Ma noi ti abbiamo ora recise le ali e ti mangeremo! —

Il guerriero allora s’interrompeva come preso da improvviso furore e

rispondeva con voce tuonante:

— Voi mi mangerete, ma io ho ucciso il padre di quel guerriero che sta

presso il capo e gli ho divorato il cuore.

Io ho pure ucciso un capo vostro e ferito a morte suo figlio e anche

quelli li abbiamo divorati. —

Era giunto nel centro della piazza, dove ardeva un gran fuoco e dove

era stata già rizzata una enorme graticola formata con rami di alberi

del ferro.

Il capo degli Eimuri, tutto adorno di collane e di penne di varii

uccelli si avanzò verso il prigioniero, seguito da una dozzina di

guerrieri e secondo l’uso lo invitò a guardare per l’ultima volta il

sole, poi impugnò la mazza facendola volteggiare parecchie volte in

aria per dare un saggio della sua forza e della sua abilità.

Quindi fissando sul _tupy_ uno sguardo feroce, gli disse:

— Nega che tu hai divorato il padre di quel guerriero, il capo e suo

figlio.

— Fammi libero e mangerò te e tutti i tuoi, — rispose fieramente il

_tupy_.

— Noi ti proveremo ed io mi preparo a darti il colpo mortale, giacchè

tu affermi di aver ammazzati i miei guerrieri e tu sarai divorato in

questo giorno istesso.

— Questi sono i casi della vita, — rispose il prigioniere scrollando le

spalle. I miei amici sono numerosi e un giorno mi vendicheranno.

— Ha del coraggio quel giovane, — disse Alvaro al ragazzo indiano che

gli aveva tradotte le risposte del prigioniero.

— Era un valoroso, signore, figlio d’un grande guerriero.

— Peccato che noi non possiamo far nulla per salvarlo.

— Gli Eimuri diverrebbero furibondi. Lasciateli fare. —

Due selvaggi avevano legato al prigioniero le gambe, lasciandogli però

libere le braccia.

Il _tupy_ si mise allora a dimenarsi come un forsennato sfidando tutti

ad assalirlo, essendo concesso ai prigionieri il diritto della difesa.

Vedendo i guerrieri del capo avanzarsi, raccolse quanti sassi si

trovavano presso di lui, scagliandoli contro i nemici. Ruggiva come una

belva e quantunque avesse le gambe legate balzava coll’agilità d’una

gazzella.

Il cerchio però si stringeva sempre più attorno a lui ed il capo aveva

alzata la mazza.

Per qualche istante lo si vide roteare e tempestare di pugni gli

avversarii, poi risuonò un colpo secco.

La _liwara pemme_ del capo gli aveva fracassato il cranio, facendolo

stramazzare al suolo fulminato.

— Andiamocene, — disse Alvaro, nauseato, mentre gli Eimuri si

scagliavano, ruggendo come fiere, sul cadavere ancor caldo del _tupy_.

— Questi assassini mi ributtano. —

E preso il mozzo per una mano lo trasse verso la capanna, mentre il

disgraziato guerriero veniva gettato sulla graticola.

L'Uomo di Fuoco · 第 46 / 100 题