ARME RITORTA

Non lo poteva soffrire... indovinate perchè? Per la estrema gentilezza

delle sue maniere. A ogni suo atto, a ogni sua parola, a ogni suo gesto

bisognava dirgli: Grazie! Grazie! Sorridergli, stringergli la mano... Ed

era, per Rocco Biagi, un'oppressione, un soffocamento!

Non già che egli fosse duro di cuore, incapace di apprezzare un favore,

una cortesia; lo irritava l'eccesso. E Bortolo Giani — bisogna

riconoscerlo — eccedeva.

Rocco glielo diceva a modo suo, con tono di voce tra serio e scherzoso:

— Tu dovresti apprendere a fare qualche piccola sgarberia, per

intermezzo, per dar più valore e sapore alla squisitezza dei tuoi modi.

Una grossa sgarberia non guasterebbe. Anzi! Anzi!

— Ma io....

— Sta' zitto! Tu somigli a certe paste.... troppo dolci. Il guaio è che

mentre nessuno può forzarci a mangiarne più di una, invece, con te non

si sa come rifiutare....

— Ma io....

— Sta' zitto! Prova. Vedresti che mirabile effetto! Un'impertinenza, una

sgarberia di Bortolo Giani! Impagabili!

— Intanto, scusa....

— Ci siamo!

— L'altro giorno tu dicevi...

— Dio mio! Con te non si può neppur fiatare!...

— Chiami fiatare lo esprimere un desiderio, così, senza

nessun'intenzione di incomodare qualcuno?

— Mi metti paura!... Che cosa ho detto l'altro giorno?

— Che avresti pagato un occhio....

— E' un modo di dire.

— Lo so. Ed io, per caso, ho trovato, senza che tu sia costretto.... a

pagarlo un occhio. Ecco qua!

Ogni volta così. Rocco Biagi si sentiva annichilito davanti a tanta

cortesia.

Gli altri compagni di ufficio ne abusavano: — Giani, scusa.... questo!

Giani, scusa, quello! — Giani era diventato il servitore di tutti, ma lo

faceva così volentieri, ma sembrava così deliziato di poter rendere un

servigio, che quasi sarebbe parso villania risparmiarlo. Ne abusavano e

ne ridevano tra loro. Qualcuno aveva tentato anche di sfruttarlo; ma su

questo punto dei quattrini, Bortolo Giani trovava sempre modo di

scusarsi, specialmente se la somma richiesta superava le dieci lire. E

la scusa era sua moglie.

— Quella benedetta donna!... Mi fa i conti addosso! Non posso disporre

di venti lire a modo mio!

— Ribèllati! Infine sono sangue tuo!

— Ribèllati! Ci vuol poco a dirlo. E la pace domestica?... Quella

benedetta donna!

E ripetendo queste ultime parole pareva masticasse tossico.

Tutti ne convenivano: Giani aveva una bella moglie; quasi non se la

meritava.... Ma quella benedetta donna doveva esser tutt'altro che

benedetta nella intimità della casa.

Giani, sospettavano, n'era forse geloso. Sospettavano di gelosia anche

lei. Probabilmente, quella che Giani chiamava la pace domestica era

proprio il contrario. Li spiavano, tutte le domeniche, quando i due

coniugi facevano la passeggiata pel Corso, per via Nazionale, o stavano

seduti a un tavolino davanti a un caffè, sorbendo una bibita, prendendo

un gelato, scambiando poche parole, quasi non avessero niente da

comunicarsi.

I colleghi passavano, salutavano e non osavano di accostarsi con qualche

pretesto, tanto l'aspetto serio, rigido della signora sembrava poco

incoraggiante. E neppur Giani faceva un gesto, nè diceva una parola di

cortesia. Marito e moglie mostravano evidentemente di non voler essere

disturbati nel godimento di quella intimità al cospetto di tutti.

Perciò, una domenica, i colleghi furono molto maravigliati d'incontrare

per via Nazionale Rocco Biagi che dava il braccio alla signora Giani, e

di vederli poi seduti a un tavolino, sul marciapiede; la signora e Rocco

intenti a prendere uno schiumone identico, di pistacchio, e Giani che

sorseggiava deliziosamente un gran bicchiere di birra, uno _scioppe_,

egli diceva.

Che cosa era avvenuto?

Soltanto questo. Giani aveva fatto a Rocco Biagi una gentilezza tale...

che lo aveva proprio messo fuori della grazia di Dio. Strano tipo quel

Biagi! Un altro avrebbe dimostrato all'amico tutta la sua immensa

gratitudine; non si trova a ogni piè sospinto chi, zitto zitto, senza di

esserne richiesto, va a pagare alla Banca una nostra cambiale sul punto

di essere protestata.

Biagi si era lasciato cogliere alla sprovveduta. Non si trattava di

somma enorme; ma accade anche a un banchiere di non avere qualche volta

in cassa poche centinaia di lire. Se non che il banchiere sa dove andare

a trovarle, e lui, Biagi, aveva fatto quattro inutili tentativi per

cavarsi d'impaccio. Da due giorni, era di tristissimo umore. Giani gli

si aggirava attorno, senza avere il coraggio di domandargli.

— Che hai? Ti senti male?

Attendeva una confidenza.

Biagi, che paventava l'assalto di una cortesia, restava muto,

imbronciato, al tavolino, masticando la punta del sigaro che gli si era

spento fra le labbra.

Giani gli vide cavar di tasca una busta gialla con intestazione

stampata, e poi estrarre dalla busta un fogliolino stampato anch'esso;

un avviso di pagamento bancario; non c'era da ingannarsi... Ah! Per

questo il povero Biagi era impensierito, agitato.... Ma come dirgli:

— Ho capito: tu hai un effetto da pagare e non hai con che pagarlo! Se

non si trattasse di somma rilevante!...

Era un mescolarsi degli affari altrui.... E Biagi non transigeva su

questo punto; la sua estrema delicatezza faceva cascar le braccia a

chiunque. Povero Biagi!

Un usciere entrò a chiamarlo. Quel Capo-sezione arrivava in mal punto.

— Accidenti!

Biagi era scattato dalla seggiola a bracciuoli con tale impeto di stizza

da sembrare che corresse a strozzare chi lo aveva disturbato.

Così Giani potè indiscretamente osservare l'avviso di pagamento del

Banco di Napoli lasciato da Biagi sul tavolino, impossessarsene,

chiedere sùbito il permesso di un'ora per un affare urgente, e tornare

in ufficio con la cambiale ritirata; si trattava di trecentocinquanta

lire!

E fece un po' di commedia.

Trovò Biagi che metteva sossopra le carte del tavolino, rabbiosamente.

— Scusa, che cerchi?

— Un fogliolino. L'ho avuto tra le mani poco fa....

— Permetti? Ti aiuto a cercare.

— No, grazie! Non occorre.

Intanto continuava a frugare febbrilmente.

Giani, prese in mano una _pratica_, finse di sfogliarla e poi disse:

— Questo, forse?...

Come vide la sua cambiale già pagata, Biagi diè uno sbalzo:

— Ma, Giani!... Ma Giani! Questo è troppo!

— Ti sei offeso? Ho creduto....

— Grazie!... Ma è troppo!... Avevo tempo fino alle tre di domani.

Grazie!... Oh! Con te non c'è verso!... Ora sono tuo debitore....

Ecco!... La Banca non è una persona.... Grazie, sì, grazie, ti dico!...

Intanto, capisci.... è troppo!... Tieni tu la cambiale, finchè.... No!

No! Giani! E' troppo!

E tentò d'impedirgli che la facesse in minutissimi pezzi!

Un altro sarebbe saltato al collo del generoso salvatore; ma Biagi si

sentiva così sopraffatto da quella non richiesta gentilezza, così

mortificato — diceva tra sè — da quella gratitudine imposta, da quella

schiavitù morale che, anche dopo il pagamento, sarebbe durata ancora, da

non accorgersi che, nonostante le belle parole e i: — Grazie! Grazie! —

si comportava, per lo meno, da ineducato verso il buon Giani, rimasto

là, confuso, un po' stupìto di quel contegno inatteso.

— Scusa, Biagi, se mi son permesso....

— Chiedi anche scusa? Ma, Giani!... Giani!...

E parve gli tenesse il broncio durante i tre o quattro giorni che gli

occorsero per trovare da uno strozzino le trecentocinquanta lire da

restituirgli, lieto che per esse, in sei mesi, dovesse renderne

cinquecentotrenta.

La cosa aveva irritato tanto più Biagi quanto più insolito era l'atto di

Giani, sempre pronto, prontissimo a rendere ai colleghi e agli amici

piccoli o grandi servigi di qualunque sorta, all'infuori di servigi che

riguardassero danaro. Arrivava, con alcuni, fino al prestito di dieci

lire, ma se il debitore fingeva di scordarsene, Giani era là per

rammentarglielo, protestando.

— Con quella benedetta donna! Mi fa i conti addosso!

Come mai ora non aveva esitato di metter fuori trecentocinquanta lire,

spontaneamente? Forse perchè lui, Biagi, non gli aveva mai detto:

Prestami due soldi, neppur per ischerzo? Voleva, dunque, obbligarselo a

ogni costo?

Più ci pensava e più Biagi diventava furibondo contro il povero Giani,

dimenticando che quel giorno di scadenza egli era stato il suo

salvatore. In certi momenti si accorgeva di aver torto e si proponeva di

mostrarsi meno scortese, meno burbero con lui; ma a un nuovo atto di

gentilezza — e Giani era inesauribile, era incorreggibile! — la

soperchieria del pagamento della cambiale gli tornava alla gola, come

cosa indigesta, quantunque già fossero trascorsi parecchi mesi.

E spesso, a ogni nuova piccola cortesia, Biagi si sorprendeva a

fantasticare brutalmente un potentissimo mezzo di sbarazzarsi di Giani,

d'inimicarselo, se pure quell'uomo era capace di diventare nemico!

Aveva trovato! Almeno, gli era parso di aver trovato, giacchè su Giani

si poteva contare fino a un certo punto.

E quella domenica che i colleghi lo avevano incontrato per via Nazionale

con a braccetto la signora Giani e il marito dall'altro lato, e li

avevano poi visti tutti e tre seduti a un tavolino davanti un Caffè,

Biagi aveva iniziato il suo terribile progetto, soffocando nella

coscienza ogni tentativo di anticipato rimorso, anzi rallegrandosi

internamente di vedere che il suo progetto trovava meno ostacoli di

quelli ch'egli non avesse immaginati.

Biagi era un bell'uomo, si poteva quasi dire un bel giovane, a trentadue

anni. Giani, che aveva due anni meno di lui, ne mostrava più di

quaranta.

Nel presentarlo alla moglie, Giani aveva soggiunto:

— Il più gran scavezzacollo del nostro ufficio!

Non era vero; ma godeva di questa fama, e Biagi lasciava dire,

protestando appena con un oh! pieno d'ipocrisia, ogni volta che

qualcuno, per adularlo, gli ripeteva quella frase.

Giani aveva creduto a un incontro fortuito, non potendo immaginare che

Biagi li avesse seguìti un bel pezzo e avesse già preparato

quell'incontro faccia a faccia.

— Dunque è pericoloso mostrarsi in pubblico assieme con lei!

La signora Giani aveva preso un grazioso atteggiamento di paura.

— Oh, signora! Si accorgerà sùbito che sono l'uomo più innocuo di questo

mondo.

E siccome, sorbendo il gelato, ella aveva insistito su quel pericoloso,

Biagi, quasi sottovoce, le aveva ripetuto:

— Il pericolo è.... altrove!

Complimento che le aveva fatto abbassar gli occhi e abbozzare un lieve

sorriso di modesta compiacenza.

Da certe mosse, da certe parole quasi involontariamente scambiate, Biagi

capì che tra marito e moglie non potevano esserci quelle cordiali

relazioni supposte da tutti, vedendo la vita appartata che i Giani

menavano.

— Probabilmente — pensò — la povera donna è soffocata sotto il peso

delle cortesie, delle amabilità, delle tenerezze del marito! Se è

asfissiante fuori, con gli amici, figuriamoci che deve egli essere in

casa!

Era bella, fresca la signora Giani, ma un po' goffina, un po'

impacciata, e con qualcosa di grossolano, di rozzo in certi atti, in

certe espressioni della voce; ma per Biagi però era la moglie di Giani,

quasi come dire del suo più fiero personale nemico, dell'opprimente, del

soffocante, dell'inevitabile, gentilissimo, cortesissimo Giani! E questo

bastava per fargli scorgere soltanto i pochi pregi esteriori della donna

e non curarsi del resto.

Tardi Biagi si avvide che invece di prendere era stato preso.

La signora Giani — Làlia, come era già arrivato a chiamarla — non aveva

opposto molta resistenza.

— Fo male, lo so; ma se lo merita!

Possibile? Bortolo Giani, il mellifluo, il cortesissimo, il gentilissimo

era un brutale tiranno nell'intimità? Làlia rappresentava dunque una

schiava che rompeva le sue catene, una vittima che prendeva la sua

rivincita?

E se la sentiva tremare fra le braccia come scossa da terribili

presentimenti, e cominciava a provare anche lui certi brividi, quando

Làlia sembrava di divertirsi nell'immaginare tranelli, nel supporre

raffinate combinazioni di vendetta da parte del marito che, per ora,

fortunatamente non si era accorto di nulla o fingeva di non essersi

accorto di nulla.... a fine di rassicurare i colpevoli e sorprenderli

quando meno se lo sarebbero atteso.

Quel che Làlia ideava per deviare i sospetti del marito era proprio

incredibile: una specie di corsa vertiginosa da appartamentino ad

appartamentino, da camera mobiliata a camera mobiliata, da albergo ad

albergo fuori mano.

E ciò contribuiva ad accrescere per Biagi il valore della vendetta.

Aveva pensato, quando la realtà presente era un semplice maligno

progetto, aveva pensato anche alla tragica scena finale, alla rottura

irrimediabile con cui sarebbe riuscito a levarsi di torno l'oppressione,

il soffocamento di quell'uomo, e sarebbe stato per sempre.

