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Doveva esser così!
Dal momento che essi non potevano camminare sulla medesima strada, era
bene che si dividessero prima che la forza morale della loro
resistenza li abbandonasse.
Ezio aveva risparmiato con questa specie di fuga clandestina un'ora di
inutili spasimi e di dubbiezze; ma il cuore della donna non poteva
rimanere impassibile davanti all'ultima parola di un lungo dramma, che
aveva riempiuto or bene or male tutti gli anni della sua vita.
Tutto ciò che finisce, anche un grande dolore, lascia dietro di sè una
specie di vuoto in cui pare che l'anima si sprofondi. Ma per Flora
finiva con questa scena tutto il dramma della sua giovinezza e
cominciava la stagione in cui non si aspetta più nulla.
Era bene che tutto fosse finito con dignità, con ragionevolezza, colla
coscienza d'aver voluto il bene; ma la sbiadita bandiera del suo
dovere sventolava sopra una grande rovina.
Sentendosi soffocare da un improvviso senso di scoraggiamento, uscì di
nuovo sulla terrazza e corse coll'occhio verso la punta del
promontorio, dietro il quale era scomparso il piccolo legno.
In quel momento una stella cadente attraversò lo spazio e parve
spegnersi nelle acque.
Ah sì: la tela cadeva sopra un dramma assai triste e inconcludente.
Ezio, fuggendo davanti a lei, per timore di intralciare la via de'
suoi doveri, aveva inconsapevolmente portato con sè la ragione del suo
sacrificio. Nè essa poteva tornare indietro a dar la vita a speranze
deluse, nè poteva continuare a fabbricarsi delle illusioni. Con parole
crude si dovrebbe dire che essa non poteva restituire a Cresti
l'elemosina che Ezio sdegnava di ricevere.
Nessun epilogo poteva essere più triste; ma la storia dei nostri mali
non è mai ragionevole. Era a sperare che il tempo rinnovasse in lei
nuovi desideri di bene; ma intanto non poteva proibire a sè stessa di
piangere.
Le lagrime scendevano mute e calde, mentre gli occhi cercavano le
stelle nel cielo.
La notte si faceva sempre più oscura su quel mare oscuro, che nella
sua placidità conteneva la forza di tante tempeste.
Piangeva ancora in silenzio, quando le parve di sentire parlare nel
giardino. Credendo che fossero gli zii di ritorno, si asciugò in
fretta gli occhi e il volto e cercò di raccogliere tutte le forze di
cui aveva bisogno in quel momento.
--Venga avanti, signora--diceva la cameriera, precedendo col lume una
signora imbacuccata in una mantiglia pesante da viaggio, col volto
coperto da un fitto velo.
--Signorina!--chiamò la ragazza, entrando nel salotto.
--Chi è?--chiese Flora, fissando gli occhi sulla signora forestiera.
--Sono io--disse questa, levandosi il velo dal viso.
--La mamma, la mia mamma?--gridò Flora allargando le braccia.--Oh sei
tu?--e se la strinse e vi si appoggiò tutta. Aveva bisogno di chi la
sorreggesse.
--M'hanno scritto che potevi aver bisogno di me e son partita subito.
--Sì, sì: ora non vivo che per te, mamma.--