Il sangue si arresterà subito. —

Alvaro ed il mozzo, che temevano di vederlo svenire, s’affrettarono a

obbedirlo.

— Ed ora? — chiese Alvaro.

— Ci vorrebbe del cotone o del canape per avvolgere l’argilla ed il

bambù. Là, nella macchia dove avete ucciso il jaguaro nero..... le

_sapucaia_ sotto la corteccia hanno..... una specie di stoppa.....

servirà bene..... Signor Viana..... non ci vedo più..... Maledetto

animale!

Non sarà nulla..... il sangue perduto...... mi rimetterò più

tardi..... —

Il marinaio, vinto dall’estrema debolezza, era caduto sullo strato di

foglie, smarrendo i sensi.

— Signore, è morto! — gridò Garcia che aveva le lagrime agli occhi.

— Non spaventarti, — disse Alvaro. — La ferita è grave, ma non

pericolosa e quest’uomo guarirà, non dubitare.

Andiamo a cercare il canape. Temo che il sangue filtri anche attraverso

lo strato d’argilla e allora la cosa potrebbe diventare seria.

Sotto la corteccia ha detto; andiamo a provare se ne esiste

realmente. —

Si curvò sul marinaio e gli mise una mano sul cuore.

— Batte sempre e regolarmente, — disse. — Buon segno, d’altronde

quest’uomo è robusto. — Lo coprì con un altro strato di foglie e si

diresse verso la macchia delle _sapucaia_.

Non vi era che da scegliere, essendovi parecchie dozzine di quelle

piante e tutte cariche di noci enormi.

Alvaro sollevò la corteccia colla punta del coltello e scoprì infatti

al di sotto dei filamenti lucentissimi e fitti che potevano surrogare

vantaggiosamente il canape.

— Quante cose sa quell’uomo, — disse. — Con queste fibre si potrebbero

anche tessere delle vesti e assai resistenti. —

Ne fece un’abbondante raccolta e tornò presso il ferito sollecitamente.

Diaz pareva che si fosse addormentato o che fosse caduto in un profondo

torpore. Nondimeno il suo respiro non era affatto affannoso e la febbre

non era ancora sopraggiunta. Alvaro fasciò più volte il manicotto di

bambù, specialmente verso i margini per impedire qualsiasi filtrazione,

poi si sedette accanto al ferito, dicendo al mozzo:

— Che cosa faremo ora? Che cosa accadrebbe di noi se gli Eimuri

tornassero qui per impadronirsi del corpo del _liboia_? E questo è il

più grave pericolo che temo.

— Signore, — rispose il ragazzo. — Se trasportassimo il ferito altrove?

I selvaggi potrebbero giungere domani.

Se costruissimo una barella con dei rami?

— Non potresti resistere a lungo, mio povero Garcia.

— Eppure non dobbiamo fermarci qui. È necessario raggiungere la savana

sommersa.

Non sono un uomo ma le mie braccia non sono nemmeno deboli.

— Proviamo, — disse Alvaro. — Ci avanzeremo adagio adagio e faremo

delle frequenti fermate per lasciarti riposare.

Qui non mi sento sicuro quantunque ora possiamo disporre di due fucili.

Fra i cespugli fracassati dalla possente coda del rettile presero

alcuni rami e formarono una specie di barella legandola con delle liane

e coprendola con uno strato di foglie di palma.

Il marinaio non aveva ancora aperti gli occhi, tuttavia non vi era da

inquietarsi essendo il suo sonno abbastanza tranquillo.

La febbre però era sopraggiunta ed un intenso rossore coloriva la sua

faccia.

Alvaro lo sollevò dolcemente e lo depose sulla barella, poi si misero

in cammino avanzando lentamente.

Il mozzo resisteva tenacemente, dando prova d’una forza poco comune per

un ragazzo della sua età; era ben vero però che aveva temprati i suoi

muscoli nell’acqua marina e nel catrame dei paterazzi e delle sartie

delle caravelle.

Procedettero per una mezz’ora, attraversando macchie e macchioni,

senza incontrare nessun animale, poi fecero una breve sosta quindi

ripartirono cercando di dirigersi verso l’ovest, trovandosi la savana

sommersa in quella direzione.

Continuarono così tutta la notte con frequenti fermate e all’alba,

entrambi sfiniti, s’arrestavano sul margine d’un colossale gruppo di

piante cariche di frutta grosse come mele e di color bruno oscuro, che

aveano già altre volte vedute e anche assaggiate.

Avevano appena deposto a terra il ferito e si preparavano a

saccheggiare qualche pianta, quando lo udirono a mormorare con voce

debole:

— Acqua..... signor Viana.....

— Come vi sentite Diaz? — chiese Alvaro, mentre il mozzo si cacciava

nella macchia per cercare qualche fossatello.

— Ho la febbre, signore e assai forte e mi sento debolissimo. Quel

jaguaro mi ha conciato per bene. —

Aveva aperti gli occhi e si guardava intorno.

— Delle _sapota!_ — sclamò ad un tratto, cercando di alzarsi. — Ecco un

buon rimedio contro la febbre.

— Che cosa sono queste _sapota?_ — chiese Alvaro.

— Delle piante preziose. Le frutta sono eccellenti e la linfa è un

ottimo, anzi miracoloso febbrifrugo. È una vera fortuna che voi vi

siate fermati qui.

Tutti gl’indiani conoscono quel rimedio. Tagliate alcuni rami e

portatemeli.

L'Uomo di Fuoco · 第 55 / 100 题