ANNA MORE.

Mentre, mezz'ora innanzi il pranzo, la signora Graham, le sue nipoti,

Ben e Fanny Bruce, e il tenente Osborne, sedevano nel salotto, la

sovrastante camera d'Emilia risonava di un'allegria che pungeva la

loro curiosità. Non un'allegria clamorosa o sguaiata, ma schietta. Si

distinguevano le risate argentine di Gertrude, a cui Emilia stessa

univa in qualche scoppio le sue. Ed alle loro voci si mescolava una

terza, oltremodo strana.

Rina Ray corse due o tre volte alla porta anteriore dell'atrio per udir

meglio, e indovinare il soggetto di quell'ilarità cordiale; l'ultima,

rientrò annunziando che Gertrude scendeva con la regina delle streghe.

Gertrude aperse l'uscio chiuso di colpo da Rina dietro a sè, e fece

entrare la signorina Marta Pace, la quale s'avanzò a passettini

misurati e minuti verso la signora Graham, e si fermò davanti a lei con

una profonda riverenza.

— Come state, signora? — disse questa, che quasi sospettava Gertrude

d'averle fatto una burla.

— La padrona di casa, m'immagino, — disse la signorina Marta.

L'altra confermò il proprio diritto a quel titolo.

— Una signora maestosa! — mormorò la bizzarra vecchietta a Gertrude,

ma in modo d'essere udita, e spiccicando le sillabe con l'enfasi che le

era particolare.

Poi si rivolse a Bella Clinton, che cercava di nascondersi nell'ombra

d'una tenda, e avvicinandosi a lei con le mani alzate in atto di

stupore, esclamò:

— La signorina Isabella, com'è vero ch'io godo la luce del giorno! E

radiosa come un'aurora! Bontà celeste! S'è mai prodigiosamente espanso

il fiore della vostra bellezza! —

La fanciulla aveva riconosciuto Marta Pace non appena comparsa nel

salotto, ma nel suo sciocco orgoglio si vergognava di passar per

familiare d'una persona così eccentrica, e avrebbe voluto fingere di

non sapere chi ella fosse. Non glielo permise Rina, la quale venne

avanti dicendo forte:

— O, signorina Pace, di dove siete capitata? —

La vecchietta le strinse le mani con aria estatica:

— _Voi dunque mi riconoscete_, signorina Caterina! Iddio versi le Sue

benedizioni sul vostro capo per la memoria che serbate d'una vecchia

amica!

— Certo, v'ho riconosciuta alla prima occhiata! Non vi si dimentica

facilmente, voi.... Bella, non ravvisi la signorina Marta? Eppure io la

vidi sempre in casa tua....

— Ah, è lei? — disse la superbiosa, mal tentando di far credere ch'ella

in realtà non aveva ravvisato una persona che visitava spesso i suoi

genitori, un tempo, ed era da loro tenuta in molta stima.

— Temo, — sussurrò udibilmente, come dianzi, Marta Pace, volgendosi a

Rina — temo che in quel petto si celi un cuore orgoglioso! — Poi, senza

mostrare d'accorgersi di Ben Bruce e del tenente ai quali voltava le

spalle, soggiunse:

— Galanti, a quanto veggo.... giovani galanti.... Vostri o suoi? —

Rina, avvedutasi ch'essi avevano inteso e se ne divertivano, rideva dai

precordi.

— Oh, miei, signorina Marta, — rispose senza esitare — miei tutt'e

due! —

La vecchia zittella girò gli occhi intorno, e non trovando il signor

Graham andò a domandare a sua moglie:

— Signora, dov'è il novello sposo? —

Un po' confusa, la signora Graham disse che suo marito sarebbe venuto

tra poco, e l'invitò a sedersi.

— No, grazie, vi sono obbligata, ma io ho uno spirito investigatore,

e, col vostro permesso, ispezionerò la sala. Vedo volentieri tutto ciò

ch'è moderno. —

Ella incominciò dall'esaminare i quadri che ornavano le pareti. Ad

un tratto si volse a Gertrude e domandò, abbastanza forte da essere

distintamente udita:

— Cara, dite un po', che ne hanno fatto della seconda moglie? — E

poichè la fanciulla la guardava stupita, si spiegò meglio: — Oh,

intendo parlare dell'effigie: so bene che l'originale se n'è partito

dal mondo, or è gran tempo: ma l'effigie della seconda signora

Graham dove sarà? Stava sempre appesa qui, se la memoria non mi

tradisce. —

Gertrude le mormorò all'orecchio la sua risposta, che provocò questo

soliloquio della signorina Pace:

