_Nino Bixio_»
È da immaginarsi con che premura Elia rispondesse all'appello del caro
amico generale Bixio, che già presentiva essere d'accordo col Re
Vittorio Emanuele e con Garibaldi per qualche ardita e gloriosa impresa.
Non indugiò la partenza e raggiunse dopo due giorni, Bixio al Campo di
S. Maurizio.
Montati a cavallo si recarono in una casina di proprietà di Accossato,
dove Elia ebbe l'altissimo onore e la grande soddisfazione di stringere
la mano che gli veniva stesa dal Padre della Patria, Re Vittorio
Emanuele II, che ebbe parole assai benevoli per lui. Elia ricevette
verbali ordini e disposizioni intorno ad una combinata operazione e
ritornò in Ancona in attesa di essere chiamato.
Anche Mazzini cooperava con Vittorio Emanuele e spronava gli amici suoi
a dare il loro appoggio per l'insurrezione in Gallizia, e nel trovare
appoggio nei principati Balcanici, e sopratutto nel Montenegro, per un
forte diversivo contro l'Austria, per poi marciare colle forze nazionali
alla conquista del Veneto.
Intanto che tali trattative correvano, il generale Garibaldi, invitato
dal popolo inglese a recarsi in Inghilterra, la mattina dell'11 aprile
vi faceva il suo ingresso, accolto da per tutto da una moltitudine
fremente d'ammirazione e di amore.
Fra le feste che gli furono fatte merita di essere ricordata quella
della prima autorità cittadina.
Il Lord Mayor di Londra salutava in lui in nome della libera
Inghilterra:
«Il grande Apostolo della libertà; l'eroico e cavalleresco soldato che
non impugnò mai la spada che per una giusta causa; il conquistatore di
un regno per liberarlo dall'oppressione; colui che rimase povero per
arricchire gli altri; il cittadino amante della sua patria e di tutta la
razza umana, assai più della propria vita; l'uomo sinceramente buono e
giusto di cui le private virtù sono superate soltanto dalle virtù
pubbliche, dalla magnanimità più che spartana o romana».
Invitato ad un banchetto di amici polacchi ed italiani tra i quali
Mazzini, Saffi e Mordini, al levare della mensa Mazzini si levò e
propose un brindisi al generale Garibaldi con queste parole:
«Il mio brindisi racchiuderà tutto quanto ci è caro, tutto quello per
cui abbiamo sofferto, e combattuto. Bevo alla salute della libertà dei
popoli, dell'uomo, che è la incarnazione vivente di queste grandi idee,
di Giuseppe Garibaldi; della povera, sacra ed eroica Polonia i cui figli
silenziosamente combattono e muoiono per la libertà da più di un anno;
bevo alla salute di quella giovane Russia la cui divisa è terra e
lavoro; della nuova Russia che fra non molto offrirà la mano alla
Polonia sorella, riconoscendo la sua indipendenza e cancellando i
ricordi dei russi degli Czar; alla salute dei russi che col nostro amico
Herzen hanno fatto tanto per creare questa nuova Russia».
Garibaldi rispose:
«Sono per fare una dichiarazione che avrei dovuto fare già da gran
tempo; vi è fra noi un uomo che ha reso i più grandi servigi al nostro
paese ed alla causa della libertà.--Quando io ero giovinetto non avendo
che aspirazioni verso il bene, cercai uno capace di servire di guida e
di consiglio ai miei giovani anni, e lo trovai.--Egli solo vegliava,
mentre tutti intorno a lui dormivano--Egli solo alimentò il fuoco
sacro--Egli conservò sempre la sua fede, l'amore sviscerato al suo
paese e la devozione alla causa della libertà--Quest'uomo è il mio amico
e Maestro Giuseppe Mazzini. Beviamo alla sua salute».
Il 5 maggio Garibaldi lasciava l'Inghilterra, ed il 9 l'«Ondine» Jakt
del Duca di Sutherland lo sbarcava a Caprera.
*
* *
Prima d'imbarcarsi per far ritorno alla sua Isola il generale così
scrisse a Victor Ugo che avevagli espresso il desiderio di stringergli
la mano qualora avesse potuto visitarlo nella partenza da Londra:
Mio caro Victor Ugo,
«Il visitarvi nel vostro esiglio era per me più che un desiderio; era un
dovere: ma molte circostanze me lo impediscono. Spero mi capirete, chè
lontano o vicino, non sono mai separato da Voi e dalla causa che
rappresentate.
«Sempre vostro
«Londra, 22 aprile.
«_G. Garibaldi_».
Volle pure fosse pubblicata una lettera di commiato e di omaggio alla
stampa inglese e così scriveva:
«Nel lasciare l'Inghilterra non posso a meno di offrire un pubblico
omaggio alla stampa inglese, e uno speciale tributo di gratitudine a
tutti quei giornali che furono sinceri e fedeli organi della pubblica
opinione verso di me, e benevoli interpreti dell'ammirazione e dei
sentimenti che nutro per la nazione che mi diede ospitalità.
«Londra, 28 aprile.
«_G. Garibaldi_».
*
* *
Garibaldi però non si trattenne a lungo nella sua isola. Il 14 di
giugno, collo stesso vapore che lo aveva ricondotto dall'Inghilterra e
che il Duca di Sutherland aveva messo a sua disposizione, sbarcava
nell'Isola d'Ischia per curarsi, secondo si diceva, dell'artrite.
Come si disse già da qualche tempo correva una corrispondenza privata
fra Mazzini e Vittorio Emanuele.
Intermediario fra Vittorio Emanuele e Mazzini era il patriota Diamilla
Muller amico al Mazzini e carissimo quanto altrettanto devoto a Vittorio
Emanuele.
Nel novembre del 1863 il Diamilla Muller riceveva da Mazzini un
messaggio che diceva così:
«Il Re non intende questo cospirare continuo a impiantare un dualismo
tra il governo e il partito d'azione, in cose nelle quali si era, in
sostanza, d'accordo; volere egli Venezia quanto me: avere egli fede
nell'onestà del mio procedere; perchè non si verrebbe a un patto per
l'intento comune?»
E il 15 novembre del 1863 il Mazzini in una sua lettera nella quale
apriva l'animo suo grande, concludeva così: