.... gente
Che la terra calcar vuole premendo
Degli umili sul collo il piè superbo.
Miss L. P. SMITH.
Gertrude avrebbe voluto rifiutare scusandosi con l'obbligo di tener
compagnia ad Emilia; ma Emilia stessa, la quale pensava che un po' di
moto sarebbe stato benefico per la fanciulla, intervenne pregandola
d'accettar l'invito, in apparenza cordialissimo, di Rina; e avendo
questa dichiarato che altrimenti si doveva rinunziare alla gita
desiderata, ella acconsentì a prendervi parte. In pochi minuti fu
lesta, bastandole mutare le scarpine da casa con un paio di solidi
stivaletti; se non che perdette un po' di tempo nella vana ricerca del
suo cappello di paglia a larghe tese che mancava dall'armadione del
corridoio dove soleva appenderlo.
— Che cerchi? — le domandò Emilia, udendo aprire e chiudere
ripetutamente l'armadio.
— Il mio cappello; ma non lo trovo. Vedo che sarò costretta a farmi
prestare ancora una volta il vostro. —
Così dicendo prese di sul letto il cappello da sole, di stoffa bianca,
che la signorina Graham aveva portato la mattina.
— Ma certo, cara, — disse questa.
— Comincerò a credere che sia mio, — fece Gertrude scappando in fretta
— lo porto tanto più spesso di voi! —
Fanny l'aspettava; il resto della compagnia s'era avviato, e le
precedeva già d'un buon tratto di strada. Emilia chiamò dalla scala:
— Gertrude, ti sei messa gli stivaletti grossi? Sai, figliuola mia, che
i prati sono molto umidi di là dalla fattoria Thornton. —
La ragazza rispose che li aveva messi; ma temendo che le altre fossero
state meno previdenti, domandò alla signora Graham se Bella e Rina
avessero calzature adatte contro l'umidità, e, forse, la mota, che
avrebbero trovato per via.
— Ohimè, no! — disse la signora. — E adesso come si fa? Sono già
lontane, fuor di veduta, e sicuro le disturberebbe assai dover tornare
indietro.
— Io ho certe soprascarpe di gomma elastica, leggerissime, — disse
Gertrude. — Le porterò meco, e Fanny ed io raggiungeremo le signorine
in tempo, prima che arrivino al prato. —
Non era difficile raggiungere Isabella e il tenente, perchè camminavano
adagio, e non sembravano malcontenti di fare la retroguardia. L'altra
coppia, all'incontro, sollecitava il passo, apposta per essere avanti:
Rina, mossa dal desiderio d'impedire che venisse interrotto quel
dolce _tête à tête_, Ben smanioso di offrirsi alla vista di Gertrude,
affinchè ella osservasse la sua galanteria verso la signorina Ray,
galanteria che raddoppiò quando gli apparve da lontano colei che
sperava ingelosire.
Avevano oltrepassato la fattoria Thornton, e un solo campo li separava
dal prato, il quale sebbene rallegrasse l'occhio con la fresca
verdezza dell'erba che lo copriva, era nel mezzo un vero pantano,
e non si poteva attraversare, neppur muniti di grosse calzature, se
non contornando il margine, strettamente accosto al muro. Gertrude e
Fanny si trovavano ancora a non piccola distanza dietro a loro, ed
erano quasi trafelate dallo sforzo che facevano per raggiungerli,
mentr'essi andavano presto e avevano tanto vantaggio. Nel momento
che passavano davanti alla fattoria, la signora Thornton s'affacciò
all'uscio e parlò a Gertrude. Questa, prevedendo d'essere costretta a
trattenersi qualche minuto, disse a Fanny di proseguire immediatamente
ed avvertire suo fratello e Rina della natura del terreno su cui
stavano per avventurarsi, pregandoli d'aspettare il resto della
compagnia alla barriera. Fanny arrivò troppo tardi, quantunque si fosse
sfiatata a correre; i due già s'erano inoltrati nel prato insidioso. Ma
procedevano senza pericolo, posto che Ben guidava la fanciulla lungo
il muro, facendole tenere il solo cammino praticabile: il che provò a
Gertrude, sopraggiunta poco appresso, ch'egli conosceva benissimo il
luogo. A metà strada parve che avessero incontrato qualche ostacolo,
perchè Rina si fermò con un piede alzato, reggendosi al muro intanto
che il suo cavaliere disponeva per terra, dinanzi a lei, alcune pietre.
