La caccia agli uomini bianchi.
Gli Eimuri che avevano invasa la radura, dovevano aver seguite le
tracce lasciate dal marinaio castigliano durante la sua fuga attraverso
le foreste.
Quell’accanimento contro un uomo solo, era derivato dal desiderio
di assaggiare le carni di quell’individuo di colore così diverso dai
selvaggi brasiliani o da altro? Se si fosse trattato d’una tribù, i cui
membri potevano fornire carne umana in abbondanza, quella caccia era
spiegabile, ma ad Alvaro e fors’anche a Diaz non pareva naturale.
Gli Eimuri parevano furiosi di non ritrovare le tracce del fuggitivo
che da parecchi giorni, con una costanza incredibile, seguivano
risoluti, a quanto pareva, d’impadronirsene.
Dopo d’aver percorsa in tutti i sensi la piccola radura, erano tornati
a radunarsi intorno al fuoco, manifestando il loro malumore con una
serie di ruggiti e di urla rauche, che ben poco avevano di umano.
Certo la mancanza improvvisa di tracce, che il suolo umido della
foresta avrebbe dovuto rendere facilmente visibili, doveva averli
scombussolati e anche assai imbarazzati.
Gesticolavano animatamente, scambiandosi le loro idee ed impugnavano le
loro pesanti mazze, agitandole forsennatamente.
Per fortuna nessuno di essi aveva rivolto uno sguardo al _summameira_.
Il sospetto che l’uomo bianco potesse essersi nascosto fra le folte
fronde dell’albero, almeno fino allora, non era ancora passato nei loro
cervelli.
Per qualche ora tennero consiglio, poi Alvaro ed i suoi compagni li
videro riprendere le armi e scomparire nuovamente nella foresta, divisi
in parecchi drappelli.
— Cercano le mie orme, — disse Diaz, quando non li vide più, e ogni
rumore cessò.
— Come spiegate tanto accanimento? — chiese Alvaro. — Forse pel
desiderio di assaggiare della carne che ha la pelle bianca?
— No, rispose il marinaio. — Io credo che anche cadendo nelle loro
mani, la mia vita non correrebbe pericolo alcuno.
— Spiegatevi meglio.
— Dai Tupinambi che hanno affrontato quelle orde, ho saputo che il loro
_pyaie_ in un accanito combattimento è stato ucciso da una freccia.
Io suppongo che mi abbiano inseguito per tanti giorni, per fare di me
lo stregone delle loro tribù.
Chissà, la fama che i Tupinambi possedessero un _pyaie_ dalla pelle
bianca, può essere giunta fino a loro e mi hanno così ostinatamente
inseguito, pel desiderio di avermi.
Non saprei spiegarmi altrimenti questa caccia. Che cosa
rappresenterebbe per loro un uomo? Appena una colazione.
— Comincio a crederlo anch’io, Diaz, — rispose Alvaro. — Che ritornino?
— Non ne dubito. Quando si persuaderanno che le mie tracce non si
trovano nella foresta, noi li vedremo ricomparire.
— Se ci scoprissero?
— Non sospetteranno mai che noi ci troviamo così vicini. Ah! I
maledetti! Non avevamo pensato alle _caraja_ e saranno queste che
tradiranno la nostra presenza. —
I quadrumani, quantunque privi del loro maestro concertatore, già
digerito dai tre europei, avevano improvvisamente incominciato il loro
assordante concerto notturno.
Non vedendosi più inquietati, si erano ritirati sui più alti rami
dell’enorme albero e di lassù lanciavano le loro grida strepitose,
gonfiando enormemente i loro gozzi per sviluppare maggior forza.
— Mille demoni! — esclamò Alvaro. — Non mi ricordavo più di queste
noiosissime scimmie.
— Le quali costituiranno per noi un gravissimo pericolo, signor Alvaro,
— disse Diaz.
— Per quale motivo?
— Se gli Eimuri tornano, udendo le urla di queste scimmie, cercheranno
d’ammazzarle e allora ci scopriranno.
— Dobbiamo uccidere quelle ciarlone prima che i selvaggi siano qui.
— Bisognerebbe salire fino sui più alti rami e finirle a colpi di
coltello, impresa difficile e sommamente pericolosa. Io non oserei
giammai servirmi dei nostri fucili.
— E le mie armi, non le contate? — chiese Diaz.
— Le vostre armi! — esclamò Alvaro. — Non avete che un tubo che non mi
pare possa nemmeno servire come un bastone.
— Allora vi farò vedere quanto possa diventare pericoloso questo tubo,
specialmente quando vi metto entro una buona freccia intinta nel sugo
mortale del _vulrali_.
— _Vulrali!_ che cos’è?
— Un veleno potentissimo che uccide un uomo in meno d’un quarto di
minuto e che fulmina le scimmie. Mi volete vedere alla prova?
— E le scimmie cadranno a terra? In tale caso ci tradiranno egualmente.
— No, — disse il marinaio. — Rimarranno sospese alla loro coda. —
Le caraja non si lasciano cadere, anche se sono morte.