DOCUMENTO XXI.[621]

(Pag. 345)

LETTERE DI ROBERTO ACCIAIUOLI,[622] AMBASCIATORE DI CLEMENTE

VII E DELLA REPUBBLICA FIORENTINA IN FRANCIA.

1[623]

_Al Cardinale di Cortona._

_R.^me Domine._ Io scrivo un poco largo a' Signori Octo, perchè io

penso ch'allo arrivar di questa sia scoperta la Lega per tucto, et

publicata; et per animarli, accenno dove ci troviamo, quando non ci

aiutiamo, perch'io so certo ch'el disegno di Cesare è di andare a

Roma et lì fermarsi uno anno o dua, et deporre el Papa et ridurre

Toscana in Ducato, et darlo all'Arciduca,[624] et spacciare Ferrara et

Mantova, et darli a sua amici, et dipoi spacciare e Vinitiani. Questi

ragionamenti hebbe col Re più volte, confortandolo a non s'impacciar

delle cose d'Italia, per apartenersi a lui; sicchè non è da dormire, et

maxime havendo questo favore et questo appoggio, che vengon tanto di

buona voglia quanto è possibile, et io mi trovo qui con gran favore,

per haver ferma fede ch'el Papa vadia con animo sincero et stietto

verso di loro, et dachè si ha a far la guerra, è bene farla da homini

dabene, et in modo che possiamo vincere et non restare a discretione

di questi lupi. Alla Ciptà è naturale questa compagnia, et ne possiamo

sperare più sicurtà che dalli altri. Vostra Signoria conforti el Papa

che, trovandosi horamai scoperto, s'appoggi tucto di qua, perch'io so

che ci troverà tal riscontro et tale sicurtà che potrà godersi el suo

pontificato et salvare noi.

Costoro ci hanno hoggi domandati, l'Anglico, el Veneto[625] et me, se

volendosi partire el Vicerè hora che era excluso dell'acordo per venire

in Italia, ci pareva che li dovessi dare licentia, et se ci pareva che

si ordinassi a' passi che li corrieri et le lettere non fussin più

lasciate passare d'Hispagna in Italia, et così e converso. Habbiamo

resposto con molta ragione, non esser per modo alchuno da lasciare

venire el Vicerè in Italia, nè che lettere o corrieri vadino a torno,

et così ci hanno promesso di fare. Racomando a Vostra Signoria R.^ma

Que bene valeat.

In Angolem. die XVII junii MDXXVI.

2[626]

_Alli Signori Octo di Pratica in Firentie._

_Magnifici Domini Obser.^mi._... Io credo che la tardità delle

provisioni che si dovevan mandar di qua in favor dell'impresa, haranno

non solamente facto danno alle cose di Lombardia, et causato più

lungheza di guerra, ma facto anchora dubitare Nostro Signore et le

Signorie Vostre di qualche vacillamento dell'animo et mente di questa

Maestà Christianissima, perchè qualunque non vede le vere cause,

ragionevolmente ne debba dubitare, et pensarne qualche mysterio diverso

dalla verità. Nondimeno io non ho mai visto segno nessuno da farmi

mutare di opinione, che tengo dell'animo sincero et fermo di sua Maestà

in questa impresa. Et sebene ogni giorno el Vinitiano et io habbiamo

importunato et solicitato et monstro li disordini che poteva fare tanta

lunghezza, nondimeno, havendo conosciuto le vere cagione, ci siamo più

doluti delli sua ministri et executori della sua commissione, che delle

deliberatione di Sua Maestà et delli Signori del Consiglio, le quali

si son facte in tempo, che, se l'exequtione havessino acompagnate, non

si saria soportato questo danno et disagio. Ma havendo trovato le cose

del regno al suo ritorno d'Hispagna, et maxime delle gente d'arme, in

disordine, et volendo di 4000 lance cassarne una parte, consumorono

molti giorni, per non si resolvere bene chi dovessino cassare, chè per

non discontentare nessuno diminuirno poi la tertia parte a tucte le

compagnie. Et di poi, facta la deputatione de capitani per Italia, et

ordinato e quartieri, et spacciatili di Corte, e thesorieri che havevon

la cura et a Lione et altrove di pagarli con mala contentezza del Re

li hanno stratiati tre settimane. Di che havendo noi hauto notitia

dopo qualche giorno da Lione, ce ne siamo forte risentiti et doluti,

et al Re è dispiaciuto assai, et subito et per più mandati li ha facti

solicitare et expedire, et insino non ci siamo assicurati che habbino

hauto el quartiere, non habbiamo cessato d'importunare. Et però Vostre

Signorie non si mararaviglino della lunghezza, nè suspectino di mala

voluntà; ma l'atribuischino alla propria natura loro et modi di far le

faccende, che son quelli che li hanno più volte facti ruinare. Perchè

l'animo del Re è tanto inclinato al fare dal canto suo ogni possibile

conato et spesa, quanto dir si possa, per vincere questa impresa. Et

appresso a Svizeri non ha lasciato indrieto alchuna spetie di favore,

per convertirli al venire in benefitio della Lega, come l'avanti lo

arrivar di questa Vostre Signorie haranno inteso, perch'io sono avisato

da messer capino,[627] che si partiva alli XXVI con 8300 Svizeri,

et credo anchora che buona parte delle lance franzese a quel tempo

medesimo saranno in Astigiano....

.... Il Re ha qualche aviso, ch'el Principe d'Orange debba passare per

la Savoia con una banda di Alamanni, per venire in Italia, et però col

Duca ha facto gran querela et protestatione, che non dia passo alli

nimici sua, et ordinato al Marchese di Saluzo, che oltre alli 4 mila

fanti, che farà a spese comun della Lega, ne faccia ancor 11 mila per

suo conto proprio, acciò possa oporsi, bisognando, a decto Principe,

dove vedessi di poterseli fare incontro.

Dipoi scripto el disopra, ho parlato alla Maestà del Re, et mi ha decto

haver questa mattina scripto al Marchese di Saluzo, che parendoli di

haver bisogno di più gente d'arme, che li manderà anchora 200 o 300

lance; et perch'io lo ho confortato al mandarle, credo che questo

dì le ordineranno. Et così per tucti e segni si vede Sua Maestà

infocata grandemente in questa impresa. Et a noi hanno facto più volte

intendere, che noi ricordiano et pensiamo quello che sia per benefitio

comune, ch'el Re non è per denegare alchuna cosa.

Nè per la presente occorrendo altro, a Vostre Signorie mi racomando.

Que bene valeant.

Ex Ambusa. Die XXXI julii 1526.

3[628]

_Al Magnifico Luogotenente del Papa, M. Francesco Guicciardini, in

Campo._[629]

Magnifico Signor Luogotenente. Io mandai di qua Barranino corriere,

alli XXXI passato, et nel plico di Vostra Signoria erano le lettere

di Roma aperte, acciò quella vedessi tucto che di qua si scriveva,

et risuggellate, le mandassi subito con le altre lettere di Firentie;

et alli XXIII havevo spacciato el Targa col medesimo ordine, li quali

spacci reputando salvi, non replicherò altrimenti. Ho di poi di Vostra

Signoria una de XVIII, et intendo per epsa e disegni vostri, i quali

si mostron farsi più per necessità che per volontà. Dio ce ne adiuti,

che quando el castello[630] si perda, come di già ce n'è qualche aviso

esser seguito, veggo siamo inviluppati in una guerra da consumarci et

forse ruinarci. Noi di qua non restiamo d'importunare questi signori,

che ne hanno bisogno, non perchè si truovino freddi o mal disposti a

questa impresa, ma per haver un modo di negotiare et di exequire da

far disperare ogni homo che ha a far con loro, et poco si può havere

honore, respecto alla difficultà che ci è nel redurre a fine quello che

lor medesimi voglion fare; et poichè hanno dato l'expeditione, son di

poi dalli lor ministri stratiati un mese, el che ha causato questa lor

lunghezza dell'armata et gente d'arme, le quale troviamo pure che hanno

cominciato a marciare col Marchese di Saluzzo; et pensiamo che se non

tucte, almanco la sua persona con una parte, possa trovarsi di costà

alli X di questo, perchè el Re lo ha forte solicitato da molti giorni

in qua, et noi, sendo lontani, non possiamo misurare e passi sua.

