CAPITOLO IV.

Alla costa.

La zattera galleggiava perfettamente, mercè anche i quattro carratelli

legati ai suoi angoli e manteneva fuori d’acqua la sua piattaforma

malgrado le ondate che rumoreggiavano nella baia.

Il signor di Correa ed il ragazzo, dopo essersi orizzontati, si erano

messi ad arrancare con lena, tenendo però gli sguardi quasi sempre

volti alla foce del fiume entro la quale si erano cacciate le tre

piroghe dei brasiliani.

Temevano che quei bricconi si fossero nascosti fra le piante che

coprivano le due rive e che da un istante all’altro facessero la loro

comparsa.

Nella baia non si scorgevano che degli uccelli marini d’una specie

assolutamente ignota ad Alvaro ed al suo compagno e che si tuffavano

nelle acque per dare la caccia ai pesci. Nessuna piroga solcava

quell’immenso specchio d’acqua disseminato di superbi isolotti coperti

di palmizi di varie specie, che davano loro un aspetto assai grazioso.

Nessun rumore sospetto turbava il silenzio che regnava entro quella

specie di golfo che doveva diventare un giorno sede di una delle più

opulente città dell’America meridionale e uno dei porti più ampii e più

sicuri del mondo.

Solamente si udivano sempre a rumoreggiare e tuonare i marosi,

arrestati nella loro corsa dalle scogliere.

La zattera, ora affondando pesantemente nelle pieghe dei cavalloni ed

ora librandosi sulle creste, si era già allontanata dalla caravella

sempre fiammeggiante, d’un centinaio di metri, quando alcune teste

apparvero a babordo ed a tribordo, strappando al mozzo un grido di

terrore.

— Signor Correa!

— Gl’indiani? — chiese Alvaro, che non si era ancora accorto della

presenza di quei nuovi nemici, non meno formidabili dei mangiatori di

carne umana delle selve brasiliane.

— No, gli squali, signore.

— Che siano tutti accaniti contro le nostre polpe e affamati di carne

bianca in questo maledetto paese! La cosa comincia a diventare un po’

noiosa.

— Ci hanno circondati, signore. —

Alvaro ritirò il remo e si guardò intorno. Il mozzo non aveva esagerato

il pericolo.

Sette od otto enormi pesci-martello, mostravano le loro orribili teste

a pochi passi dalla zattera, aprendo e rinchiudendo le loro mascelle

con uno scricchiolío per nulla rassicurante.

I loro occhi, bruttissimi, collocati alle due estremità del martello,

dall’iride azzurro cupo, si tenevano ostinatamente fissi sui due

naufraghi come se cercassero di affascinarli.

— Non sono meno pericolosi degl’indiani questi, — disse il giovane

portoghese. — Non sarà però cosa facile per loro di inerpicarsi sulla

zattera, giacchè la natura non li ha, fortunatamente, provvisti di

zampe e di artigli.

Che boccaccie! Non ti senti gelare il sangue, mio piccolo Garcia?

— E anche girare la testa signore, — rispose il mozzo.

— Prendi uno spadone e picchia sodo se si avvicinano.

— Sarebbe meglio fucilarli.

— Degli spari! No, Garcia, non facciamo tornare gl’indiani o accorrere

degli altri.

L'Uomo di Fuoco · 第 14 / 100 题