— Accadono tutte a me! — soleva esclamare Coraldi ogni volta che gli
capitava qualcosa un po' fuori dell'ordinario.
Quel _tutte_ era, evidentemente, un'esagerazione. Che ne sapeva lui di
quel che toccava agli altri in questo mondo di guai? Ma la mattina che
l'amico Borelli lo vide arrivare a casa sua alle sei e mezzo, con quel
diluvio che veniva giù, interminabile, dalla sera precedente, inzuppato
d'acqua nonostante l'ombrello e così sconvolto che le parole gli
uscivano a stento di bocca, non osò neppur di sorridere sentendolo
esclamare desolatamente:
— Accadono tutte a me, caro Borelli!
In altra circostanza Borelli lo avrebbe mandato al diavolo. Gli aveva
interrotto, sul meglio, un sogno così significativo che, pur sognando,
egli pensava; — Se ne possono cavar tre numeri per l'estrazione di
Napoli, infallibili! — Svegliato di soprassalto, il sogno gli si era
intorbidato nella mente da non fargli più raccappezzare i numeri da
cavarne. E chi sa la gran debolezza di Borelli pel Lotto, quantunque
giocatore costantemente disgraziato, comprenderà l'impressione ricevuta
dall'aspetto sconvolto di Coraldi, se riflette che gli rispose soltanto:
— Non mi spaventare!... Che ti accade?
— Ho mutato casa da otto giorni.
— Ti trovi già male nella nuova abitazione?
— No. Anzi! Padrona di casa un'amabile signora, quasi vecchia, vedova di
un capitano di marina. Pensione discreta. Ma... caro Borelli, stammi a
sentire e consigliami. Si tratta di cosa gravissima!
— Allora, permetti che mi vesta. Intanto la donna ci preparerà una tazza
di caffè, e potremo discorrere con comodo. Faccio in un batter
d'occhio.... Che tempaccio!
La pioggia sbatteva violenta sui vetri della finestra.
Pur sapendo che Coraldi desse, molte volte, grande importanza a cosine
da niente, l'ora, la pioggia, l'aspetto e la voce turbata dell'amico
avevano messo Borelli in grandissima curiosità.
E perciò, seduto davanti al tavolinetto dove la donna aveva posato il
vassoio con le tazze, la zuccheriera e il bricco del caffè, cominciando
a sorbire la bevanda versata, disse a Coraldi, seduto di faccia a lui:
— Dunque.... cosa gravissima?
— Che non riguarda me direttamente. — rispose Coraldi. — Ma la mia
coscienza dai galantuomo vi si trova implicata, perchè non so se devo
denunziare un delitto o lasciare che l'ignoto autore di esso rimanga
impunito.
— Senti: _a priori_, come dice il nostro comune amico Ratti, io penso
che di delitti e di assassini deve occuparsi la polizia. Perchè lo Stato
paga questori, commissari, guardie, carabinieri, senza contare i
confidenti che guadagnano più degli altri? Quando un privato se ne
mescola, è come se dicesse a quella gente: — Che ci state a fare? — _A
priori_ dunque ti consiglio: fa conto di non saper niente.
— Ma io, per caso, mi trovo in mano un terribile documento.
— Distruggilo. Cotesto tuo delitto...
— Mio?
— Cotesto delitto di cui tu possiedi il segreto non sarebbe il primo nè
l'ultimo che rimarrebbe impunito. E' spaventevole: la statistica degli
assassini dei quali non si scopre nessuna traccia supera il settanta per
cento di quelli che la giustizia arriva a punire!
— Possibile?
— Bevi il caffè; ti si fredda. Cito a memoria — continuò Borelli: — un
centinaio di meno o di più non vuol dire. Ed ora non dovrei domandarti
neppur io: — Che documento? — Ma poichè tu vuoi un fraterno
consiglio....
— Ecco qua!
Coraldi trasse dallo sparato del panciotto una busta gialla ripiena di
carte. Erano cinque fogli di formato diverso, coperti da fitta e minuta
scrittura, già rabbiosamente sbrancicati e avvoltolati.
