La luce aumentava di momento in momento, permettendogli di non perdere
di vista la scialuppa.
Fra le masse di vapori era avvenuto qualche strappo e quantunque
piovesse sempre a dirotto, di quando in quando un debole raggio di sole
si proiettava sulle acque e sulle spiagge.
L’uragano non accennava però a calmarsi. Il vento ruggiva sempre
tremendo, sollevando vere cortine di spuma che subito polverizzava e
dall’Atlantico le onde continuavano a giungere con foga straordinaria,
accavallandosi rabbiosamente entro la baia.
Nondimeno la scialuppa guadagnava sempre via e s’accostava alla
spiaggia. Il giovane Correa, che non aveva lasciato l’altissimo
cassero, la seguiva sempre collo sguardo, chiedendosi, con crescente
angoscia, se i cavalloni non avrebbero sfracellati di colpo tutti quei
disgraziati, scaraventandoli contro le rupi.
— Ho fatto male a lasciarli imbarcare — si diceva. — E d’altronde non
mi avrebbero obbedito e si sarebbero ribellati. Speriamo che almeno
alcuni riescano a salvarsi. —
L’imbarcazione era giunta a soli trenta passi dalla spiaggia la quale
in quel posto non offriva alcun approdo. I marinai facevano sforzi
disperati, arrancando all’indietro, per attenuare l’urto e senza alcun
successo perchè le onde la incalzavano senza tregua.
Alvaro la vide per alcuni istanti dondolarsi sulla cresta d’un
cavallone mostruoso, poi scomparire improvvisamente fra una cortina di
spuma.
Fra i muggiti della risacca e le urla del vento gli parve di udire
delle grida lontane, poi vide dibattersi dei corpi umani a fior
d’acqua, indi più nulla, poichè proprio in quel momento la poppa della
caravella si era abbassata bruscamente, come se l’intera carena si
fosse spezzata in due.
— Che stia per suonare l’ultima ora anche per me? — si chiese. — Pare
che anche la nave voglia andarsene.