La notte del 18 era stata piovosa;--l'alba del 19 portava il sereno:
pareva che il cielo che aveva pianto alle terribili prove d'un popolo
inerme, sorridesse di poi al successo che l'audacia, la perseveranza, i
sacrifizii d'ogni genere non lascian mancare agli uomini forti.
Appena giorno le campane rintronarono per l'aere col lor cupo suono a
stormo, e generale si diffuse per Milano il grido di: _All'Armi_!
Ed all'armi non mancò alcuno:--le fatiche, i disagi, le sevizie del
Tedesco non avevano fiaccato animo alcuno:--tutti accorrevano sulle
barricate nello stesso modo che nei corrotti momenti della pace
accorrevano ai teatri, ai veglioni, alle feste! Grida di gioja si
diffondevano: la gajezza era sui visi; la fermezza negli sguardi! Non
tardò l'armonia del cannone a rispondere colla terribile sua voce alle
canzoni patriottiche che si canterellavano preparandosi alla vittoria
od alla morte:--ma il suo rombo percosse le orecchie, ma non scese
punto al cuore a raffreddarvi l'ardore.
Frattanto il generale Rivaira, comandante dei gendarmi, veduto il
Decreto d'O' Donell che affidava al municipio la gestione della
polizia, mandò ad offrire al podestà i trecento gendarmi ch'erano in
Milano. Quel reggimento unico di tal milizia nell'impero e riservato
alla Lombardia e al Tirolo italico, nota Cattaneo, era assai rispettato
dai popoli, e poteva inoltre fornire officiali. Ma il podestà che
voleva mutare il governo senza disobbedirgli, voleva chiedere al
Torresani, capo della polizia austriaca, colla seguente lettera, il
permesso d'accettare l'offerta. E così se ne rimetteva a quella polizia
medesima ch'era incaricato di scacciare e di surrogare. Certo che
quel Casati avrebbe fatto volentieri una ribellione _colla licenza
dell'imperatore_! Ajutanti di campo in questa manovra furono il conte
Cesare Giulini e don Alessandro Porro. Non vi fu modo di persuadere
Casati a desistere dalla sua accettazione condizionata. Egli parlava di
legalità. «Io mi sono opposto, scrisse Cernuschi, quasi violentemente,
ma senza frutto, all'ostinato proposito di non accettare l'offerto
concorso della gendarmeria; testimonii il dottor Perini, il conte
Giulini, don Alessandro Porro e un figlio del conte Casati[9]» Questa
scena si compì nella camera da letto verso i giardini del conte Carlo
Taverna, in casa sua.
La lettera era così concepita:
«_Signor Delegato_.