Vidi una di Vostra Signoria, per la quale si mostrava che quella era

contenta concorrere alli IIII mila fanti, et perchè una parte ne haveva

di qua da' monti, et a causa non havessi a perder tempo, el Re li

ha mandato di qua li denari per pagarli; et inoltre, parendoli haver

bisogno di più somma di fanti, ne facci d'avantaggio dua mila a suo

proprie spese. Li IIII mila vanno a comune spese della Lega, et come

è decto, el Re li ha mandato e denari, et riterrà la parte et rata del

Papa et della Signoria in su la seconda paga de XXXX mila D. El resto

di decta paga, perchè di già ne ha ordinato XXV mila, si faranno di

contanti; et però saria bene, allo arrivare di decto Marchese, quando

non venga in campo così presto, mandare a rivedere se ha el pieno

di decte fanterie, et quanto porta apunto decta spesa, et che io ne

havessi notitia, acciò si possa fare el conto quello vi si spende, et

ritrarre el resto in su la paga de XXXX mila. Et Vostre Signorie di

costà, quello che dovevon pagare al decto Marchese, per la lor portione

di decti iiii mila fanti, li potranno voltare dove harebbono a voltare

li XXXX mila, per riempire quella somma. Et noi qua volentieri habbiamo

consentito questo modo, per haver a risquoter da loro quel meno.

Al conte Pietro Navarra si è mandato el breve del Capitano Generale di

tucta l'armata di mare della Lega, che così si è giudicato el meglio,

per farli tanto più presto uscire all'impresa di Genova, che molto el

Re desiderava se li dessi questo titulo. Et però siamo restati che

Vostra Signoria lo avisi di quanto sia necessario, qualunque volta

habbi commodo di mandar le lettere, et occurrendo al decto conte

Pietro, quando sarà intorno a Genova, habbi bisogno che per terra si

mandi qualche gente, per stringerli da più bande, Vostre Signorie liene

potranno ordinare o di quelli del Marchese di Saluzo o dell'altre. Et

lui ha commissione di governarsi secondo parerà a voi altri Signori del

campo.

La sera che io spacciai l'ultimo corriere, arrivò qui el secretario

Sanga,[631] mandato da Nostro Signore per solicitare queste lunghe

provisione, et poi andare in Angliterra; ha trovato el medesimo, cioè

animo prompto et sincero del Re et di tucti questi del governo, ma

lunghi, confusi, irresoluti et con malissimo governo in le cose lor

proprie, nonchè in le nostre. Et perchè Sua Sanctità vorrebbe esser

soccorsa di maggior contribuitione in questa guerra, et maxime per

cominciare ad assaltare el Regno di Napoli, per divertire ecc., non

veggo conrespondino a molte offerte ne hanno facto. Pur quando Nostro

Signore conceda lor certe decime che domandone, credo concorreranno

alla spesa del Regno, nè altro siamo per trar de' casi loro, per

trovarsi el regno molto exhausto et agravato da molte spese.

Sarà con questa una copia di lettera di Domenico Canigiani di Granata,

la quale monstra che le cose di Cesare non sono spente, ma si vogliono

adiutare per ogni canto. Et quando el Vicerè venga, le cose del Papa si

troveranno in mal termine, se in Lombardia voi non vincete, perchè non

mi pare basti stare in capitale a dove siamo condocti con la lunghezza

della guerra.

Ho caro el Machiavello habbi dato ordine a disciplinare la fanteria,

che volessi Dio fussi exequtato quello che lui ha in concepto; ma

dubito che non sia come la Republica di Platone, che non fu possibile

mai trovar chi in facto la mettessi o ne facessi una secondo che

lui dispose. Et però mi pareria fussi meglio tornassi a Firentie a

far l'offitio suo, per fortificare le mura, perchè corron tempi di

haverne haver bisogno, et facci solicitare quella opera, se vuol che

Gerozo[632] sia contento di lui. Racomandomi a Vostra Signoria et a

lui.

Ex Ambuosa. Augusti vij[633] M.D.XXVI.

4[634]

_Al Signor Locotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in

Campo._[635]

Magnifico Signor Locotenente. Io scripsi avantheri a Vostra Signoria,

sotto lettere del Vinitiano, et non feci passare el corriere di

costì, per torli meno quel tempo. Lo spaccio non conteneva altro

che assicurare el Papa del buono animo del Re in questa impresa, et

accertar Sua Beatitudine che Sua Maestà non vuole risparmiare la vita

propria per la sua conservatione, et che quella non ha nessun pensiero

nè altri in questa Corte di voler per sè lo stato di Melano, et va con

tanta sincerità et fede quanto noi sapiamo desiderare, et così prego

Vostra Signoria che confidi et si renda certa. Et ultra hoc, Sua Maestà

è contenta contribuire XX mila D. el mese di più che li XXXXmila,

perchè Sua Sanctità si possa aiutare; ma vorria bene che servissino

all'impresa di Napoli, et di già ce li ha ordinati la prima paga, che

sono a posta mia. Sichè non vi precipitate per li suspecti entrativi

per la tardità delle gente d'arme, che io vi assicuro che si trovavono

in tal disordine quando tornò d'Hispagna, che male potevano esser più

presto, et ogni giorno lo veggiamo più riscaldare; et tucti confessono

esser necessario che la curino come lor caso proprio.

