Dell'accidente commune della provisione di colui che governa.
L'ultima spezie è la provisione di colui che governa, il quale,
considerando la disposizione del suo Stato, e li diversi accidenti che
in quello si trovano, e delli Stati convicini e lontani con quali si
ha o può aver commerzio dal suo regno, discorrendo le cause o
occasioni che possono fare abbondare di monete il suo dominio e quelle
che possono impedire, applica diverse provisioni, secondo li diversi
effetti che vuol causare, rimovendo gl'impedimenti che potriano ostare
all'effetto che si desidera. Ma, come si disse nel proemio, non è cosí
facile sapere bene disponere questo accidente; e bisogna a quel che
governa considerar bene non una cosa sola, ma molte, e aver risguardo
all'inconvenienti e altri effetti che possono essere causati dalla
provisione e non ingannarsi nei mezzi principali. Giaché, come si è
detto, per la difficultá alle volte si piglia dall'intelletto un
contrario per l'altro; principalmente in questo particulare, per
dependere l'effetto non d'alcuna causa necessaria, ma solamente
contingente, che è la volontá dell'uomo, per la quale disponere
bisogna avertire a piú d'una cosa, solendo la medesima causa produrre
diversi effetti a rispetto di diversi soggetti (come il sole indura il
fango e fa diventar molle la cera, e uno leggiero sibilo irrita li
cani e quieta li cavalli), dovendo procedere l'osservanza della
provisione dalla volontá, come si è detto, degli uomini. E, si bene a
rispetto de' suoi sudditi potesse forzare, bisogna avertire per qual
altra strada indiretta dalli medesimi si possa impedire, essendovene
molte; e non solo questo, ma a rispetto degli uomini che non sono
sudditi, quali deve allettare o la provisione che si fa o farsene
altra, che per commoditá vi concorrano, con altre infinite
considerazioni; e, conosciuto questo, considerare come si possono
applicare nel suo Stato: lo che si è detto quanto sia difficile. E
molti pochi sono arrivati a questa eccellenza, fra li quali, al mio
giudizio, deve essere numerato e posto fra i primi, cosí antichi come
moderni, Sisto papa quinto, il quale nel sapere conoscere gli
espedienti de' suoi Stati e quel che li possea causare, e che remedi
fossero necessari per li defetti, con essere pronta piú l'essecuzione
che il discorso, con quanto altro bisognava per la perfetta
disposizione del Stato politico, senza forsi deve essere preferito a
quanti sono stati nel mondo. Né solo vi è questa difficultá, ma, dopo
conosciuta la provisione, non farsi tirare da alcuna passione propria,
la quale impedisca il retto discorso e, se non l'impedisce, faccia
tenerne poco conto, facendolo condescendere al proprio desiderio e non
al publico beneficio. Quale accidente, quando si ritrova perfettamente
in alcun regno, non è dubbio che sará il piú potente di tutti farlo
abbondare d'oro e argento, poiché si può dire come causa efficiente e
agente superiore di tutti gli altri accidenti; ché quelli può causare,
con altre infinite occasioni, e conservare nel suo bene essere e
rimovere gl'impedimenti e per piú modi fare resultare il medesimo
effetto, non solo nelli paesi dove vi è buona disposizione delli
predetti accidenti o con effetto vi sono, ma ancora in paesi dove non
vi è disposizione, né vi è alcuno delli predetti accidenti.
Come si è visto per esperienzia, nel tempo predetto del pontificato di
Sisto quinto, nella cittá di Roma, nella quale non vi è alcuno delli
predetti accidenti, né pure in mediocre perfezione, né il loco è
disposto; ché li denari, che vi sono, sono per li prencipi forastieri
che vi vengono e prencipi di Santa Chiesa e ambasciatori, che vi
stanno per la residenza del sommo pontefice, e per quella il concorso
di tutta la cristianitá per diversi negozi: cose tutte subalternate
all'accidente del trafico, per questo rispetto. E, con tutto ciò,
fûrno tante e tali le provisioni del detto pontefice, che, non
obstante li tempi calamitosi ne' quali successe al pontificato, oltre
di avere in un batter d'occhio ridotto in quiete e abbondanza tutto il
Stato di Santa Chiesa, restituita la giustizia in quel vigore che
poche volte ha avuto, e magnificata e abbellita Roma con far tante e
tante spese come al presente si vede, ridusse millioni cinque d'oro
nel castello di Santo Angelo, dove, forsi e senza forsi, per alcune
centenaia d'anni non erano stati tanti in tutta Roma, né credo vi
siano al presente, giaché per piú occorrenze dopo si sono spesi. Che
da questo solo si può considerare quanto possa la provisione di colui
che governa.
E in quel tempo produce mirabilmente il suo effetto, quando per la
vigilanza del prencipe non si è permesso causare alcun disordine nel
suo Stato, contrario a quella disposizione; ché, quando vi è causato
disordine, tanto piú si rende la provisione difficile, particolarmente
essendo il disordine potente e invecchiato, che non sempre è possibile
o presentaneo il rimedio, benché si conosca la causa, se bene il
contrario abbia parso al detto De Santis, come si dirá appresso. Dico
dunque che questo accidente, quando è nel suo bene essere, è il
maggiore che possa essere nelli regni; e, sí come la giustizia
contiene in sé l'altre virtú, con esserne patrona, per movere quelle
al suo fine, come dice san Tomaso, cosí questo accidente contiene
tutti gli altri accidenti, e quelli può causare e movere al suo fine e
mantenerli.
E, se mi si dicesse che, essendo vero questo, io ho fatto errore non
darli il primo loco, preponendolo alla quantitá degli artefíci,
respondo che l'ho fatto avendo risguardo alla certezza di quello e
incertezza di questo. Dico «incertezza» non a rispetto di se medesimo,
ma a rispetto dell'operante, per la difficultá che si è detta, avendo
in questo seguito l'opinione di coloro che preferiscono la certezza
della cosa alla nobiltá del soggetto.