PACE

— Come dice cotesta epigrafe? — chiese la signora Graham, credendo di

non avere ben udito.

— _Pace_, signora, _Pace_: niente altro. —

Per solenne che fosse il soggetto, i commensali rattenevano a stento le

risa; e la padrona di casa, visto che Rina e Fanny erano in procinto di

lasciarle scoppiare irrefrenabilmente, invitò le signore a levarsi da

tavola dandone l'esempio.

I signori, poco desiderosi di trattenersi, le seguirono nel vasto atrio

che offriva un grato refrigerio durante le calde ore dei giorni estivi.

La signorina Marta e Fanny Bruce costrinsero Gertrude a rimanere contro

sua voglia con la compagnia, la quale pertanto non fu scemata se non

della signora Graham a cui era difficile privarsi della sua siesta.

L'originale vecchietta eccitava la curiosità degli astanti a segno

tale, che le conversazioni particolari furono sospese per concentrare

l'attenzione in ciò che diceva e faceva lei.

Bella, invero, aveva sempre la sua aria un poco sprezzante, e si

sforzava d'attrarre i pensieri del tenente Osborne verso altri

soggetti, riuscendovi in parte: ma Rina si divertiva un mondo, e

contenta che il signor Bruce le fosse accanto e godesse con lei del

medesimo piacere, non cercava di meglio.

Il discorso non tardò a cadere sugli abbigliamenti femminili e la moda,

due temi favoriti di Marta Pace. Dopo essersi dilungata sul suo amore

del bello, specie nell'arte della sarta e della modista, ella s'alzò

da sedere con un gesto deliberato, andò a Isabella Clinton, l'unica

che mostrasse di voler evitarla, e prese ad esaminare la stoffa del

suo vestito; poi, la pregò di rizzarsi e permetterle di studiarne la

fattura, dichiarando che la descrizione d'un così perfetto e moderno

capolavoro sarebbe una festa per le orecchie delle sue amiche giovani.

Ma la fanciulla si rifiutò di compiacerla; anzi, sdegnosamente, si

scosse di dosso la mano della vecchia signora come se quel contatto la

contaminasse.

— Via, Bella, — le sussurrò la cugina — rizzati, non essere così

dispettosa.

— Perchè non ti rizzi tu e non le fai vedere il tuo vestito a benefizio

delle sue volgari amiche?

— A me non l'ha chiesto, ma lo farò ben volentieri se si

contenta. —

E Rina, tutta gaia e ridente, andò a piantarsi davanti a Marta, dicendo:

— Signorina Pace, ammirate il mio abito finchè volete, e magari, se vi

piace, prendetene un modello: sarò superba dell'onore. —

Caso raro, l'abito di Rina era veramente bellino e degno

d'osservazione. Marta fece i suoi commenti, e specie lodò quell'inutile

e uggioso prolungamento della gonna ch'è lo strascico. Sodisfatta la

sua curiosità, si volse a guardare se la seggiola da lei lasciata era

sempre libera, poi cominciò a ritirarsi in quella direzione con un

movimento retrogrado composto d'una serie di riverenze.

Fanny Bruce, la quale occupava una seggiola vicina, notò ch'ella aveva

calcolato esattamente quanti passi doveva fare per finire l'ultima

riverenza sedendosi, e mossa da una maliziosa tentazione mise una mano

sulla spalliera. Uno sguardo e un sorriso d'Isabella l'incoraggiarono;

ella tirò la seggiola indietro, impercettibilmente, ma abbastanza da

minacciare la sicurezza della vecchietta.

Questa, cercando di posarvisi, perdette l'equilibrio, e sarebbe caduta

se Gertrude, che vigilava, essendosi accorta delle intenzioni di

Fanny, non fosse balzata verso di lei a tempo per gettarle un braccio

intorno alla vita e metterla a sedere, incolume, non senza lanciare in

quell'atto alla ragazzina un'occhiata di rimprovero. Tutta confusa, la

piccola Bruce, rapidamente si voltò dall'altra parte, e per disgrazia

pestò il piede gottoso del signor Graham, al quale il dolore strappò

una viva esclamazione.

