La savana sommersa.
Fu una notte di continue angoscie per tutti. L’idea che quei
ferocissimi selvaggi fossero già vicini e che potessero, da un momento
all’altro, sorprenderli per divorarli, impedì a tutti tre di dormire.
I loro timori però non si avverarono e la notte passò tranquilla,
senza allarmi. Tuttavia salutarono con gioia lo spuntare del sole, il
quale almeno permetteva loro di poter scorgere i nemici ed impedire una
possibile sorpresa.
— Preferisco camminare, quantunque non mi sia riposato
sufficientemente, — disse Alvaro. — Quei dannati selvaggi mi hanno
messo indosso una paura indiavolata che non riesco a scacciare.
— Camminiamo, signore, — rispose il marinaio che pareva avesse perduto
il suo solito buon umore. — Ci procureremo la colazione più tardi.
— C’è ancora la testuggine, — disse il mozzo.
— Che non ci servirà a nulla a menochè tu non preferisci divorarla
cruda, giacchè io non permetterò di accendere il fuoco.
I selvaggi fiutano il fumo a delle distanze incredibili ed il fuoco
tradirebbe la nostra presenza.
— Brutto affare, — disse Alvaro. — Dovremo noi galoppare come cavalli e
ristorarci poi con delle sole frutta? Non resisteremo a lungo, mio caro
marinaio.
— Chissà che non troviamo qualche cosa di meglio delle frutta,
— rispose Diaz. — Le foreste brasiliane offrono delle risorse
sorprendenti.
Su, gambe in ispalla e riprendiamo la corsa.
— Che ci siano già vicini quei maledetti antropofagi?
— Sulla nostra pista di certo.
— Quand’è che troveremo un altro fiume che ci permetta di fare una
buona sosta?
— Lo ignoro, — rispose il marinaio. — Non conosco queste foreste.
Non sono però rari i corsi d’acqua nel Brasile, anzi può darsi che da
un momento all’altro ne incontriamo qualcuno. —
Ripartirono, dapprima con passo un po’ lento, poi riscaldatesi le
gambe, non tardarono ad affrettarlo quantunque molto sovente fossero
costretti ad arrestarsi dinanzi a degli ammassi mostruosi di _cipò
chumbo_, piante convolvolacee di color giallo, somiglianti alle liane,
che formano delle reti assolutamente impenetrabili.
Essendo le piante altissime in quel luogo, stormi innumerevoli di
uccelli fuggivano da tutte le parti all’avvicinarsi dei fuggiaschi,
facendo un baccano assordante.
Dei tucani dal becco rosso e giallo e gigantesco, gli occhi azzurri
e le penne scarlatte; grossi arà, piccoli _maitaco_ dalla testa
turchina, azulee azzurre e _japu_ che facevano un baccano indiavolato
e sgradevolissimo, s’alzavano fra i cespugli e le macchie empiendo la
foresta di grida, di cinguettii, di schiamazzi.
Sotto le _sipo_ invece saltellavano a miriadi le schifose _barata_,
sorta di piattole puzzolenti, di color bruno, che sono la disperazione
dei poveri indiani perchè quando riescono ad introdursi in una capanna,
in una sola notte divorano provviste, veste, pelli, amache, lacci.
La foresta a poco a poco diventava umidissima. Il suolo cedeva
facilmente sotto i piedi dei fuggiaschi, conservando le orme che
gli Eimuri potevano seguire senza fatica e dalle piante cadevano
goccioloni. La marcia, già tanto faticosa, diventava in tal modo sempre
più difficile mettendo ben a dura prova Alvaro ed il mozzo i quali
penavano a trascinarsi dietro al marinaio che, abituato alle lunghe e
velocissime marce degl’indiani, pareva infaticabile.
Verso le dieci Diaz, accortosi dello stato compassionevole dei
compagni, si decise ad accordare loro un po’ di riposo. Capiva che non
si poteva chiedere di più alle loro forze già estremamente esauste e
poi l’appetito cominciava a farsi sentire colla magrissima cena della
sera innanzi.
— Fermiamoci qualche ora e cerchiamo qualche cosa da porre sotto i
denti, — disse.
— Era tempo, — rispose Alvaro. — Se la corsa continuava ancora un po’
mi lasciavo cadere al suolo.
E poi stomaco vuoto non sta diritto. Ah! Se avessimo ancora le nostre
gallette!
— Sono già state digerite dagli Eimuri; non pensateci quindi più. Vi
rifarete nei villaggi dei Tupinambi, se riusciremo a raggiungerli.
— Dubitate che noi possiamo sfuggire all’inseguimento degli Eimuri? —
chiese Alvaro con inquietudine.
— Sì, se non troviamo qualche rifugio inaccessibile od un altro fiume
che li arresti e che permetta a noi di guadagnare via.
Ve lo dissi già, quei selvaggi corrono velocemente e voi non potete
gareggiare colle loro gambe.
Tuttavia non disperiamo e poi voi avete dei fucili e le armi da fuoco
producono sempre una tremenda impressione sugl’indiani.