MALMANTILE — 6 CANTO.

[14] _Martiris_ Epistola universis ecclesiæ lucensis fidelibus, 1543.

[15] Io scrittore ricordo come nella primissima età frequentando

la scuola dei padri barnabiti di Livorno, mi tafanassero per farmi

pigliare in odio il Castelvetro come uomo empio, zotico ignorantissimo

e maligno, e se più ne sai, più ne metti; mercè loro consegnai alla

memoria questo primo sonetto della corona del Caro contro messer

Castelvetro Ludovico che ancora non ci è voluto uscire, e ormai non ci

uscirà più:

«O vituperio della umana gente!

I sacri studi e le onorate scole,

Onde ha l'alma virtù perpetua prole,

Ond'è simile a Dio la nostra mente,

«Contamina un sfacciato, un impudente

Veglio immaginator di ombre e di fole,

Di cui lo stil, lo inchiostro e le parole

Son la rabbia, il veleno, il ferro e il dente.

«Questo empio vecchio per fare empio altrui

Coi caduti dal ciel nostri avversari

Venuto è in terra fuor dei regni bui.

«Quinci turba le cattedre e gli altari

E muove guerra ai santi, e tu da lui

Misera età senno e valore impari!....»

Singolare è il confronto degli epitafi di questi due più che avversari

nemici: si mette su quello del Caro come principalissimo vanto _la

fedeltà_ ovvero _servitù_ a Pierluigi Farnese e al cardinale Alessandro

suo figliuolo; su l'altro del Castelvetro si scrive come conforto

del decennale esilio che _libero_ riposa, in _libera_ terra, dove

_liberamente_ morì.

[16] Il magnanimo Alfonso era anco poeta; difatti avendo Torquato Tasso

richiesto la provvista del vino al dispensiere del duca, questi rispose

in rima:

«Una botte di vin sia data al Tasso,

«E mangi e beva e dorma e vada a spasso.»

E bene stà: i poeti di corte non hanno a fare altro, e ringrazino Dio

se non li mettono in gabbia a cantare. Anco in Inghilterra il _salario_

del poeta di corte fu ed è una botte di malvagìa all'anno.

[17] Nella relazione di questo caso mandata dall'oratore Veneto

residente a Roma al senato si legge: «Furono i rei diecisette, dei

quali quindici _abiurati_, restando condannati, chi _serrati in

perpetuo fra due muri_, chi in prigion perpetua, chi in galea perpetua

o per tempo, ed alcuni appresso in certa somma di danari per la

fabbrica che si ha da far....»

[18] Il Laderchio annalista papalino desidera che il Tuano referendo

la condanna del Carnesecchi avesse dichiarato s'ei fu arso vivo o

morto, e poi afferma come la Chiesa non abbia mai condannato persona a

perire vivo fra le fiamme; però egli stesso nel volume seguente XXIII,

pag. 200, emenda l'error suo su questo particolare. Il buon Cantù,

che tante cose sa, questa finge ignorare, e ciò a profitto di quella

scellerata curia di cui si costituiva campione: _nec tali auxilio, nec

defensoribus istis tempus eget_.

[19] In certa oda ad _Petrum Carnesecchum_ del Flaminio soppressa per

cautela del Mancurti occorrono questi versi:

Non loci tamen ulla temporisve

Intervalla, tuos mihi lepores,

Non mors ipsa adiment. Manebo tecum,

Tecum semper ero tibique semper

Magnam partem animæ meæ relinquam.

I quali recati nel volgar nostro suonano così: «nè di tempo spazio

nè di luogo nè la morte stessa fie che mi tolga le grazie tue; sempre

teco starommi e teco sempre sarò e a te pur sempre di questa anima mia

lascerò gran parte.» Questo altro non prova se non che le bugie possono

significarsi tanto bene in latino quanto in italiano; vero è che l'oda

fu soppressa dal Mancurti, ma il Flaminio non avrebbe operato diverso,

sendo uomo pusillanime e rimesso secondatore dei tempi.

[20] Furono pubblicate anco due note di libri proibiti, come si ricava

dal Manuale della Cancelleria del 10 luglio 1545 fog. 57, e dal libro

delle Riformagioni nello Archivio di Stato, Arm. 45, n. 18. fog. 39.

Antonio Brucioli

Pietro Martire Vermigli

Fra' Bernardo Ochino

Giovanni Ecolampadio

Simone Hessy

Giusto Iona

Giovanni Leonicero

Giovanni Vicleffo

Giovanni Delenio

Giovanni Pomeranio

Leone Iude Bullingerio

Erasmo Sarcerio

Osvaldo Miconio, Lucemario

Giovanni Bomelio

Sommario di scritture

Ermano Bodio, e tra le altre

opere la sua Unione dei dissidenti

Libri tre della penitenza

Filippo Melanetonio

Ottone Brunsfegio

Ulderico Zuinglio

Giovanni Brismanno

Andrea Carlostadio

Ulrico Uttenio

Martino Bucero

Giovanni Hus

Pietro Artopeo

Lamberto Pellicano

Heirischio

Giovanni Brenzio

Charicio Cogelio e Aricio

Arsace Schoffer

Martino Lutero

Dottrina vecchia e nuova, volgare

e latina di Urbano Regio

Giovanni Hepino

Ochino, della Confessione

Vita nuova, e certa sua semplice dichiarazione

Pasquillo in Ispirito, e tutti gli altri contenenti eresia, ovvero

opinione di eresia, precipuamente condannati dalla santa chiesa

romana per dichiarazione dello spettabile Officio. Finchè li proibì la

Chiesa questi libri cercaronsi, compraronsi, con pericolo si tennero e

lessero: oggi li vietò la filosofia, e cascarono giù nell'oblio, donde

veruno varrà a trarli fuora.

[21] Vedi la Dichiarazione autografa di F. Burlamacchi su questo

proposito nel Cap. ultimo.

[22] Nuove ricerche ci hanno fatto conoscere come in Lucca fosse

instituito l'Ufficio delle vedove e dei pupilli: ora davanti a questo

fu discusso il piato fra i Pessini, che venne primamente composto per

via di transazione, cui non volendo osservare quel malanno di Andrea,

Agnello ricorse ai magnifici Signori, i quali tutti il 23 agosto 1546

decisero la transazione si adempisse: onde par vero, almeno in parte,

che Andrea Pessini non del solo Francesco Burlamacchi, bensì della

intera Signoria volesse vendicarsi.

[23] Nel capitolo antecedente ho detto che il Burlamacchi quando

tornò in palazzo ebbe cura di abolire la lettera che scrisse innanzi

di lasciarlo per provvedere alla sua salute con la fuga, deponendola

sul tavolino di camera sua; tuttavia reputò spediente sostituire alla

lettera distrutta certa narrativa che il diligente signor Lione Del

Prete rinvenne e pubblicò nel tomo 12 p. 309 2.º S. dello Archivio

Storico italiano: gli è certo che la lettera doveva contenere cose

buone a dirsi, se riusciva la fuga e buone a tacersi se questa andava

come andò fallita: però simile scrittura deve considerarsi se non

simulatrice, almeno in parte dissimulatrice del vero; nondimeno in

tanta scarsezza di documenti relativi alla vita del Burlamacchi qui la

metto, come quella che, nota a pochi, pure emana autenticamente da lui.

[24]

Vita di Francesco Burlamacchi · 第 20 / 30 题