Egli l'aiutò a passare sull'improvvisato ponticello, poi continuarono
felicemente la traversata e infine disparvero nel boschetto vicino.
Isabella e il tenente Osborne tardavano tanto ad arrivare, che Fanny,
spazientita, consigliò Gertrude d'abbandonarli al loro fato. Quando
Dio volle svoltarono il canto della fattoria; ma la superba giovanetta,
benchè vedesse che le altre due l'aspettavano, seguitò ad avanzarsi con
la stessa lentezza.
— Signorina Clinton, — le gridò la piccola Bruce tosto che furono a
portata di voce — o che vi siete azzoppata?
— Azzoppata! — esclamò Bella. — Che intendete dire?
— Camminate così piano! — rispose Fanny. — Credevo proprio che vi foste
sciupato un piede. —
Bella s'astenne dal replicare, fuorchè con una sdegnosa scrollata
di capo, ed entrò nell'umido prato, discorrendo fitto fitto col
suo tenentino, senza degnare d'uno sguardo Gertrude; la quale non
mostrò d'accorgersi del suo altezzoso contegno, ma presa per mano
la ragazzina, s'avviò per costeggiare il terreno infido invece
d'attraversarlo, e disse con tono calmo e disinvolto quanto cortese:
— Pigliate di qua, prego, signorina Clinton: v'abbiamo aspettata a fine
di guidarvi, perchè il prato è pieno d'acqua.
— Pieno d'acqua? — domandò Isabella inquieta, guardando le sue
finissime scarpine; e soggiunse stizzosamente: — Credevo che conosceste
una buona strada, e ci portate invece in un pantano! Io non vo oltre.
— Ebbene, tornate indietro, — disse l'impertinente Fanny. — Nessuno
piangerà. —
Gertrude rispose con dolcezza, quantunque le sue gote si fossero accese
d'un vivo rossore:
— Non la proposi io la gita; ma posso trarvi da quest'impaccio. La
signora Graham temeva che foste calzata di scarpe troppo leggiere, e
però v'ho portato un paio di calosce. —
Bella prese l'involto, senza ringraziare, e aprendolo domandò:
— Di chi sono?
— Mie, — disse Gertrude.
— Oh, allora non credo di potermene servire, — borbottò l'altra. —
Saranno immense, mi figuro.
— Permettete, — fece il tenente Osborne, prendendo una delle calosce.
Egli si chinò per calzarne Isabella, ma non gli riuscì: era troppo
piccola. Ella lo vide, e cercò di mettersela da sè, trattando la
proprietà di Gertrude con tale irosa violenza, che strappò la sottile
strisciolina di cuoio passante sulla caviglia: nondimeno neppure allora
giunse a far entrare perfettamente il piede nella soprascarpa.
Mentre ella stava così piegata in avanti, l'attenzione di Fanny
Bruce fu attratta dall'elegante cappello di paglia a larga tesa che
portava con graziosa civetteria inclinato da una banda. La ragazzina
lo riconobbe per quello della sua amica. Era d'un modello di fantasia
che Gertrude non avrebbe scelto ella stessa: ma glielo aveva donato
l'estate scorsa il signor Graham, in sostituzione d'un comune cappello
da giardino che gli era accaduto di schiacciare in modo irrimediabile,
ed essendo semplice e di buon gusto lo usava per le sue passeggiate
in campagna. Isabella, scopertolo nell'armadio del corridoio dov'ella
lo riponeva solitamente, non aveva esitato ad appropriarselo. A Fanny
esso era noto, avendolo osservato nella camera di Gertrude in casa
della signora Warren, e anche portato una volta, col suo permesso,
per rappresentare una parte in una sciarada in azione: non poteva
dunque ingannarsi. E ora, dopo averla udita dire ad Emilia che non
lo ritrovava, lo vedeva, con sommo stupore, ornare l'altera signorina
Clinton. Ritta dietro a costei faceva segni all'amica spalancando gli
occhi, storcendo il viso, indicando l'oggetto usurpato, con una mimica
che manifestava eloquentemente l'intenzione di strapparlo dal capo
dell'usurpatrice e collocarlo su quello della legittima proprietaria.
