«I franchi tiratori dei Vosges, i cacciatori dell'Isêre, i cacciatori
delle Alpi (Savoiardi), il battaglione del Doubs, ed i cacciatori
dell'Hâvre che sotto la direzione di Ricciotti Garibaldi han presa parte
all'affare di Châtillon, hanno ben meritato della Repubblica.
«In numero di quattrocento essi assalirono circa mille uomini, li
sconfissero, fecero loro centosessantasette prigionieri, fra cui tredici
ufficiali, presero ottantadue cavalli sellati, quattro vetture d'armi e
munizioni e il carro della posta. I nostri ebbero sei morti e dodici
feriti, assai più i nemici. Raccomando i prigionieri alla generosità
francese.
«Arnay-le-Duc, 21 novembre 1870.
_G. Garibaldi_».
«Eravamo alla metà di novembre e nulla si era ancora da noi operato
d'importante; qualche cosa conveniva fare.
«Misurarsi in un attacco di giorno contro l'esercito di Werder che
occupava Dijon, sarebbe stata una stoltezza, si poteva fare un tentativo
di notte. Di notte la diversità delle armi spariva, giacchè anche in
Francia c'eran toccati i soliti ferracci, e questi nelle tenebre
potevano sembrare fucili ad ago, con cui erano armati i nemici; oltre
che io avevo per massima che non si deve sparare in un attacco di notte,
massime da militi nuovi.
«La mattima del 26 novembre, essendo io montato a cavallo a Lantenay per
riconoscere quell'altipiano, mi trovavo con lo Stato Maggiore su quelle
alture, quando una colonna di più migliaia di prussiani con le tre armi,
uscita da Dijon, avanzavasi per la strada maestra verso noi.
«Ordinai a tutte le forze che si trovavano nel villaggio di Lantenay di
salire sull'altipiano, e le collocai di mano in mano che arrivavano nei
loro posti di battaglia, a destra e sinistra della strada per cui
giungevano, lasciando sulla stessa strada alcuni battaglioni in colonna
come riserva, e per una carica decisiva, in caso che il nemico si
spingesse sino alle nostre linee. La maggior parte della terza brigata,
che formava il nerbo delle nostre forze, occupava la sinistra schierata
sull'orlo del bosco, con le sue linee di tiratori in fronte sul ciglione
della collina che dominava il bosco stesso. Le riserve nella strada
appartenevano esse pure alla terza brigata.
I carabinieri genovesi erano collocati all'estrema sinistra, e la nostra
artiglieria composta di una batteria di campagna, da 4 rigata e di due
batterie da montagna, si era collocata alla sinistra dei genovesi in
posizione dominante tutte le altre.
«Sulla nostra destra eranvi i franchi tiratori di Lhost che furono poi
rinforzati da quei di Ricciotti. La poca cavalleria composta di trenta
cacciatori e di alcune guide, s'era collocata in fronte del centro
nostro in una depressione del terreno. Si aveva una forza di cinquemila
uomini in tutto.
«Nel combattimento di Lantenay, 26 novembre 1870, non prese parte nè la
prima nè la seconda brigata. La prima, perchè nel giorno anteriore,
verso Fleury in conseguenza di quel combattimento, erasi ritirata su
Pont de Pany. La seconda era in marcia ed arrivò il 27 a Lantenay.
«Il reggimento Ravelli della terza brigata, composto d'italiani, era
pure assente, trovandosi verso l'Ouche.
«Occupato Paque dal nemico, io feci avanzare due pezzi della nostra
artiglieria sostenuti da alcune linee di tiratori, che cacciarono con
pochi tiri il nemico dal villaggio.
«Mentre ciò succedeva, i Prussiani avevano fatto gran mostra delle loro
forze schierandole sulle dominanti alture di Prenois. Mentre il loro
battaglione si ritirava con precipitazione da Paques, appena sostenuti
da alcuni pezzi, non fecero avanzare la superba linea che stava in
riserva--«Dunque essi non sono in gran forza!» ecco il ragionamento che
io mi feci subito--«Non vengono? ebbene andiamo noi a trovarli».--Mi
decisi quindi di attaccarli, e marciammo risolutamente contro il nemico,
colla stessa ordinanza di battaglia con cui lo avevamo aspettato nelle
posizioni nostre.
«I nostri franchi tiratori di destra caricarono la sinistra nemica
bravamente, minacciando di avvolgerla. La terza brigata avanzava in
ordine perfetto, colle sue linee di bersaglieri al fronte, seguita da
colonne di battaglioni così serrate da destare invidia ai soldati i più
agguerriti.
«Io andavo superbo di comandare tale gente contemplando la
bell'ordinanza su di un campo di battaglia vero, e tanta intrepidezza da
parte dei miei giovani fratelli d'armi.
