A bordo della caravella la confusione era giunta al colmo. I ventisette
marinai che ne formavano l’equipaggio, completamente impazziti, si
erano precipitati addosso alla scialuppa, azzuffandosi ferocemente per
disputarsi i posti, non potendo contenerli tutti.
Vi era bensì anche un canotto, ma era così piccolo da non poter pensare
a metterlo in acqua con quelle ondate furiose che irrompevano nella
baia con muggiti assordanti.
Il giovane Correa si era tenuto da parte. Aveva attraversato la tolda
e si era rifugiato sul cassero, il quale essendo molto alto, non era
spazzato dai marosi.
Di là cercava di rendersi conto della situazione e di trovare un
mezzo qualunque di salvarsi poichè, quantunque si fosse messo in
tasca la piastra per pagare Caronte, non aveva però alcun desiderio di
intraprendere il lungo viaggio senza disputare prima la vita.
Cominciava a distinguersi già qualche cosa, essendo l’alba prossima.
Vagamente si delineavano i dintorni di quell’ampia baia, che aveva
una circonferenza di parecchie leghe e cosparsa di numerose isolette,
disseminate capricciosamente qua e là intorno ad una più vasta coperta
di folte boscaglie.
I marinai, nel frattempo, erano già riusciti a calare la scialuppa la
quale minacciava di venir spinta contro la caravella e fracassata.
Alcuni, temendo che la nave fosse lì lì per inabissarsi, si erano
slanciati dall’alto delle murate, senza pensare che quel salto poteva
avere funeste conseguenze.
Qualche fortunato era infatti caduto dentro, ma parecchi erano invece
precipitati fra le onde, scomparendo quasi subito, una vera fortuna
d’altronde per gli altri, non potendo la scialuppa contenerli tutti.
Servendosi delle corde gli ultimi erano però riusciti ad imbarcarsi.
Avevano appena presi i remi, quando Alvaro vide un’onda sollevarli e
scagliarli dall’altra parte della scogliera.
Per un momento credette che fossero stati tutti inghiottiti o
sfracellati contro le punte aguzze delle rocce, invece vide la
scialuppa ricomparire sulla cresta dell’onda e udì anche, fra i muggiti
delle acque e le urla del vento, la voce del pilota a gridare:
— Signor Correa, vi è il mozzo a bordo!... Se lo potete, occupatevi di
lui!...
— Il mozzo! — esclamò il giovane, guardando da poppa a prora. — Dov’è
che non lo vedo? Che si sia nascosto in qualche luogo? Più tardi lo
scoverò. —
Aveva concentrata tutta la sua attenzione sulla scialuppa, aspettandosi
di vederla scomparire da un momento all’altro. Pareva invece che
la fortuna la proteggesse. Non ostante la rabbia delle onde, la
vedeva sempre scendere negli avvallamenti e poi rimontare le creste,
galleggiando come un sughero.
Aveva già superata felicemente una seconda scogliera senza toccare ed
ora s’avvicinava alla costa spinta dai remi e anche dai cavalloni.
I marinai non potevano tuttavia credersi salvi; la spiaggia era
tutt’altro che buona per un approdo, essendo tagliata dovunque a picco
e cinta da scoglietti a fior d’acqua.
— Verrà sfracellata, — mormorò il giovane. — Mi trovo meglio io qui, su
questo rottame, che essi sulla scialuppa.
La caravella, quantunque sventrata, resiste meravigliosamente e pel
momento non mi pare che corra il pericolo di venire sfasciata.