Gertrude era in procinto di perdere la sua gravità; rattenendo a fatica
le risa, la minacciava col dito, le accennava di smettere; infine,
presala di nuovo per mano, affrettò il passo, nascondendo la faccia
esilarata sotto il bianco cappellone, e lasciò che Bella e il suo bello
le seguissero, se volevano.
— Fanny, — ella disse — non istà bene farmi ridere così; se la
signorina Clinton se ne fosse avveduta ne sarebbe stata molto offesa.
— Essa non ha diritto di portare il vostro cappello, e non lo porterà.
— Ma sì, quanto vuole: le sta a maraviglia. Mi fa piacere che se lo
metta, e voi non dovete farle intendere che è mio. —
Fanny non promise nulla, e ne' suoi occhi passò un lampo di malizia che
presagiva un qualche tiro birbone.
La passeggiata attraverso i boschi fu deliziosa, Gertrude e la sua
piccola compagna quasi avevano dimenticato in quel tranquillo godimento
che facevano parte d'una gaia compagnia, quando a un tratto videro Ben
Bruce e Rina seduti a piè d'una vecchia quercia. La fanciulla aveva
intessuto una ghirlanda di foglie ed era tutt'intenta ad ornarne il
cappello del suo cavaliere, il quale stava indolentemente appoggiato al
tronco dell'albero in un atteggiamento d'indifferenza. Ma non appena
egli si accòrse che Gertrude e Fanny s'avvicinavano, si chinò verso
Rina, guardò con aria d'ammirazione il suo lavoro, e quando fu sicuro
che esse potevano udirlo, si profuse in complimenti e ringraziamenti.
L'ingenua li riceveva sorridendo e arrossendo, con manifesto piacere:
piacere raddoppiato dal fatto apparente che la temuta rivale non
distraeva da lei l'attenzione di Ben, poichè questi seguitava a
mormorarle all'orecchio, in atto confidenziale, galanti inezie,
lasciando l'altra sedersi a qualche distanza. Pover'anima semplicetta!
Ella lo credeva onesto, mentre egli la traeva a' suoi fini con un basso
inganno.
— Signorina Gertrude, — disse Fanny — vorrei andare un po' laggiù nella
pineta a cercare pine da farne panierini e cornici.
— Se ne trovano in abbondanza, — rispose la giovane.
— Oh, andiamoci, ve ne prego! Saremo di ritorno prima che Bella Clinton
arrivi fin qui. —
Gertrude accondiscese di buon grado, e s'allontanarono insieme, dopo
aver appeso i loro cappelli ad un ramo. Stettero assenti un certo
tempo, perchè le pine infatti abbondavano, e la ragazzina volle farne
una scelta e copiosa collezione. Ma adunate che le ebbe, fu molto
impacciata per portarle via. Riflettè alquanto, e disse:
— Penso di dare una corsa e chiedere a Ben che mi presti la sua
pezzuola; oppure, se non vuole prestarmela, prenderò il mio cappello e
ce ne metterò quante ne può contenere. —
Avuta da Gertrude la promessa d'aspettarla, tornò di volo al luogo
dove avevano lasciato suo fratello e Rina Ray. Già da lontano scoppi
di voci e di risa l'avvertirono che v'erano giunti anche Bella ed
Osborne, e che qualche cosa forniva loro un soggetto di spasso. Bella
si era impadronita del cappello bianco, lo aveva deformato in modo da
farlo parere una berretta da vecchia e guarnito con erbacce e maceroni;
infine, appuntatavi una pezzuola in guisa di velo, e tenendolo
sollevato con la mazza del tenentino, chiese chi fosse il miglior
offerente per il cappello da sposa della signorina Flint.