— Ho dovuto quasi stirarli per poterli leggere, e andare poco oltre la
metà. Poi ho avuto paura, e son corso da te. Ho interrogato la padrona
di casa: — Scusi, che persona era l'inquilino di cui ho occupato la
camera? — Strano, orso! — ha risposto. — Passava le giornate in casa,
scrivendo e leggendo giornali; ne comprava sei o sette, anche francesi e
inglesi. Verso le sei desinava, faceva pensione da me, e poi andava
fuori fino alla mezzanotte. Per un uomo della sua età — pareva, ma non
era vecchio — questo genere di vita mi faceva una certa impressione. Ma
pagava puntualmente, non sofisticava intorno al servizio. In due mesi
che ha abitato qui mi ha rivolto appena venti parole. La gente chiusa mi
piace poco; per ciò sono stata contenta di vederlo andar via. — Avrei
voluto sapere — continuò — qualcosa di più, dopo che nella cassetta di
fondo del cassettone avevo trovato impigliati questi fogli in maniera
che soltanto aprendo molto la cassetta potevano essere scoperti.
Cominciai a leggere stentatamente; la calligrafia era minuta e non
chiara. Da principio mi era parso di aver trovato l'abbozzo di una
novella, di un racconto, con tutte le scancellature e i rifacimenti
della introduzione; ma poi mi son convinto che si tratta di una specie
di auto-denuncia, come sogliono farne certi assassini per invincibile
bisogno di confessare; per smargiasseria di gente che crede di poter
rimanere impunita, per audace sfida alla polizia, o con l'intenzione di
sviarla, d'ingannarla. Giudica te.
Coraldi porse i fogli a Borelli, dimenticando che egli era miope.
— Leggi tu; risparmiami questa fatica — disse Borelli.
Accese una sigaretta, si sdraiò su la poltrona, invitando l'amico a
sedersi sul canapè, e stette ad ascoltare Coraldi che leggeva a bassa
voce, quasi avesse paura di essere udito da un Commissario di polizia.
*
* *
— Leggo tutto, anche le cancellature; sono importanti per comprendere lo
stato d'animo di colui che ha scritto:
«_Signor Questore_,
Mi denuncio da me per evitare che qualche innocente potesse essere
imputato....»
Pensò meglio, scancellò e riprese daccapo:
«_Signor Procuratore del Re_,
«Sto per commettere uno degli atti che voialtri uomini di Giustizia
chiamate delitti. Per me è un atto di Giustizia più sicuro e più sincero
di quelli che emanano dalla vostra autorità. Vi sono circostanze nella
vita in cui l'individuo diventa, per diritto naturale, giudice e
giustiziere, e forse dovrei dire: per diritto divino. Ho inquisito, ho
fatto il processo con imparzialità; ho condannato con piena coscienza;
più tardi eseguirò...».
Non fu contento neppure di guasto esordio. Vi diè un frego rabbioso —
guarda — e ricominciò con scrittura agitata, rapida, un po' deformata.
«_Signor Procuratore del Re_,
«Tra poche ore compirò un atto di vendetta, cioè di giustizia, perchè la
vostra Giustizia, infine, non è altro che l'ipocrisia della vendetta
sociale. Non cadrò nelle vostre mani. Ho già preso le più sicure
precauzioni per sviare le vostre ricerche. Non avrò bisogno di
nascondermi, di fuggire. Vi passeggerò sotto gli occhi, verrò nelle
vostre aule, assisterò alle vostre discussioni per vedervi brancolare
nel buio.... E forse dovrò fare uno sforzo per non gridarvi in viso....»
O manca qualche pagina, o egli si sentì spinto a buttar giù alcuni
particolari per fissarli e non dimenticarli.
«Sì, lo so: l'amore non s'impone; ma chi l'aveva mai costretta a
fingere? Le ero stato dietro otto mesi, implorando più con gli occhi che
con le parole, perchè la passione mi aveva reso timido più di un
fanciullo. E la mattina che ella mi domandò, maravigliata: — Ma dunque
mi amate davvero? — io non seppi rispondere neppure: — Sì, vi amo
davvero; — tanta fu la commozione prodottami dalla soave ingenuità che
mi parve di sentire nella sua voce e di scoprire nel suo sguardo!