Ma ora cominciava a riflettere:

— Va bene! Va bene! E quando mi sarò liberato, di lui, anche a costo di

un duello — vado agli estremi — come dovrò poi fare per liberarmi dalla

moglie?

Giacchè non poteva rimanere con quel laccio al collo, laccio che

cominciava ad essere impaccioso per le pretese, le esigenze, i capricci,

le testardaggini con cui, a poco a poco, veniva fuori una Làlia molto

diversa da quella che si era mostrata nelle prime settimane della loro

relazione. Allora Biagi non aveva punto badato a certe rozzezze, a certe

grossolanità; ma ora, dopo otto mesi — la cosa si era prolungata troppo!

— la vendetta contro Giani gli sembrava comprata un po' caramente.

Spesso, davanti a quell'uomo che non cessava, in tutte le occasioni, di

colmarlo di cortesie, di gentilezze di ogni specie, Biagi si sentiva

avvilito, mortificato; ma quasi sùbito si lasciava vincere dalla

incoercibile irritazione che le troppe cortesie e gentilezze gli

producevano, e una volta, fu sul punto di gridargli, davanti ai colleghi

di ufficio:

— Ma lo sai che cosa ho fatto? Ti ho fatto!... Ti ho fatto!...

E lui stesso non sapeva com'era riuscito a frenarsi.

Da qualche giorno, Biagi aveva notato certi misteriosi confabulamenti

dei colleghi di ufficio, dai quali egli era escluso. Giani andava da un

tavolino all'altro, da una stanza all'altra, tirava in disparte ora uno,

ora l'altro dei colleghi. E siccome Biagi, insospettito, — aveva la coda

di paglia — domandò: — Io sono scartato? — Giani, con aria di insolita

serietà, aveva risposto: — Appunto! Appunto! Quantunque.... si tratti di

te.

— Di me? Ma io non permetto...

— Permetti o non permetti...

— Permetterai, fino a domattina — intervenne un collega ridendo.

Si era dimenticato che il 16 di agosto avveniva il suo onomastico. Giani

aveva organizzato una piccola festa di fiori e una colazione al _Pozzo

di S. Patrizio_. Biagi trovò su la sua cartella un cumulo di carte da

visita con augurii e l'invito a colazione disegnato a penna da uno dei

colleghi che aveva pretese artistiche.

Ma quando seppe che tutto questo era stato affettuosamente organizzato

da Giani, fu preso da un incredibile impeto di collera misto a brevi

scoppi nervosissimi di risa. Voleva protestare, e non riusciva a dir

altro:

— Ma.... Giani! E' troppo!... Ma, Giani!

— Troppo? Troppo?... Niente a petto del servizio che tu mi hai reso!

Giani lo abbracciava, lo baciava, tornava ad abbracciarlo.... E rivolto

agli amici poi disse:

— Si è preso mia moglie!... Mi ha liberato di mia moglie!... Da oggi in

poi, ritornerò scapolo!... Non ne potevo più! Grazie, grazie, caro

Biagi! Non ne potevo più!

Biagi, pallido come un morto, stringeva i pugni, tremando da capo a

piedi sentendosi ridicolo davanti a Giani e ai colleghi. I quali si

erano guardati in faccia domandandosi con gli sguardi se Giani non era

improvvisamente impazzito.

Alcuni, per evitare un malanno, lo condussero via.

— C'è un malinteso, Giani! Biagi non è capace.... E tua moglie poi....

Allora Giani si sfogò rivelando che terribile donna fosse sua moglie

nell'intimità: villana, prepotente, inesorabile, testarda, una lingua

che non riposava mai, che assaliva da tutte le parti. Egli non sapeva

spiegarsi come mai Rocco Biagi si fosse indotto.... E, in ogni modo, gli

era grato, gratissimo di quel che gli aveva fatto, qualunque fosse stata

la sua intenzione. Povero Biagi!... Lo compiangeva!...

— Sarà difficile che se ne sbarazzi — soggiunse. — Io, per non

commettere una enormità, ho dovuto far provvista di bontà, di cortesia,

di amabilità fuori di casa; per distrarmi anche. Povero Biagi! Non saprò

mai, mai, ringraziarlo abbastanza!... L'ho abbracciato e baciato

sinceramente. Diteglielo, per confortarlo. E ditegli che, per evitare

d'incontrarci in ufficio, mi son fatto mutare di sezione.

Biagi non si aspettava questo strano risultato.

— L'arme si è ritorta contro di me! — disse a un amico che gli accennava

dalla lontana quello che era avvenuto. Intanto, finalmente, mi sono

liberato dalle asfissianti cortesie del marito!

Non avrebbe confessato, per puntiglio, a qualunque costo, che ora lo

avrebbe preferito volentieri a la moglie!

Eh! la vita....: Novelle · 第 20 / 25 题