Alla costa.
La zattera galleggiava perfettamente, mercè anche i quattro carratelli
legati ai suoi angoli e manteneva fuori d’acqua la sua piattaforma
malgrado le ondate che rumoreggiavano nella baia.
Il signor di Correa ed il ragazzo, dopo essersi orizzontati, si erano
messi ad arrancare con lena, tenendo però gli sguardi quasi sempre
volti alla foce del fiume entro la quale si erano cacciate le tre
piroghe dei brasiliani.
Temevano che quei bricconi si fossero nascosti fra le piante che
coprivano le due rive e che da un istante all’altro facessero la loro
comparsa.
Nella baia non si scorgevano che degli uccelli marini d’una specie
assolutamente ignota ad Alvaro ed al suo compagno e che si tuffavano
nelle acque per dare la caccia ai pesci. Nessuna piroga solcava
quell’immenso specchio d’acqua disseminato di superbi isolotti coperti
di palmizi di varie specie, che davano loro un aspetto assai grazioso.
Nessun rumore sospetto turbava il silenzio che regnava entro quella
specie di golfo che doveva diventare un giorno sede di una delle più
opulente città dell’America meridionale e uno dei porti più ampii e più
sicuri del mondo.
Solamente si udivano sempre a rumoreggiare e tuonare i marosi,
arrestati nella loro corsa dalle scogliere.
La zattera, ora affondando pesantemente nelle pieghe dei cavalloni ed
ora librandosi sulle creste, si era già allontanata dalla caravella
sempre fiammeggiante, d’un centinaio di metri, quando alcune teste
apparvero a babordo ed a tribordo, strappando al mozzo un grido di
terrore.
— Signor Correa!
— Gl’indiani? — chiese Alvaro, che non si era ancora accorto della
presenza di quei nuovi nemici, non meno formidabili dei mangiatori di
carne umana delle selve brasiliane.
— No, gli squali, signore.
— Che siano tutti accaniti contro le nostre polpe e affamati di carne
bianca in questo maledetto paese! La cosa comincia a diventare un po’
noiosa.
— Ci hanno circondati, signore. —
Alvaro ritirò il remo e si guardò intorno. Il mozzo non aveva esagerato
il pericolo.
Sette od otto enormi pesci-martello, mostravano le loro orribili teste
a pochi passi dalla zattera, aprendo e rinchiudendo le loro mascelle
con uno scricchiolío per nulla rassicurante.
I loro occhi, bruttissimi, collocati alle due estremità del martello,
dall’iride azzurro cupo, si tenevano ostinatamente fissi sui due
naufraghi come se cercassero di affascinarli.
— Non sono meno pericolosi degl’indiani questi, — disse il giovane
portoghese. — Non sarà però cosa facile per loro di inerpicarsi sulla
zattera, giacchè la natura non li ha, fortunatamente, provvisti di
zampe e di artigli.
Che boccaccie! Non ti senti gelare il sangue, mio piccolo Garcia?
— E anche girare la testa signore, — rispose il mozzo.
— Prendi uno spadone e picchia sodo se si avvicinano.
— Sarebbe meglio fucilarli.
— Degli spari! No, Garcia, non facciamo tornare gl’indiani o accorrere
degli altri.