«Ha occhi neri, grandi, ombrati da lunghe ciglia. Sono stati questi
occhi che han prodotto l'incantamento. Saranno chiusi, tra poche ore, e
per sempre.
«Che gran dono ha fatto la natura all'uomo dandogli in balìa la vita
altrui! Se non si potesse uccidere, il mondo sarebbe il peggiore degli
inferni. In questo momento io assaporo un'immensa felicità pensando che
è in mio arbitrio spezzare il filo della malefica esistenza che mi ha
fatto soffrire le...»
Ha scancellato fittamente; credo che aveva scritto: _le pene più atroci_
e che non gli fosse sembrato di aver detto abbastanza.
«E' un'infamia! Perchè ci è stato messo nel cuore questo assurdo bisogno
dell'esclusivo possesso della persona amata? L'amore è l'attimo,
l'istante.... Ah! Ragiono bene! E intanto mi preparo a smentirmi col
fatto.
«Non lo nego: ella mi aveva confessato tutto. Prima che io la
conoscessi, era stata di parecchi. Aveva abbandonato, l'avevano
abbandonata, brutalmente. Con certe donne noi non ci crediamo obbligati
neppure ad essere persone educate, non dico indulgenti. La colpa era
stata un po' sua; molto di altri che l'avevano stimata cosa, non
creatura umana. Così la perversione si era insinuata nel suo cuore, nel
suo carattere. Credevo di essere arrivato a scancellarne ogni traccia.
Eh, sì! La donna è un abisso senza fondo.
«Non ne potevo più. Il sospetto finalmente era diventato certezza!
Eppure osavo ancora di lusingarmi.
«Ho pensato sempre che la donna che tradisce è un rettile sozzo — anche
l'uomo, s'intende; non voglio accordarmi privilegi. Bisogna schiacciarli
col piede. Ma quando si ama! Il terribile è appunto questo: quando si
ama!... —
«Lidia doveva credersi sicura di non poter essere non che scoperta,
sospettata. Era allegra; canticchiava, diceva cose buffe delle quali
rideva anche prima di metterle fuori; non si accorgeva del mutamento
avvenuto in me, da qualche giorno. Che significava? Che non glie ne
importava niente.
«Ieri le dissi a bruciapelo:
«— Tu mi tradisci!
«— Ti tradisco? — rispose. — Faccio quel che mi pare. Non sono una
schiava.
«E siccome io le sbarravo gli occhi in viso, quasi atterrito di tanta
spudoratezza, soggiunse:
«— Perchè sono la tua amante? Anche tu hai goduto di avermi indotta a
tradire un altro! Vuol dire che è lecito, che è permesso. Non fare il
ragazzo.
«— Lidia! — le gridai. — Lidia!
«Riprese a canticchiare, come se il mio grido di suprema angoscia non le
fosse penetrato negli orecchi, non fosse arrivato al suo cuore!
«Il momento era quello: un lampo mi aveva attraversata la mente e fatto
fremere da capo a piedi; le mie dita si erano contratte come artigli che
si apprestavano ad afferrare, a stringere, a dilaniare.... Non avrei
dovuto lasciar trascorrere quel momento di bestiale ferocia; e a
quest'ora!... Si vede che fin nelle più grandi crisi della nostra
intelligenza veglia, potentissimo, l'istinto della personale
conservazione. Mi vidi arrestato, condannato....»
— Qui ci sono otto righi scancellati in maniera da non potersi affatto
leggere.
— Non importa; prosegui — disse Borelli. — Insomma, l'ha ammazzata? Non
l'ha ammazzata?