«Le artiglierie nemiche collocate sulle alture di Prenois, fulminavano
le nostre linee, come sanno fare i pezzi prussiani; eppure non si
scorgeva nei centri la minima esitazione; nessuna ondulazione nelle
linee, ammirabile il loro contegno; l'energia, la fermezza e la fredda
bravura delle truppe repubblicane, scossero l'impassibile intrepidezza
dei vincitori di Sédan; e quando essi videro che non si temevano le loro
granate, ma si avanzava coraggiosamente e celeramente alla carica,
cominciarono la loro ritirata su Dijon. Due sole nostre compagnie che
avevano fiancheggiato il villaggio sulla destra in sostegno della nostra
cavalleria, caricarono insieme un battaglione di riserva prussiana, che
con due pezzi d'artiglieria era rimasto indietro, per proteggere la
ritirata, cagionandogli forti perdite. Si distinsero in quella carica il
colonnello Canzio ed il comandante Boudet, che entrambi ebbero morti i
cavalli.
«Lo spirito dei miei militi era stupendo; eravamo stati sì felici nella
giornata che io presi la risoluzione di tentare un colpo disperato, che
riuscendo avrebbe potuto rialzare le sorti della sventurata repubblica e
forse obbligare il nemico ad abbandonare l'assedio di Parigi, vedendosi
minacciato sulle principali sue linee di comunicazione. Ma quali mezzi
aveva posti in mia mano il governo della difesa? Io rabbrividisco
pensandovi! Era troppo presumere, sperando una vittoria! Però in una
notte piovosa della fine di novembre pensai di fare un tentativo,
confidando che in caso di non riuscita avremmo avuto tempo sufficiente
per ritirarci: decisi l'attacco. L'inaspettata aggressione produsse in
Dijon una qualche confusione; ma, sia detto in onore della Germania, i
numerosi corpi ivi stanziati, scaglionaronsi prontamente nelle forti
posizioni di Talant, Fontaine, Hauteville, Daix e ci ricevettero con una
grandine tale di fucilate, come non vidi mai l'eguale.
«I miei giovani militi tennero testa e compirono quanto si poteva
compiere in tale circostanza. I posti esterni dei prussiani furono
assaliti uno dopo l'altro, conquistati e distrutti malgrado una fiera
difesa.
«La mattina i nostri cadaveri si trovavano ammonticchiati sui cadaveri
dei nemici, la maggior parte di questi forati da bajonette, giacchè
l'ordine era di non sparare.
«Giunti, sotto Talant, il fuoco nemico era troppo formidabile per
poterlo superare e si dovette ripiegare a destra ed a sinistra della
strada maestra, per scansare i tiri diretti che la solcavano
orribilmente e facevano strage.
«Il nostro assalto alle posizioni di Dijon cominciò verso le sette
pomeridiane; era molto buio e tempo piovoso. Sino alle 10 ebbi molta
fiducia di riuscire; ma scorsa quell'ora i capi della mia avanguardia mi
fecero sapere essere inutile persistere nell'assalto, essendo spaventosa
la resistenza del nemico ed impossibile fare avanzare la nostra gente.
Con reluttanza mi dovetti conformare alle asserzioni dei miei fidi e
dovetti ordinare la ritirata che per essere di notte potè effettuarsi
senza perdite. Il nemico non si mosse dalle sue posizioni e noi non
fummo disturbati.
«Luogo di concentramento di tutti i corpi in ritirata del sedicente
esercito dei Vosges su Autun.
«Il 1º decembre il nemico, imbaldanzito dalla nostra ritirata, venne di
sorpresa ad attaccarci ad Autun. Collocate le loro artiglierie sulle
alture di Saint Martin cominciarono a fulminarci--Era verso il
mezzogiorno.
«Feci collocare i nostri diciotto pezzi in posizione dominante quella
nemica e questi serviti con ardore e bravura dai nostri giovani
artiglieri, tempestarono di projetti l'avversario e lo obbligarono dopo
più ore di combattimento, a portare indietro i propri pezzi.
«Alcune compagnie di franco tiratori ed alcuni battaglioni di mobili
lanciati sul fianco sinistro dei Prussiani, completarono la giornata, ed
il nemico fu obbligato a ritirarsi.
«A Autun servimmo di cortina e protezione ai due movimenti di fianco che
si operarono da Chagny a Orleans dal generale Crousat, e dal grande
esercito della Loira, comandato dal generale Bourbaky verso l'est. In
conseguenza del movimento del generale Bourbaky, i prussiani
abbandonarono Dijon, e noi l'occupammo con alcune compagnie di franchi
tiratori e dipoi con tutte le nostre forze».
Prima di abbandonare Autun il generale consegnava a suo figlio Ricciotti
il seguente: