Degli altri effetti, che dice seguitare da detta pragmatica, se siano
veri.
La sesta difficultá, che dice aver ritrovata ed essere di molta
considerazione, ciò è che li negozianti di Regno e altri luochi non
vorriano piú comprare le robbe per cavarle fuora, per il mancamento
del guadagno del cambio; poiché, essendo cresciuto in Regno il prezzo
delle robbe, con portarle fuora non si guadagna fuorché nel cambio, il
quale tolto, si lascia di comperare. Al che risponde, dicendo questa
difficultá esser vana, per aver dimostrato con ragioni demostrative
tutti gl'inconvenienti nascere dall'alto e disordinato cambio, e,
dovendosi remediare a questo, non fa il caso l'interesse d'alcuni
particolari. Al che si potria dire che, essendosi tutte sue ragioni
resolute, e fattosi conoscere che niuno disordine apporti al Regno il
cambio alto o basso, che resti la difficultá risoluta. E, se fosse
vero l'assunto che non vi fosse altro guadagno che del cambio alto, e,
quello mancando, mancaria di estraersi la robba, la pragmatica dovea
essere alzare piú il cambio; ma l'assunto non è vero, ché, se sono
incarite le robbe in Regno, bisogna che piú incariscono fuora, e, se
non incarissiro, come son salite di prezzo, ritornariano a calare. Sí
che la difficultá saria stata nulla, se fusse stato a proposito il
bassare il cambio.
Segue la settima difficultá, che è: l'altre piazze, riformando loro il
cambio a segno che sará il medesimo, impediranno l'effetto. Al che
risponde che questa ragione non è pratticabile, per cambiare tutte le
piazze, fuorché Fiorenza, con moneta effettiva (contradicendosi a quel
che ha detto di sopra, mentre facea al suo proposito, che il scudo di
cambio è aereo), né d'altra maniera potriano impedire che, crescendo o
diminuendo il scudo di prezzo, lo che facendo, causaria, in ognuno delli
modi, che tutto l'oro o l'argento venesse in Regno. Lo che è mero
pensiero; e, perché se ne ha da trattare nella terza parte, quando si
discorrerá se crescere o bassare monete proprie o forastiere possa
importare di fare venire o mancare monete nelli regni, si tralascia. Ma,
in quanto spetta alla presente difficultá, ho ritrovato il modo facile e
diretto d'impedire e fare ritornare la provisione vana, se a loro avesse
causato danno notabile, di riformare eglino nel medesimo modo e far
l'ordine medesimo di limitare il prezzo, alzandolo e non bassandolo,
come si è detto di sopra; né a questo importaria la moneta essere
effettiva. E che ciò sia vero, lo confessa esso nel scudo aereo di
Fiorenza, nel quale dice che possea bassare il prezzo, apprezzandosi
lire sette; e in tal caso dice che il Regno dovea tanto piú bassare il
prezzo del cambio, come dopo non avesse possuto Fiorenza bassare di
nuovo il prezzo del scudo. E, se replicava, replicare:--Perché dunque
non potria essere il medesimo nel limitare o alzare il prezzo al cambio
come al scudo? E, dato che fusse vero l'assunto, l'altre piazze non
posseano impedire, come Fiorenza, per essere la moneta di cambio
effettiva e non aerea, nella quale, mutandosi prezzo, si causasse danno?
Perché non posseano le piazze, volendo, la moneta del cambio farla
diventare aerea da effettiva?--Nisciuna cosa l'impedeva, con altre
ragioni in contrario, che si lasciano.
Circa l'ottava difficoltá, che falliranno molti mercanti; e la nona,
se fusse usurario; e la decima, se questa pragmatica facea che la
piazza di Napoli mettesse legge all'altre piazze, non occorre
discorrere, per non importare al proposito, e voler rispondere a
pensieri e difficultá senza fondamenti, e diffondersi ed empire carte;
e cosí sopra l'altre difficultá, giaché si è detto soverchio per il
fine per il quale si è fatto il discorso, se è vero o falso, non è del
mio intento.