Si mostra qual peso si dovrá usare in tutti i luoghi per l'oro e
l'argento.
E perché ritrovo che il peso della libra, usato e osservato nella zeca
di Bologna è conforme alli giusti partimenti ch'io descrivo, per
esserne stata fatta piú volte prova da me nel conteggiare sopra il
fatto delle monete, e per essere il piú accosto alli prezzi e valori
dati ed usati all'oro ed all'argento in questi tempi, e
conseguentemente alli valori nel capitolo V giá detti; e perché, nel
fare l'universal tassa delle monete giá fatte in molte cittá e
provincie da un certo tempo in qua, la maggior parte di quelle
(detratte e levate però le fatture delli zechieri) si troveranno
restare nelli loro reali dati valori, per causa del fino che in esse
si trova essere, diminuita solamente la rata dell'accresciuto valore
nelle monete per cavare le mercedi delle loro fatture; come per
essempio presuppongo che il quarto, figurato capitolo XXXIV, nel
levarlo dalla zeca sia stato valutato sotto a il detto peso soldi 34
d'imperiali, compresa però la fattura ch'importava denari dieci o
circa, come in detto capitolo si vede; qual quarto, tassandolo nel
valor del fino che vi è dentro, resterá in real valore di soldi 33
denari 2 o circa; e molte resteranno poco diminuite del valor dato
loro, oltre le detratte fatture, imperoché s'avrá riguardo solo al
fino ch'in esse si trova; oltreché col mezo della real tassa veniranno
anco regolate per sempre tutte le monete sinora fatte in ogni parte
del mondo, come si mostra nella tavola fatta in essempio a capitolo
XLI:--però dico e concludo esser necessario servirsi in universale del
detto peso per la suddetta conformitá, dalla quale ne nascono i detti
reali partimenti, e conseguentemente i giusti valori alle monete dati.
E per dar conto della prova dell'oro, dico che, volendo fare di una
libra d'oro accompagnato, qual però sia a finezza di denari 22, scudi
numero 113-1/7, alli quali sono quasi simili i correnti in Italia ed
in altri paesi, sotto però il nome o titolo del peso della balla
(ancorché se ne potranno fare d'altre sorti, come nelle tariffe), in
essi vi saranno once undeci d'oro puro; che, apprezzando ciascuno
scudo lire sette imperiali, il tutto ascenderá alla somma di lire 792,
e cosí, apprezzando le dette once undeci d'oro a lire 72 per oncia,
fanno la suddetta somma. E similmente, volendo far corrispondere
l'argento a dette once undeci d'oro, se ne piglieranno once 132
d'argento, quali, apprezzando a lire 6 d'imperiali l'oncia,
ascenderanno alla somma delle dette lire 792.
Ora, se mi fosse domandato s'io avessi eletto overo compostomi per
questo fatto una libra, qual non fosse pesata se non la metá di quella
di Bologna overo il doppio, e quali libre fossero poi state partite in
dodici parti, sí come è partita la detta di Bologna, cioè in once
dodici; se sotto una di tali libre avrei potuto fare i partimenti ad
uno per dodici e dodici per uno, tanto per rispetto del peso quanto
anco nell'apprezzare l'oro a lire 72 e l'argento a lire 6 imperiali
l'oncia, dipendente da una di dette libre cosí fatte; e se io avrei
potuto fare i partimenti confronti nel fare le monete: dico ch'io
l'avrei potuto fare, e tali partimenti sarebbono riusciti, quanto alli
pesi e quanto alli valori, in tal loro essere. Ma qui si dee
considerare ch'avendo riguardo alli prezzi e valori dell'oro e
dell'argento usati in questi tempi, ne nascerebbe grandissima
disproporzione tanto nel fare le monete sotto tali ordini quanto anco
in voler tassare le giá fatte; percioché, quando queste giá fatte
fossero tassate dalli contisti sotto il peso greve, riuscirebbe il
loro valore nella metá o circa di quello che vagliono di presente
(levando però le fatture); come, per essempio, il detto quarto, che
vale soldi 33 denari 2 o circa, secondo la real forma, come mostrerò
al luogo suo, venirebbe valutato e tassato solamente soldi 16 denari
7. E parimente, quando fossero tassate e valutate sotto il detto peso
leggiero, riuscirebbono in valore del doppio; come, per essempio, il
detto quarto valerebbe soldi 66 denari 4, ed il simile sarebbe nelle
monete che si facessero di nuovo sotto tali ordini; conciosiaché
duplicherebbe il loro valore quando fossero fatte e compartite sotto
il detto peso leggiero, e cosí si sminuirebbe anco nella metá quando
fossero fatte sotto il peso greve, avendo però riguardo alli valori
dell'oro e dell'argento usati nei presenti tempi. E similmente ancora
nascerebbono disordini nelli valori delle monete, in assai o in poca
quantitade, tanto nelle giá fatte che si tassassero quanto in quelle
che si facessero, se io avessi eletto e voluto usare una libra piú
greve o piú leggiera, o in poco o in assai, di quello che sia la detta
di Bologna; avendo (come ho detto) riguardo alli valori dati all'oro
ed all'argento in questi tempi, a' quai valori è la piú accosta la
detta libra di Bologna; dalla quale ne nasce la real tassa da me
proposta per la sua conformitá, com'è detto.
Ed avvertire si dee che la libra di once dodici è il debito peso col
quale si hanno a pesare l'argento e l'oro, e ciò per cagione della
real divisione duodenaria, che è numero perfetto; onde si vede che di
tal libra Aurelio Cassiodoro il magno ne ha fatto dottamente menzione
nella sua opera inscritta _Variarum_, nel primo libro, a carte 11,
nella lettera mandata dal re Teoderico a Boezio, che cosí incomencia:
«_Licet universis populis generalis sit impendenda iustitia_», ecc.;
ed anco ne viene da lui accennato nel libro settimo, a carte 173, nel
capitolo che incomencia: «_Omnis quidem utilitas publica fideli debet
actione compleri_», ecc., sotto la rubrica: «_Formula, qua moneta
committitur_».
Ora, essendo la detta libra di Bologna di once 12, l'oncia si dividerá
in 24 denari, ed il denaro in 24 grani tutti giusti, per doversene poi
servire in questo general maneggio tanto importante; e ciò per esser i
detti pesi, cosí partiti, regolati con retta e real proporzione,
accommodatissima in ogni parte, e dai quali non potrá mai nascere
alcuno inconveniente, né in particolare né in universale, nel
conteggiare, tanto per conto dell'oro e dell'argento non coniato
quanto per il ridotto in monete. E sotto questi pesi si dovranno in
tutti i luoghi e paesi fare i campioni necessari delle monete cosí
d'oro come d'argento, per poter conoscere e sapere il giusto peso di
esse ed anco per il loro perpetuo mantenimento: e cosí sotto i detti
pesi:
L'oncia dell'oro puro valerá d'imperiali lire 72 soldi -- d. --
il denaro » 3 » -- » --
il grano » -- » 2 » 6
il quarto del grano » -- » -- » 7-1/2
l'oncia dell'argento fino o di coppella » 6 » -- » --
il denaro » -- » 5 » --
il grano » -- » -- » 2-1/2
il quinto del grano » -- » -- » 1/2
E de' quai pesi e valori diffusamente e chiaramente si tratterá nel
capitolo XXXIII.