Questo giorno in Consiglio, havendo aviso della mala resolutione della

Dieta de Svizeri, habbiamo ordinato che Sua Maestà scriva alli sua

in Svizeri, che favorregino la levata loro, et operino che quelli ha

mandato messer Capino non sieno revocati, et che in Grigioni di nuovo

scriva tenghino el passo alli Lanzchnet, et facci tucti quelli favori

et aiuti come fussi sua particularità; el che ha facto et dove può far

bene non manca in parte alchuna, et spesso ci fa dire che noi divisiamo

et pensiamo quello possa fare in favore della impresa, che non lascerà

indrieto alchun nostro ricordo. Et perchè el rimettere li XX mila D. a

Roma non si può fare senza gran damno, ce li paga a Lione con 2000 di

vantaggio, acciò prendiamo la cura di farli tenere a Roma.

Habbiamo apuntato questo dì con li Signori del Consiglio, che la

paga de XXXX mila cominci alli XV di luglio, che più avanti non li

habbiamo potuti tirare, nè siamo voluti stare duri, per haver condocto

Sua Maestà a XX mila più el mese, et perchè non si sono cominciati a

spender tucti avanti questo tempo: et mi hanno promesso che s'el Papa

concede loro le decime, tucto quello ne trarranno lo vogliono per le

spese d'Italia.

El Re ci ha facto dire che noi scriviamo a Vostra Signoria et al

Proveditor veneto, ch'è advertito ch'el campo della Lega è un bel

campo, et ben governato, et grande abondantia: ma ch'è necessario

Vostre Signorie lo tenghino insieme et lo rassegnino spesso, perchè ha

notitia certa, che l'imperiali hanno in disegno di non lo combattere

per hora, ma che tucti e lor pensieri son volti a sviare li vostri

soldati, et quelli che cominceranno a tirare dal canto loro, adoperar

per mezani et instrumenti ad sviarne delli altri, et come havessino

voto di molte compagnie, improvisamente darvi uno assalto. Però dice

che vigiliate ogni loro andamento, et che pensiate tucti li progressi

loro essere con artificio et inganno, et ne sta con grandissima

gelosia.

Sua Maestà et questi Signori del Consiglio si maravigliono che noi

habbiamo li avisi de' progressi tanto di raro, et se ne son doluti

questo dì con noi, dicendo, sendo questa cosa tanto importante al Re,

noi vorremo pure saper più spesso quello che segue, perchè ci è pure

l'interesse del Re, et fa la spesa che voi vedete, et non solamente

desideriamo sapere le factione, ma li disegni et pensieri che si

fanno nel procedere della guerra. Et però el Vinitiano et io habbiamo

consertato, che sia necessario dare al Re notitia di tucto, et che

ogni dua dì almeno facciate correre la posta insino a Lucerna, et che

tegnate uno homo vostro a Coyra et uno a Lucerna, insino dove sono

le poste venete, che basteria ogni stradiotto con poco soldo a chi

s'indirizassino le lettere prima a Coyra, et da questo fussin indiricte

a quel di Lucerna, che le mandassi per le poste regie in Corte.

Conforta Sua Maestà che s'intratenga el duca Francesco, et da che è

perso el castello, ha molto caro el Duca non sia acordato con loro.

Monsignor d'Autrec, parlando questa sera con Sua Signoria, mi ha

commesso che io scriva a Vostra Signoria, et li ricordi che ha da fare

con soldati vincitori, periti nella guerra et sagaci al possibile, et

che quella proceda passo passo, et examini bene che cuore hanno e sua

soldati, che voluntà, se son disposti ad assaltare l'inimico, se si

amano et conoscono l'un l'altro, se fanno l'arte del soldo per honore

o per leggierezza, et secondo li trova, secondo li metta ne' periculi;

vegga che li capitani non faccino l'arte per mercantia, et più

presto cerchi di guadagnare un miglio el dì, che dieci, purechè possi

assicurarsi in sul guadagnato, et non si havere a ritirare. Et sendo

Sua Signoria l'homo ch'è, et del paese et delle cose d'Italia molto

instructo, mi è parso non pretermettere tale offitio.

Molti sarien d'opinione, et maxime li homini di guerra, che hora che

è perso el Castello, arrivate fussin le lance franzese, si facessi la

guerra più con li cavalli che con la fanteria, et si recassino li campi

in su loro forte, et si travagliassino loro le vectovaglie el più si

potessi, et che bastassi tenerli impegnati intorno a Melano, et che

col meglio della fanteria si andassi alla volta del Regno, perchè si

diminuirebbe la spesa, et consequenter si potria più in durarla, et

mandarvi ad ogni modo 3000 Svizzeri infra loro.

El Sanga è partito questa sera per Angliterra, et domane o l'altro sarà

qui el Batoniense[636] per quella Maestà, per tractare ecc.

Crederrei, non havendo a sforzare più el castello, nè l'Hispagnoli

volendo uscire in campagna, ma starsi drento, si potessi fare senza

levare più Svizzeri, che porton con loro spesa infinita; et bastassino

quelli havete, perchè li troppi, mutinando loro come sogliono dal decto

al facto, vi potrien rovinare; et questo rispiarmio vi faria soportare

la guerra più tempo.

Ex Ambuosa. Augusti XIII M.D.XXVI.

5[637]

_Al R.^mo Datario et a Messer Iacopo Salviati. Roma._[638]

_Reverendissime Domine ac Magnifice Vir._ .... Di poi tucti questi

ragionamenti Monsignor d'Aultrech mi disse, per parte del Re et di

tucti loro, che la Sanctità di Nostro Signore pensassi a questo accordo

del Duca di Ferrara, perchè importava el tucto, et conoscevon bene

ch'el non haver hauto et non haver un capo di reputatione rovinerebbe

questa impresa, perchè lor sapevon certo che li capitani del Papa non

eron d'accordo, et si trovavon in gran contentione, et l'inimici se

ne trovavon lieti, et procedevono le cose con poca reputatione, et

che di tucto questo male era causa non haver capo che sia stimato da

tucti, et che le cose del Papa eron ridocte in termine, che l'honor

di Sua Sanctità non consisteva nè in Modena nè in Reggio, ma liene

andava tucto lo Stato della Chiesa et di Firentie, et che quando

vinca, sarà più honorato et più glorioso, che fussi mai pontefice; nè

lo havere un poco abassato el grado suo per vincere, li sarà imputato

se non a prudentia et a maggior laude. Et che per questo lor col Re

insieme sarieno d'opinione, che Sua Sanctità non indugiassi più et

si lasciassi un poco ingannare,[639] perchè sarà causa d'intronare

et confondere l'inimici sua et assicurarsi la victoria in mano. Et

quando Sua Beatitudine stia pure dura, pensi ch'el Duca non sia per

star suspeso, ma o secreto o palese farà tal guerra che ruinerà tutti

li disegni della Lega. Et con tanta instantia ne parlorno tutti, che

si vede temono grandemente et de danari et delle forze sua, et dicono

che, accordandosi Sua Sanctità a fare composition con lui et farlo capo

generale, unisce tucta Italia, et se ne può servire et all'impresa del

Regno et a quella di Lombardia dove meglio li paressi, et expressamente

dicono questo caso non essere bene inteso.

Havendo anchora parlato a Madama[640] con l'homo del Duca di Melano,

Sua Excellentia mi tirò da parte et mi dixe: provedete al vostro campo,

che noi intendiamo che sono in gran divisione et ne potria succedere

qualche gran disordine, et di poi ch'el Re l'ha inteso, ne stiamo di

malissima voglia et con gran paura, et di tucto è causa el non haver

accordato el Duca di Ferrara. Io li dixi non era restato dal Papa, che

con suo dishonore si reduceva a contentarlo. Resposemi: faccisi che

accordo si vuole, el Papa non può haverci vergogna, perchè l'importa

tanto che la necessità lo excuserà, et se vincereno, el Duca li sarà o

voglia o no vasallo, et perdendo li sarà patrone: pregate el Papa che

per l'amor di Dio si lasci ingannare, et serri li occhi, et faccilo suo

amico, et non risparmi a niente, che ogni pacto è ben fare per vincere

questa guerra, che se ne porta et Sua Sanctità et Italia et Francia et

ogni altra cosa....

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. III · 第 60 / 77 题