— Ho letto soltanto fino a questa quinta cartella. Ha mutato penna e
inchiostro. Qui si parla dei preparativi; mette i brividi addosso per la
freddezza con cui scrive:
«No; deve accorgersi che sconta una colpa; deve _vedersi morire_ e
sapere perchè, — _Desdemona, avete detto le vostre orazioni?_ — Lidia
forse non ha pregato mai. Forse nessuno le ha mai fatto comprendere che
si possa, che si debba pregare. Meglio così. Non ci saranno indugi. La
giovinezza? Ci son donne invecchiate senza aver mai provato nè goduto la
più piccola parte di quel che ha goduto e provato costei; donne oneste,
donne buone che invece hanno sofferto, hanno pianto.... _Lidia, avete
detto le vostre orazioni?_ Le parrà una parodia, e sarà una tragica
verità. Perchè queste parole dello Shakespeare mi tornano
insistentemente alla memoria? Non morrà soffocata come Desdemona, tra
due guanciali; sarebbe troppo onore per lei far la fine della buona
moglie del Moro di Venezia.... Morrà annegata, precipitata tra gli
scogli.... Ho visitato questa mattina la località....»
«_Signor Procuratore del Re_...»
— Ecco disse Coraldi. — Arrivato fin qui non ho avuto il coraggio di
andare avanti, anche perchè ieri sera ho letto nel giornale il
rinvenimento del cadavere di una bella giovane annegata non si sa ancora
se per suicidio o per delitto.
— La povera Lidia?... Leggi, leggi! — fece Borelli.
Coraldi aperse la penultima cartella scritta su mezzo foglio di carta
protocollo. Gli tremavano le mani nel tenerla spiegata:
«_Signor Procuratore del Re._ Giustizia è stata fatta! — come si diceva
una volta.
«— Che bel chiaro di luna! — ella esclamò.
«— E' l'ultimo che tu vedi!
«— Perchè l'ultimo?
«— Perchè devi morire! Non tradirai più nessun altro!...
«Eravamo in cima agli scogli: la spiaggia era deserta. Il mare un po'
agitato, pareva assalisse gli scogli con ondate di spuma.
«Dalla cupezza della mia voce, dal mio viso sconvolto, ella ha capito
che non si trattava di una stupida finzione.
«Si è afferrata al mio braccio, ha tentato di tornare indietro, di
sfuggirmi... Una vigorosa spinta... Stetti a guardarla, quasi non fosse
la creatura che ho più amata in vita mia: mi pareva di assistere ad uno
spettacolo, a una finzione d'arte. Le ondate la sballottavano,
l'avvolgevano, la sopraffacevano. Due o tre volte mi chiamò per nome;
poi si abbandonò, affondò lentamente, non ricomparve più!... Giustizia
era stata fatta!
«Era bruna di capelli, ma aveva voluto ridursi bionda... Il sale marino
forse corroderà la tintura; l'avverto di questo, signor Procuratore del
Re, pel riconoscimento del cadavere, se mai dovesse accadere!»
Coraldi era così commosso da non aver coraggio di continuare la lettura.
— E il cadavere trovato è di una bionda?
— No; di una bruna — rispose Coraldi.
— Ma costui è pazzo! — esclamò Borelli. — Ragiona troppo freddamente.
C'è la sua firma in fondo?
— No.
— Finisci di leggere.
Coraldi prese in mano l'ultima cartella, mezzo foglietto di carta da
lettera e:
«_Signor Procuratore del Re_,
«Le ho descritto l'annegamento... come, secondo il mio progetto, avrebbe
dovuto accadere. Per fortuna mia, della sciagurata, e un po' anche di
lei, magistrato, che così non avrà noie per cagion mia, durante la
nottata ho lungamente riflettuto. Mi son detto: — Non ti basta di
sentirla morta nel tuo cuore? Dovrebbe bastarti!
«Mi sembra di essere diventato un altro, un uomo, mi sembra... Sono
quarantotto ore che non prendo cibo.... Vado alla trattoria....»
— L'ha fatta finire così? Brava, Lidia! Non ti meritava!
Borelli era indignato.
Coraldi non rinveniva dallo stupore.
— Atterrito tanto! Conciato dalla pioggia! — pensava con rabbia. — E se
ne va alla trattoria!
Non sapeva darsene pace!