conviti, e in piaceri. La gioventù si

abitua al fasto e alle lussurie: io ve la snervo; io ve l'avvilisco; io

la castro nell'anima; io le tolgo la dignità dello spirito e la forza

del corpo; io ve la dispongo alla sementa, e voi potete seminarvi quello

che meglio vi torna."

-- "Voi siete pure lo strano umore di uomo! Avrete i quarantamila

ducati; ma mi farete un obbligo di rimettermeli a poco per volta sopra

le rendite del Pisano...."

-- "Per obblighi, io ve ne faccio quanti volete."

-- "Inoltre...."

-- "Ahimè! cominciano le restrizioni...."

-- "No; voi penserete a spacciare la iniqua moglie, quando e dove io vi

ordinerò...."

-- "E anche questo sia concesso. A quando i ducati?"

-- "Domani."

-- "Oh! Buona notte. Adesso bisogna ch'io vada a fare un po' di bene.

Una gentildonna ha da presentarmi una sua fanciulla da marito, perchè io

le dia la dote. Poi abbiamo uffizio nella cappella di San Cappone con

una brigata di compagnacci da far piangere il diavolo. Forse, se ci

entra, ripasseremo il codice delle quaranta pagine; e alla fine una

cocchiata con accompagnatura di chitarre e arpicorde: all'alba dei

tafani verrò a voi pel buon giorno, e pel buon anno...."

-- "Don Pietro! Don Pietro! Voi non volete mai mutare costumi; e

dovreste pur pensare che del tempo sprecato così malamente converrà un

giorno renderne conto a Dio. -- Almeno aveste addosso un buon giaco...."

-- "Finora il mio giaco fu la buona coscienza; ma da stasera in poi io

vedo che mi bisognerà portarlo. -- Dio vi abbia in guardia." -- E così

dicendo andò via a precipizio.

-- "E voi parimente. -- Bianca!" -- E passato qualche tempo di nuovo: --

"Bianca!"

E la Cappello accorse ansante come persona che siasi mossa con fretta da

luogo lontano.

-- "Che cosa desidera il mio signore?"

-- "Hai tu sentito nulla dei colloquii che abbiamo tenuto or ora qua

dentro? Io ti avevo accomiatato non mica per me, dacchè tu sai se io per

te conservi secreto sul cuore comunque piccolissimo, ma per loro...."

-- "Chi loro?"

-- "L'Orsini e don Pietro...."

-- "Di don Pietro non sapeva io...."

-- "Pensa! Io ho tenuto proposito delle loro mogli, e della vita poco

laudabile che menano: mi sono raccomandato, perchè procurino persuaderle

alla convenienza, e fare loro una squartata a dovere: non hai tu inteso

nulla?"

-- "Nulla."

-- "Vero? via, qualche cosarellina avrai poi inteso."

-- "Da gentildonna onorata...."

-- "Bè. -- Tu stai sull'ingrugnato per via del rimproccio di stasera. Ma

che vuoi tu? io mi stizzisco così di leggieri, e me ne pento poi. Quello

che ho sul cuore ho sopra la lingua. Sono troppo sincerone. Te ne

domando perdono...."

-- "Oh signore!" -- rispose l'artificiosa Veneziana; -- "voi altri

uomini di alto affare avete sempre pel capo mille pensieri e mille

inquietudini; la colpa è nostra che vi venghiamo a disturbare: ma

crediamo fare del bene, e se non indoviniamo, meritiamo compatimento. Sì

giusto! vale la pena che vi prendiate cura di me. Voi mi avete raccolta,

si può dire, per la strada, e mi avete messa a pari delle regine, e

delle più grandi principesse della Cristianità. La mia vita sta nel

reverirvi e nello amarvi, e per quanto io mi studii, non mi pare amarvi

abbastanza...."

-- "Buona Bianca! Eccellente femmina! -- Io mi sento affaticato, e

vorrei pure riposarmi. Porgimi un bicchiere di acqua di cannella. Gran

mercè, Bianca. Ora diremo le preci; per istasera basteranno le litanie."

E Bianca prese un libro coperto di velluto cremisino con fermagli di

oro; s'inginocchiò accanto al letto recitando le litanie, alle quali

Francesco molto devotamente rispondeva _ora pro nobis_. -- Terminate le

litanie, Francesco profferì queste parole:

-- "Ecco, un giorno sta per compirsi: noi li contiamo quando sono

passati, -- quando non sono più nostri; -- un giorno adesso cade dalla

mano del tempo nello immenso oceano della eternità. -- Prima però che si

tuffi in cotesto abisso, guardiamone l'agonia per argomentare la vita

che ha consumato.... -- Va, va in pace anche tu, o giorno della mia

vita; prendi animoso il viatico; e raggiungi i tuoi fratelli che ti

hanno preceduto: tu sei scevro di lacrime, tu sei passato innocente.

L'angiolo dell'accusa non ti scriverà sopra il suo eterno registro.

Anzi, io lo posso dire francamente, se la fortuna ti avesse tessuto

nella trama mortale di Tito, egli non avrebbe oggi esclamato: -- Ho

perduto un giorno!"

Ma chi mai presumeva ingannare costui? Dio? Sè? -- O cuore umano, quanto

tremendo a vederti!!

Francesco, con un fascio di cipolle sopra lo stomaco e due omicidii

sull'anima, si addormentava placidamente, come un operaio della vigna

del Signore.[63]

----

[41] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II, p. 271.

[42] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II, e Ammirato, Libro ultimo.

[43] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II.

[44] Morbio, _Storia dei Municipii Italiani_, Firenze, p. 27.

[45] Machiavelli, _Della natura dei Francesi_.

[46] Machiavelli, _Ritratti delle cose di Francia_.

[47] Ariosto, _Satire_.

[48] Martirio in terra appellasi,

Gloria si appella in cielo.

_Beatrice Tenda_, di Tedaldi-Fores, giovane poeta spento in

floridissima età.

Isabella Orsini, duchessa di Bracciano · 第 9 / 25 段