L’Uomo di fuoco.
Cominciavano ad averne fino sopra i capelli della loro carica ed a
sentire un intenso desiderio di libertà.
Erano già sei giorni che si trovavano nelle mani di quei ributtanti
selvaggi, confinati nella loro capanna, dalla quale non potevano uscire
che per assistere a banchetti di carne umana, avendo fatto gli Eimuri,
nelle loro ultime scorrerie, buon numero di prigionieri Tamoi, Tupy e
Tupinambi, e non ne potevano più di quella esistenza.
Avevano dapprima sperato nel marinaio, ma invece non avevano avuto
più nessuna nuova di lui. Era stato ucciso e divorato da qualche altra
colonna di Eimuri, o disperando di poterli salvare, aveva continuata la
sua fuga per raggiungere le orde dei Tupinambi? Mistero.
— Andiamocene, signore, — ripeteva da mane a sera il mozzo.
— Sì, andiamocene, — rispondeva invariabilmente Alvaro.
Ma il mezzo non si era mai presentato. I selvaggi, che dovevano
diffidare, non avevano mai cessato di sorvegliarli e tutte le sere un
certo numero di guerrieri si sdraiava intorno alla capanna per impedire
qualsiasi evasione.
Eppure i due naufraghi erano convinti che così non la potesse durare a
lungo.
Quella carica di celebri stregoni, non andava troppo a sangue a loro e
ne avevano perfino di troppo.
Il settimo giorno stava per passare non meno allegro degli altri,
quando dopo il mezzodì videro improvvisamente entrare il capo degli
Eimuri, seguito dal ragazzo che serviva da interprete.
— Ci deve essere qualche novità, — disse Alvaro al mozzo. — Dopo
l’uccisione del _tupy_ è la prima volta che l’Eimuro si degna di farci
una visita. —
Il capo pareva assai preoccupato e di cattivo umore. Salutò nondimeno i
due _pyaie_ toccando il suolo colla punta della lingua, poi fece cenno
al ragazzo di parlare.
— Che cosa vuole il capo? — chiese Alvaro.
— Egli si lamenta che i due _pyaie_ non proteggono, come dovrebbero,
la tribù, — rispose il ragazzo. — E mi dice di avvertirvi che se non
ucciderete quel terribile serpente, vi mangerà.
— Diavolo! — esclamò Alvaro, un po’ impressionato. — Che la carne
bianca lo tenti? Già non mi tenevo molto sicuro anche colla carica
impostaci.
Di che cosa si tratta dunque?
— D’un terribile serpente che ha già divorato cinque guerrieri della
tribù, — rispose il ragazzo.
— E che cosa si vorrebbe da noi?
— Di fare degli scongiuri onde il rettile ritorni nella savana da cui è
uscito o che lo uccidiate.
— Una cosa molto facile a farsi, — rispose Alvaro. — Gli è che ci
mancano i nostri amuleti.
— Quali? — chiese il ragazzo, dopo d’aver scambiato alcune parole col
capo.
— Quando ci hanno fatti prigionieri noi avevamo degli amuleti possenti
che gli Eimuri non ci hanno più restituiti.
Che ce li portino e noi andremo a uccidere quel terribile serpente che
minaccia la distruzione della tribù.
— Li avrete, — rispose il ragazzo. — Il capo li ha conservati e ve li
consegnerà.
— Quando dovremo andare ad uccidere il serpente?
— Questa sera, non mostrandosi mai di giorno.
— Dirai al capo che i _pyaie_ saranno pronti e che il serpente non
divorerà più gli uomini della sua orda. —
L’Eimuro, visibilmente soddisfatto per quelle risposte, si ritirò
assieme al ragazzo, facendo un inchino più profondo di prima e leccando
il pavimento della capanna.
— Garcia! — disse Alvaro, quando furono soli. — L’occasione che
aspettavamo è venuta, e, se non saremo capaci di approfittarne, dovremo
rinunciare per sempre a riacquistare la libertà.
Io sono pronto a tentare la sorte od a fare un gran colpo. Non sarà il
serpente che cadrà, bensì il capo di questi mangiatori di carne umana,
dovesse poi farmi inseguire attraverso tutto il Brasile.
— Che ci restituiscano il fucile?
— Me l’hanno promesso e poi non s’immaginano di certo che sia un’arma
ben più terribile delle loro mazze e delle loro frecce.
— Ed il serpente?
— Se lo ammazzino loro, se ne avranno il coraggio.
— E dopo, signore?
— Fuggiremo e riprenderemo la nostra vita randagia, finchè avremo
ritrovato il marinaio o la sua tribù.
— Signor Alvaro, mi trema il cuore.
— Se rimanessimo qui, un dì o l’altro questi selvaggi finirebbero per
divorarci. Un arrosto di carne bianca li tenta e mi stupisco che ci
abbiano finora risparmiati.
Non lasciamoci illudere dalla nostra carica che non ci offre alcuna
sicurezza.
— Che cosa avete intenzione di fare?
— Non lo so ancora, ma qualche cosa accadrà ed il capo non tornerà più
vivo fra i suoi.