— Nel solaio! Già, gli è il corso della natura: il nuovo oblitererà

_fin la memoria_ dell'antico! —

E presa la giovanetta a braccetto terminò con lei il suo giro

d'ispezione; poi, fermandosi davanti al gaio crocchio che si divertiva

a guardarla, chiese di far la conoscenza del signor Bruce e d'essere

presentata al «membro del compartimento della guerra» come designava

l'ufficiale. Rina compì con aria cerimoniosa questa formalità e

presentò il tenente Osborne anche a Gertrude, perchè l'indignava la

trascuranza di sua zia che aveva creduto di potersene dispensare. Fu

portata una seggiola alla signorina Marta, e questa sedette nel circolo

dei giovani, che seguitò a intrattenere piacevolmente fino all'ora del

pranzo.

Gertrude era risalita a prender Emilia per accompagnarla a tavola,

dove il suo posto era accanto a lei. Occupata da un lato a servire la

sua amica cieca, come sempre soleva, e avendo dall'altro la loquace

vecchietta, non le rimaneva tempo di badare ad altri, con vivo

rincrescimento del signor Bruce ch'era ansioso di farle notare le sue

premure per Rina, la quale aveva i capelli ornati di rose muscose e il

viso raggiante di sorrisi.

Anche Isabella godeva della manifesta ammirazione del suo tenentino.

Le due ragazze, felici, conversavano animatamente coi loro adoratori,

e nessuno pensava a disturbarle. Soltanto la signorina Marta di quando

in quando attirava l'attenzione generale con le sue osservazioni, che,

volessero essere facete o serie, non mancavano di suscitare un'ilarità

qualche volta fuori di luogo, ma sempre irresistibile.

Il padrone di casa si mostrava pieno di riguardi verso quell'ospite

singolare, e la signora, che sapeva render soavissime le sue maniere se

le pareva opportuno, ed era amante degli spassi, nulla risparmiava per

eccitarla a discorrere; tanto più che Marta Pace conosceva mezzo mondo,

e faceva commenti appropriati e divertentissimi su quasi tutte le

persone nominate nel corso della conversazione. Infine il signor Graham

l'indusse a parlare di sè medesima e della sua vita solitaria: e Fanny

Bruce che le sedeva a fianco le domandò arditamente perchè non si fosse

maritata.

— Ah, mia graziosa damigella, — rispose la vecchietta — viene per

ognuna la sua ora, e anch'io posso ancora prendere un compagno!

— Dovreste farlo, signorina Pace, — disse Graham che conosceva il suo

punto debole. — Adesso avete un patrimonio, e vi converrebbe un marito

per bene, che v'aiutasse ad amministrarlo saviamente.

— Oh, io non posseggo che una minima porzione di ricchezze mondane,

e non sono più nel primo fiore; — fece Marta — nondimeno conto di non

rimaner sola: approvo il matrimonio, e ho già posto gli occhi sopra un

giovanotto.

— _Un giovanotto!_ — esclamò Fanny scoppiando a ridere.

— Sicuro, signorina Francesca! — ella replicò. — Amo la gioventù, io,

e tutto ciò ch'è moderno. Mi aggrappo alla vita, sì, mi aggrappo alla

vita!

— Ma certo, — osservò la signora Graham — la signorina Pace deve

sposare un uomo più giovane di lei; qualcuno a cui possa lasciare i

suoi averi se mai dovesse sopravviverle.

— È vero, — rincalzò suo marito. — Presentemente, signorina, voi non

sapreste in favore di chi fare un testamento, salvo che non vogliate

nominare erede Gertrude: _ella_, credo, farebbe ottimo uso del vostro

denaro.

— Questa sarebbe per me una considerazione di gran peso, — disse la

vecchia zittella. — Fremo all'idea che i miei piccoli risparmi vadano

scialacquati. Ora, io so bene che di poveraglia ce n'è abbondanza, e

che i legati fanno gola a molti: ma io non intendo largire il mio a

gente di tal fatta. Credetemi, signore, nove decimi di costoro saranno

_sempre poveri_, checchè facciate.... No, a questi nulla! Ho altre

intenzioni. —

Il signor Graham domandò, poi:

— Che n'è della famiglia del generale Pace?

— _Tutti morti,_ — rispose Marta vivamente — _tutti morti!_ Feci un

pellegrinaggio alla tomba di quel ramo del parentado. Fu una scena

mesta e commovente! — ella proseguì in tono patetico. — Sopra un

tumulo erboso circondato da una ringhiera di ferro sorge un monumento

bellissimo, di marmo bianco, _nel quale_ sono sepolti tutti quanti. E

sul puro suo candore alabastrino spiccano incise queste lettere:

Il lampionaio · 第 58 / 100 题