EZIO».

* * * * *

Doveva esser così!

Dal momento che essi non potevano camminare sulla medesima strada, era

bene che si dividessero prima che la forza morale della loro

resistenza li abbandonasse.

Ezio aveva risparmiato con questa specie di fuga clandestina un'ora di

inutili spasimi e di dubbiezze; ma il cuore della donna non poteva

rimanere impassibile davanti all'ultima parola di un lungo dramma, che

aveva riempiuto or bene or male tutti gli anni della sua vita.

Tutto ciò che finisce, anche un grande dolore, lascia dietro di sè una

specie di vuoto in cui pare che l'anima si sprofondi. Ma per Flora

finiva con questa scena tutto il dramma della sua giovinezza e

cominciava la stagione in cui non si aspetta più nulla.

Era bene che tutto fosse finito con dignità, con ragionevolezza, colla

coscienza d'aver voluto il bene; ma la sbiadita bandiera del suo

dovere sventolava sopra una grande rovina.

Sentendosi soffocare da un improvviso senso di scoraggiamento, uscì di

nuovo sulla terrazza e corse coll'occhio verso la punta del

promontorio, dietro il quale era scomparso il piccolo legno.

In quel momento una stella cadente attraversò lo spazio e parve

spegnersi nelle acque.

Ah sì: la tela cadeva sopra un dramma assai triste e inconcludente.

Ezio, fuggendo davanti a lei, per timore di intralciare la via de'

suoi doveri, aveva inconsapevolmente portato con sè la ragione del suo

sacrificio. Nè essa poteva tornare indietro a dar la vita a speranze

deluse, nè poteva continuare a fabbricarsi delle illusioni. Con parole

crude si dovrebbe dire che essa non poteva restituire a Cresti

l'elemosina che Ezio sdegnava di ricevere.

Nessun epilogo poteva essere più triste; ma la storia dei nostri mali

non è mai ragionevole. Era a sperare che il tempo rinnovasse in lei

nuovi desideri di bene; ma intanto non poteva proibire a sè stessa di

piangere.

Le lagrime scendevano mute e calde, mentre gli occhi cercavano le

stelle nel cielo.

La notte si faceva sempre più oscura su quel mare oscuro, che nella

sua placidità conteneva la forza di tante tempeste.

Piangeva ancora in silenzio, quando le parve di sentire parlare nel

giardino. Credendo che fossero gli zii di ritorno, si asciugò in

fretta gli occhi e il volto e cercò di raccogliere tutte le forze di

cui aveva bisogno in quel momento.

--Venga avanti, signora--diceva la cameriera, precedendo col lume una

signora imbacuccata in una mantiglia pesante da viaggio, col volto

coperto da un fitto velo.

--Signorina!--chiamò la ragazza, entrando nel salotto.

--Chi è?--chiese Flora, fissando gli occhi sulla signora forestiera.

--Sono io--disse questa, levandosi il velo dal viso.

--La mamma, la mia mamma?--gridò Flora allargando le braccia.--Oh sei

tu?--e se la strinse e vi si appoggiò tutta. Aveva bisogno di chi la

sorreggesse.

--M'hanno scritto che potevi aver bisogno di me e son partita subito.

--Sì, sì: ora non vivo che per te, mamma.--

Col fuoco non si scherza · 第 44 / 51 题