— Fan, — le disse suo fratello che aveva veduto soltanto la seconda

malefatta — vorrei che tu imparassi un po' di gentilezza.

— E da chi ho da impararla? — lo rimbeccò Fanny con petulanza. — Da te,

forse? —

Ben parve adirato, ma s'astenne dal redarguirla. La vecchia zittella

còlse la parola a volo.

— Gentilezza! Ah, virtù rara, quanto amabile! Notevolmente sviluppata

però nelle maniere della mia cara amica Gertrude, che ben si

converrebbero a una principessa. —

Bella increspò le labbra e sorrise, disdegnosa.

— Tenente Osborne, — ella disse — non pare a voi che la signorina

Devereux abbia bellissime maniere?

— Perfette! Lo stile de' suoi ricevimenti è l'eleganza stessa.

— Di chi parlate, — domandò Rina. — Della signora Harry Noble?

— No, della signorina Devereux, — rispose Bella. — Ma anche la signora

Noble è finissima.

— È vero, — confermò Ben. — Senti, Fanny? Abbiamo trovato un modello

per te. Tu devi imitare la signora Noble.

— Io non so nulla di cotesta signora, — ribattè la ragazzina. — Voglio

imitare piuttosto la signorina Flint. — E rivolgendosi a questa con una

serietà che le esprimeva chiaramente un sincero rincrescimento della

villania commessa, domandò: — Signorina Gertrude, come _devo_ imparare

la gentilezza?

— Vi rammentate — le disse ella sottovoce e guardandola in modo

significativo — ciò che il vostro maestro di musica vi rispose quando

gli domandaste come dovevate imparare a sonare con espressione? Ebbene,

io vi darei la stessa regola rispetto alla gentilezza. —

Fanny si fece di bragia.

— Che v'ha detto? — chiese il signor Graham. — Via, Fan, fateci

conoscere la regola di Gertrude.

— M'ha detto ch'è quella datami dal maestro di musica lo scorso inverno.

— Ossia? — disse Ben vivamente.

— Io domandai al signor Hermann come avrei potuto imparar a sonare

con espressione, ed egli mi rispose: «Coltivate il vostro _cuore_,

signorina Bruce, coltivate il vostro _cuore_.» —

Questo nuovo precetto d'educazione venne accolto con espressioni di

sentimenti diversi quanto i caratteri degli uditori. Il signor Graham

si morse le labbra e s'allontanò: la sua gentilezza non si fondava nel

cuore, ma quella di Gertrude sì, ed egli lo sapeva; Isabella sorrise

con aria di superbo disdegno; Rina e Ben Bruce erano mezzo stupiti e

mezzo esilarati; il tenente Osborne mostrò di non essere inaccessibile

alla nobilissima verità enunciata, perchè volse a Gertrude uno sguardo

d'ammirazione e simpatia; il viso d'Emilia manifestò quanto pienamente

ella partecipasse all'opinione della sua protetta, la quale era un po'

confusa nel vederla così divulgata e commentata; la signorina Marta poi

non esitò ad approvarla con un forbito elogio:

— Le parole della signorina Gertrude sono d'oro. L'unica gentilezza

vera è la spontanea offerta del cuore. Forse quest'eletta compagnia

di giovani e donzelle accondiscenderà ad ascoltare dalla bocca d'una

vecchierella la storia d'un raro esempio di sì fatta gentilezza

cordiale, ch'ebbe la sua degna ricompensa. —

Tutti si dichiararono ardentemente desiderosi di sentir la storia della

signorina Marta, ed essa incominciò:

— Un giorno d'inverno, alcuni anni or sono, una vecchia signora, piena

di debolezze, ma dotata d'una certa perspicacia, e della sua parte

d'esperienza del mondo, (Marta Pace è il suo nome) si pose in cammino,

per speciale invito, alla volta della casa d'un degno gentiluomo:

l'onorevole signor Clinton, padre della signorina Isabella, la vezzosa

damigella qui presente. Tutti i grandi alberi della nostra buona città

di Boston scintillavano di diacciuoli più fulgidi dei diamanti che

brillano nelle miniere di Golconda, e i marciapiedi erano insidiosi per

i passi malfermi od incauti.

«Io perdetti l'equilibrio e caddi. Due galanti signori mi sollevarono

e mi portarono in un vicino emporio farmaceutico, dove mi fecero

riacquistare i sensi smarriti e mi ravvivarono con un fragrante

cordiale. Io ripresi la perigliosa via trepidando, e certo non sarei

giunta alla mèta con le ossa incolumi, senza l'aiuto d'un cavaliere

dalle guance rosate, il quale mi raggiunse, e, passato il mio debole

braccio sotto il suo, più giovane e forte, protesse i miei passi fino

al termine del viaggio non breve.

«Nè il coraggio di cui doveva far prova la nobile mia scorta per

compiere la sua impresa, era men che straordinario, mie graziose

damigelle! Figuratevi nella vostra immaginazione un giovanetto fresco e

bello come un raggio di sole, snello come una freccia, un vero Apollo

insomma, attaccato al piccolo corpo curvo d'una povera vecchina quale

Marta Pace. Io non mi risparmio, signorine; se m'aveste veduta in quel

momento, senza dubbio direste che ora ho molto migliore apparenza.

Avevo la dentiera in tasca invece che in bocca, il fintino di

riccioli era stato spinto indietro dalla mia recente caduta, e i miei

occhialoni, gli stessi che portava mio padre, così grandi da coprirmi

mezza faccia, sarebbero bastati da soli ad eccitare la curiosità dei

passanti. Ma egli procedeva imperterrito; e nonostante gli sguardi

lusinghieri e i seducenti sorrisi che venivano a lui da una doppia fila

di bellissime fanciulle in cui c'imbattemmo, nonostante le sghignazzate

dei giovanottini dell'età sua, sosteneva la mia fragile persona con

altrettanta cura che se fossi stata un'imperatrice, e moderava il baldo

suo passo in accordo con la lentezza a cui mi costringevano le mie

infermità. Ah, quale spirito di cortesia manifestò il mio cavaliere

dalle guance di rosa! Se l'aveste incontrato, signorina Caterina, o

voi, signorina Francesca, i vostri cuori palpitanti sarebbero involati

per sempre! Era un modello incomparabile!

«Dov'egli fosse diretto non so, perchè seguì il mio cammino, e non

mi lasciò prima d'avermi recata a salvamento alla dimora del signor

Clinton. Certo non penso ch'egli ambisse la conquista del mio vecchio

cuore, ma credo ch'esso lo seguì, perchè spesso ancora il mio pensiero

ritorna a lui.

— Ah, fu _questa_ dunque la sua ricompensa! — esclamò Rina.

— No. Cercate d'indovinar meglio.

— Ma io non so nulla di più desiderabile, signorina Marta.

— La _sua fortuna nella vita_ signorina Caterina! Ecco la ricompensa

ch'egli ebbe: e forse ancora non ne misura tutta la grandezza!

— Come sarebbe a dire? — domandò Fanny.

— Narrerò in succinto il rimanente. La signora Clinton m'incoraggiava

sempre a discorrere durante le mie visite. Ella, conoscendo il mio

gusto, lo secondava, e io godevo della sua indulgenza. Le raccontai

pertanto l'avventura occorsami, ed esaltai i meriti del nobile

giovanetto, il mirabile spirito di cortesia da lui dimostrato. Era

presente il degno gentiluomo e prestava orecchio attento alle mie

parole, perchè egli pregia la buona educazione: e quando raccomandai

il mio cavalierino spiegando tutta l'eloquenza di cui ero capace,

vidi che m'ascoltava con piacere, benevolenza e simpatia. Promise di

parlare col ragazzo, e così fece. Gli lesse nel prestante aspetto la

nobiltà dell'animo, e questa favorevole impressione fruttò al bravo

figliuolo un posto di commesso dal quale salì di grado in grado fino a

quello di socio e agente fiduciario che ora occupa in una cospicua casa

commerciale. Signorina Isabella, mi rallegrerebbe il cuore sentire le

ultime notizie di Guglielmo Sullivan.

— Sta bene, a quanto credo, — rispose la bella fanciulla seccamente. —

Non mi consta nulla in contrario.

— Oh, Gertrude può informarvi! — disse Fanny. — Nessuno ne sa quanto

lei circa il signor Sullivan. Essa vi dirà ogni cosa. —

Tutti gli sguardi si volsero a Gertrude che stava appoggiata

alla seggiola d'Emilia, col viso acceso e gli occhi lucenti

per la commozione destatale dal racconto di Marta Pace. Questa,

maravigliatissima d'udire ch'ella conosceva quel tanto ammirato

cavaliere di cui serbava sempre una dolce memoria, s'affrettò a

interrogarla. Gertrude venne a sedere accanto a lei, e senza nessuna

esitazione, nessun impaccio, rispose a tutte le sue domande. Ella

parlava a voce sommessa, nè d'altronde le notizie di Guglielmo

importavano al resto della compagnia; sicchè furono riprese

le conversazioni particolari, e anche loro due rimasero libere

d'intrattenersi del comune amico.

Brevemente la giovanetta disse quali fossero lo stupore e la curiosità

del ragazzo, della sua famiglia, de' suoi amici, che non avevano mai

potuto indovinare l'origine di quella fortuna: e le vane congetture

suscitate dalla inattesa chiamata del signor Clinton, e chiuse con

l'attribuire tutto il merito all'agenzia di Santo Claus, divertirono

la vecchia zittella a segno che le sue risate erano quasi altrettanto

sonore, e punto meno allegre di quelle della gaia compagnia raccolta

più in là presso alla soglia, e provocata ora ad un'ilarità più viva

che mai dalla birichineria di Rina e di Fanny.

Mentre la signorina Pace incaricava Gertrude di interminabili messaggi

e complimenti da inserirsi nella sua prossima lettera a Guglielmo,

ricomparve la signora Graham che aveva rinfrescato l'abbigliatura e

la faccia, e interruppe tutti esclamando con quel suo vocione dai toni

bruschi:

— Come, ancora qui? Vi credevo già in cammino attraverso i boschi.

Rina, hai forse abbandonato l'idea di salire il _Sunset Hill_[4] dopo

averla tanto accarezzata?

— Ho proposto la gita, zia, un'ora fa; ma Bella dice ch'è troppo caldo.

A me pare invece un tempo adattatissimo per una passeggiata.

— Tra poco raffresca, — ripigliò la signora Graham — e credo che

fareste bene a partire senz'indugio, perchè se volete prendere per i

boschi la distanza non è tanto breve.

— Chi conosce la strada? — domandò Rina.

Nessuno rispose; e interrogati uno per uno, tutti dichiararono la

propria ignoranza in proposito, con grande maraviglia di Gertrude la

quale credeva che ogni parte del terreno boscoso e del colle fosse

familiare al signor Bruce. Ma ella non stette ad ascoltare le loro

discussioni, perchè s'accòrse che Emilia si sentiva stanca ed aveva un

principio d'emicrania, e la persuase a ritirarsi nella quiete della sua

camera dove l'accompagnò. Nell'atto che ne chiudeva l'uscio, Fanny le

gridò da piè della scala:

— O non venite con noi, signorina Flint?

— No, — ella disse — oggi non vengo.

— Allora non vo neppur io. Ma perchè non volete venire?

— Farò più tardi una passeggiata con la signorina Emilia, purchè stia

abbastanza bene: voi potete accompagnarci, se vi fa piacere, ma vi

divertireste assai più andando sul colle. —

Intanto, nell'atrio, la compagnia teneva consiglio a bassa voce.

Qualcuno aveva detto che Gertrude era pratica dei sentieri attraverso

i boschi: ma Bella s'opponeva alla proposta d'invitarla a partecipare

alla gita, Rina esitava tra la sua simpatia per lei e la tema di

un'infedeltà del signor Bruce, il tenente Osborne s'asteneva dal

mostrarsi propenso a ciò che Bella disapprovava, e il signor Bruce

taceva fidando nella necessità di prendere Gertrude per guida, posto

ch'egli aveva con subdola astuzia celato la propria perfetta idoneità a

prestare questo servigio. Infatti, come aveva preveduto, si finì con lo

spedire Rina a farle l'ambasciata.

Il lampionaio · 第 59 / 100 题