IL 19 MARZO

La notte del 18 era stata piovosa;--l'alba del 19 portava il sereno:

pareva che il cielo che aveva pianto alle terribili prove d'un popolo

inerme, sorridesse di poi al successo che l'audacia, la perseveranza, i

sacrifizii d'ogni genere non lascian mancare agli uomini forti.

Appena giorno le campane rintronarono per l'aere col lor cupo suono a

stormo, e generale si diffuse per Milano il grido di: _All'Armi_!

Ed all'armi non mancò alcuno:--le fatiche, i disagi, le sevizie del

Tedesco non avevano fiaccato animo alcuno:--tutti accorrevano sulle

barricate nello stesso modo che nei corrotti momenti della pace

accorrevano ai teatri, ai veglioni, alle feste! Grida di gioja si

diffondevano: la gajezza era sui visi; la fermezza negli sguardi! Non

tardò l'armonia del cannone a rispondere colla terribile sua voce alle

canzoni patriottiche che si canterellavano preparandosi alla vittoria

od alla morte:--ma il suo rombo percosse le orecchie, ma non scese

punto al cuore a raffreddarvi l'ardore.

Frattanto il generale Rivaira, comandante dei gendarmi, veduto il

Decreto d'O' Donell che affidava al municipio la gestione della

polizia, mandò ad offrire al podestà i trecento gendarmi ch'erano in

Milano. Quel reggimento unico di tal milizia nell'impero e riservato

alla Lombardia e al Tirolo italico, nota Cattaneo, era assai rispettato

dai popoli, e poteva inoltre fornire officiali. Ma il podestà che

voleva mutare il governo senza disobbedirgli, voleva chiedere al

Torresani, capo della polizia austriaca, colla seguente lettera, il

permesso d'accettare l'offerta. E così se ne rimetteva a quella polizia

medesima ch'era incaricato di scacciare e di surrogare. Certo che

quel Casati avrebbe fatto volentieri una ribellione _colla licenza

dell'imperatore_! Ajutanti di campo in questa manovra furono il conte

Cesare Giulini e don Alessandro Porro. Non vi fu modo di persuadere

Casati a desistere dalla sua accettazione condizionata. Egli parlava di

legalità. «Io mi sono opposto, scrisse Cernuschi, quasi violentemente,

ma senza frutto, all'ostinato proposito di non accettare l'offerto

concorso della gendarmeria; testimonii il dottor Perini, il conte

Giulini, don Alessandro Porro e un figlio del conte Casati[9]» Questa

scena si compì nella camera da letto verso i giardini del conte Carlo

Taverna, in casa sua.

La lettera era così concepita:

«_Signor Delegato_.

Storia delle cinque gloriose giornate di Milano nel 1848 · 第 17 / 50 题