Fanny la sorprese in quell'atto, e si fermò un momento, nascosta, ad
ascoltarla, fremendo d'indignazione; poi venne avanti d'un balzo come
se arrivasse difilato dal bosco. Rina l'afferrò per un lembo della
veste esclamando:
— Ah, siete qui Fanny! E dov'è Gertrude?
— Nella pineta; e ci ritorno anch'io. Mi ha mandata soltanto a prendere
il suo cappello, perchè c'è molto sole laggiù.
— Ah, sì, — fece Isabella — il suo cappellino di Parigi! Prego di
presentarglielo coi nostri complimenti. —
E le porse il copricapo da lei reso veramente ridicolo.
— No, — ribattè la fanciulla — _cotesto_ non è il _suo_, è quello della
signorina Emilia. Il _suo_ è _questo qui_. —
Così dicendo pose la mano sul cappello di paglia che rendeva Bella
tanto seducente, come le avevano anche poc'anzi ripetuto i due
giovanotti, e, senza cerimonie, glielo strappò dalla testa.
Gli occhi della signorina Clinton fiammeggiarono di collera.
— Che volete dire? — ella gridò. — Piccola petulante! Datemi quel
cappello, e subito!
— No, che non ve lo do! È di Gertrude. Lo cercava, dopo pranzo, ma ha
finito col concludere che doveva essere perduto o che qualcuno l'aveva
rubato, e s'è fatta prestare il cappello da giardino della signorina
Graham; sarà contenta però di ricuperarlo. Vo a portarglielo.... Del
resto, — soggiunse voltandosi a guardarla di sopra la spalla, mentre
correva via — sono sicura che alla signorina Graham non dispiacerà che
vi mettiate il suo, purchè abbiate cura di non sciuparlo! —
Bella rimase confusa e adontata; Rina e Bruce ridevano apertamente,
Osborne rideva sotto i baffi. Ma pochi minuti dopo videro venire dal
bosco Gertrude, a passi affrettati, col famoso cappello in mano. Fanny
la seguiva, e approfittando della posizione d'Isabella che le volgeva
il dorso, rifaceva la sua pantomima d'accuse e di minacce.
— Signorina Clinton, — disse Gertrude posando il cappello sulle
ginocchia di questa — temo che Fanny sia stata assai scortese in
mio nome. Io non l'avevo mandata a prender nulla.... Sarò lieta se
gradirete di portarlo quando vi può servire.
— Non ne ho bisogno, — ella rispose con accento sprezzante. — Neanche
m'immaginavo che appartenesse a voi.
— Lo so bene, — riprese l'altra — ma spero che vorrete consentire a
rimettervelo almeno oggi. —
Senza più insistere su ciò, diede il consiglio di proseguire
speditamente verso il colle, perchè non sarebbe stato, se no, possibile
di toccare la vetta innanzi il tramonto; e corroborandoli con l'esempio
s'incamminò. Tutti le tennero dietro: Fanny strappando le grottesche
guarnizioni del vituperato cappello bianco, Isabella annodandosi sotto
il mento un fazzoletto ricamato, e Ben Bruce dondolando il negletto
cappello di paglia che aveva appeso al braccio per i nastri.
Eccettuata Isabella che non smise il broncio, la comitiva godette
molto la gita sul colle. Era già quasi buio quando ripassarono davanti
alla fattoria. Lì Gertrude s'accomiatò perchè aveva promesso alla
signora Thornton di fermarsi per visitare uno de' suoi figliuoli che
frequentava la classe da lei tenuta nella scuola domenicale, ed era
malato di febbre. Fanny avrebbe voluto restare in sua compagnia, ma
ella non lo permise pensando che la signora Bruce non sarebbe forse
stata contenta se la ragazzina fosse entrata in quella casa dove
c'erano parecchi malati.
Circa un'ora più tardi, la giovanetta che se ne ritornava sola,
e un po' ansiosa d'essere arrivata, fu raggiunta nei pressi della
villa Graham dal signor Bruce il quale col cappello di paglia sempre
dondolante dal suo braccio sembrava essersi appostato per aspettarla.
Ella dette un sobbalzo perchè nell'oscurità della notte già scesa non
lo aveva riconosciuto e credeva che fosse un estraneo.
— Signorina Gertrude, — egli disse — non v'ho spaventata, spero.
— Oh, no! — fece ella, rassicurata dal suono della sua voce. — Non
sapevo che foste voi. —
Ben le offerse il braccio, ed ella lo prese. La corte assidua fatta
quel giorno dal giovane a Rina aveva servito a diminuire i suoi
timori che le dimostrazioni d'amore prodigate a lei fossero serie, e
concludendo ch'egli semplicemente si dilettava di galanteria, accettò
di lasciarsi scortare fino a casa.
— È stata davvero una gita deliziosa, — incominciò il signor Bruce —
per _me_ almeno. La signorina Ray è una compagna assai gradevole.
— Oh, sì, — rispose Gertrude. — Mi piacciono tanto quelle sue maniere
vivaci e franche.
— Temo invece che Fanny vi abbia annoiato: io mi sarei volentieri
occupato anche di voi, ma non riescivo a staccarmi un minuto dalla
signorina Ray, assorti com'eravamo nella nostra conversazione.
— Fanny ed io siamo abituate l'una all'altra, e ci troviamo benissimo
insieme.
— Sapete che ci proponiamo di fare una piacevolissima scarrozzata,
domani?
— No, non ne so nulla.,
— La signorina Rina, m'immagino, aspetta che la inviti a venire con me;
ma, supposto ch'io vi dessi la preferenza, che rispondereste?
— Che vi sono grata, ma ho già un impegno per una passeggiata in
carrozza con la signorina Emilia, — ella disse prontamente.
— Ah! — fece Ben in tono di maraviglia e di stizza. — Io mi figuravo
che verreste volentieri. Bene, la signorina Ray accetterà. Entro un
momento per invitarla, — soggiunse, poichè erano giunti alla villa. —
Ecco il vostro cappello.
— Grazie, — ella rispose facendo l'atto di prenderlo; ma egli lo
trattenne per un nastro.
— Signorina Gertrude, — insistette — proprio non volete venire?
— Ho promesso alla signorina Emilia e non potrei posporre quest'impegno
a un altro invito, — replicò la fanciulla, lieta d'avere una scusa che
giustificava il suo rifiuto.
— Eh, via! Trovereste il modo, se voleste.... In caso contrario, offro
il posto nel mio carrozzino a Rina Ray. —
Il peso ch'egli pareva dare a questa minaccia stupì Gertrude.
— È mai possibile — ella pensò — che si lusinghi di pungermi e di
conturbarmi? Ma io mi rallegro all'idea di procurare così a Rina il
piacere di cotesta scarrozzata! È tanto amante dei divertimenti, e ha
rare occasioni d'appagare i suoi gusti! —
Entrarono nel salotto. Ben Bruce cercò la signorina Ray, seduta nel
vano d'una finestra; Gertrude, non trovando Emilia, non si fermò a
lungo, ma abbastanza tuttavia da vedere le esagerate premure ch'egli
ostentava verso la ragazza e che non furono notate da lei sola.
Rina promise di buon grado d'accompagnarlo nella gita divisata per il
giorno appresso, e mantenne la parola. La signora Graham, la signora
Bruce, Isabella e il tenente, li seguivano in un altro legno. Quanto
ad Emilia e Gertrude, fecero attaccare Carlotto, il cavallo bianco,
al vecchio _buggy_ e, presa la diversa direzione che già prima avevano
scelta, si godettero tranquillamente la loro passeggiata.