Si sdraiarono sul fondo della _canoa_, appoggiando le _gravatane_ sulla
prora, decisi a far uso delle loro terribili freccie.
Le quattro scialuppe s’accostavano con precauzione, su una sola fronte,
mantenendo una distanza di trenta a quaranta passi l’una dall’altra.
Erano più lunghe e più larghe di quella montata dai fuggiaschi e ognuna
portava non meno di una dozzina di selvaggi.
Sulle panche si vedevano _gravatane_ e mazze da guerra.
— Chi sono? — chiese sottovoce Diaz.
— Tupy, — rispose Rospo Enfiato.
— Come mai quei cani si trovano qui?
— Ci hanno seguiti lungo il fiume senza che noi ce ne accorgessimo.
— Sono ben furbi quei bricconi.
— Vedremo se saranno capaci di prenderci.
— Non mi lascierò divorare senza aver prima consumate tutte le mie
freccie e ne ho almeno una quindicina.
— Ed io altrettanto, — rispose l’indiano.
Le _canoe_ erano giunte dinanzi ai paletuvieri, e si erano riunite,
ad una sessantina di passi dal luogo ove si trovavano nascosti i due
fuggiaschi.
— Sbarchiamo qui? — aveva domandato un indiano.
— Sì, — aveva risposto un altro che doveva essere il capo della
spedizione a giudicarlo dal diadema di penne di tucano che portava
sulla testa. — Devono aver preso terra su questo isolotto.
Dividiamoci in due drappelli e lasciate uno di noi a guardia delle
_canoe_. —
Legarono i legnetti ad un tronco d’un _paletuviero_, poi, passando di
ramo in ramo, i quaranta o cinquanta guerrieri scesero sull’isolotto.
— Preparerò loro un bel tiro, — mormorò Rospo Enfiato agli orecchi di
Diaz.
— Che cosa vuoi fare?
— Impedire loro di seguirci.
— In quale modo?
— Lo vedrai. —
L’indiano si era alzato scostando con infinite cautele i rami e le
foglie che coprivano la _canoa_.
I due drappelli, preceduti da alcuni uomini che portavano dei rami
resinosi accesi, stavano per scomparire fra le macchie.
— Eccoli lontani, — mormorò.
Prese una pagaia e tastò il fondo della savana.
— L’acqua è profonda assai, — disse. — Non sento le sabbie.
— Dimmi dunque che cosa vuoi fare? — chiese il marinaio un po’
impazientito.
— Vado a uccidere l’uomo che hanno lasciato a guardia delle _canoe_,
— rispose l’indiano. — Un soffio nella _gravatana_ e lo spaccio in un
attimo.
— A quale scopo? Se l’uomo riesce a mandare un grido i suoi compagni
accorreranno e li avremo tutti addosso.
— Non camminano sull’acqua.
— Non comprendo.
— Ucciso l’uomo affondo le _canoe_. Come potranno inseguirci poi?
— Sei più furbo di loro, tu.
— Aspettami, uomo bianco.
— E gli _jacarè_? Credi che non ve ne siano qui?
— Rospo Enfiato non li teme, — disse l’indiano levandosi dalla cintola,
un bastoncino lungo un piede ed aguzzo d’ambo le parti.
— È di _pao de fero_, — aggiunse. — Sai a che cosa serve. —
Si calò silenziosamente in acqua tenendo fra i denti la _gravatana_,
fece cenno a Diaz di non muoversi e si mise a nuotare lentamente
tenendosi sotto i rami arcuati delle piante da febbre.
Manovrava così agilmente da non produrre il più lieve rumore. Pareva,
anzichè nuotasse, che scivolasse sulle nere acque come un vero pesce.
Le quattro _canoe_, come abbiamo detto, si erano arrestate ad una
sessantina di passi.
Sulla più vicina si trovava l’indiano incaricato dì guardarle. Stava
seduto sulla prora, accanto ad un lungo ramo resinoso infisso in una
fessura del banco e s’appoggiava alla mazza da guerra.
Rospo Enfiato si era arrestato a quindici passi, fuori dal cerchio di
luce proiettato dai rami resinosi.
Con una mano s’aggrappò alla radice d’un paletuviero, accostò la
_gravatana_ alla bocca, mirò per qualche istante con grande attenzione,
poi si udì in aria un sibilo appena percettibile.
Il Tupy era balzato prontamente in piedi portando ambo le mani alla
gola. La terribile freccia gli si era conficcata, con matematica
precisione, nel pomo d’Adamo.
Strappò il cannello mandando un urlo rauco, poi s’abbassò cercando di
afferrare la mazza.
Ad un tratto però vacillò, alzò le braccia tentando di aggrapparsi a
qualche cosa, poi cadde nelle nere acque della savana sommersa con un
tonfo lugubre.
— Buono per gli _jacarè_, — mormorò Rospo Enfiato.
Si rimise la _gravatana_ fra i denti, raggiunse con poche bracciate
la prima _canoa_, si aggrappò al bordo e con una scossa la rovesciò,
lasciandola empirsi d’acqua.
Passò poi alle altre alle quali fece subire l’eguale sorte.
Quando furono scomparse sotto le tenebrose acque, il bravo indiano salì
sui rami d’un paletuviero e lanciò uno sguardo sulla riva.