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LETTERE DI ROBERTO ACCIAIUOLI,[622] AMBASCIATORE DI CLEMENTE
VII E DELLA REPUBBLICA FIORENTINA IN FRANCIA.
1[623]
_Al Cardinale di Cortona._
_R.^me Domine._ Io scrivo un poco largo a' Signori Octo, perchè io
penso ch'allo arrivar di questa sia scoperta la Lega per tucto, et
publicata; et per animarli, accenno dove ci troviamo, quando non ci
aiutiamo, perch'io so certo ch'el disegno di Cesare è di andare a
Roma et lì fermarsi uno anno o dua, et deporre el Papa et ridurre
Toscana in Ducato, et darlo all'Arciduca,[624] et spacciare Ferrara et
Mantova, et darli a sua amici, et dipoi spacciare e Vinitiani. Questi
ragionamenti hebbe col Re più volte, confortandolo a non s'impacciar
delle cose d'Italia, per apartenersi a lui; sicchè non è da dormire, et
maxime havendo questo favore et questo appoggio, che vengon tanto di
buona voglia quanto è possibile, et io mi trovo qui con gran favore,
per haver ferma fede ch'el Papa vadia con animo sincero et stietto
verso di loro, et dachè si ha a far la guerra, è bene farla da homini
dabene, et in modo che possiamo vincere et non restare a discretione
di questi lupi. Alla Ciptà è naturale questa compagnia, et ne possiamo
sperare più sicurtà che dalli altri. Vostra Signoria conforti el Papa
che, trovandosi horamai scoperto, s'appoggi tucto di qua, perch'io so
che ci troverà tal riscontro et tale sicurtà che potrà godersi el suo
pontificato et salvare noi.
Costoro ci hanno hoggi domandati, l'Anglico, el Veneto[625] et me, se
volendosi partire el Vicerè hora che era excluso dell'acordo per venire
in Italia, ci pareva che li dovessi dare licentia, et se ci pareva che
si ordinassi a' passi che li corrieri et le lettere non fussin più
lasciate passare d'Hispagna in Italia, et così e converso. Habbiamo
resposto con molta ragione, non esser per modo alchuno da lasciare
venire el Vicerè in Italia, nè che lettere o corrieri vadino a torno,
et così ci hanno promesso di fare. Racomando a Vostra Signoria R.^ma
Que bene valeat.
In Angolem. die XVII junii MDXXVI.
2[626]
_Alli Signori Octo di Pratica in Firentie._
_Magnifici Domini Obser.^mi._... Io credo che la tardità delle
provisioni che si dovevan mandar di qua in favor dell'impresa, haranno
non solamente facto danno alle cose di Lombardia, et causato più
lungheza di guerra, ma facto anchora dubitare Nostro Signore et le
Signorie Vostre di qualche vacillamento dell'animo et mente di questa
Maestà Christianissima, perchè qualunque non vede le vere cause,
ragionevolmente ne debba dubitare, et pensarne qualche mysterio diverso
dalla verità. Nondimeno io non ho mai visto segno nessuno da farmi
mutare di opinione, che tengo dell'animo sincero et fermo di sua Maestà
in questa impresa. Et sebene ogni giorno el Vinitiano et io habbiamo
importunato et solicitato et monstro li disordini che poteva fare tanta
lunghezza, nondimeno, havendo conosciuto le vere cagione, ci siamo più
doluti delli sua ministri et executori della sua commissione, che delle
deliberatione di Sua Maestà et delli Signori del Consiglio, le quali
si son facte in tempo, che, se l'exequtione havessino acompagnate, non
si saria soportato questo danno et disagio. Ma havendo trovato le cose
del regno al suo ritorno d'Hispagna, et maxime delle gente d'arme, in
disordine, et volendo di 4000 lance cassarne una parte, consumorono
molti giorni, per non si resolvere bene chi dovessino cassare, chè per
non discontentare nessuno diminuirno poi la tertia parte a tucte le
compagnie. Et di poi, facta la deputatione de capitani per Italia, et
ordinato e quartieri, et spacciatili di Corte, e thesorieri che havevon
la cura et a Lione et altrove di pagarli con mala contentezza del Re
li hanno stratiati tre settimane. Di che havendo noi hauto notitia
dopo qualche giorno da Lione, ce ne siamo forte risentiti et doluti,
et al Re è dispiaciuto assai, et subito et per più mandati li ha facti
solicitare et expedire, et insino non ci siamo assicurati che habbino
hauto el quartiere, non habbiamo cessato d'importunare. Et però Vostre
Signorie non si mararaviglino della lunghezza, nè suspectino di mala
voluntà; ma l'atribuischino alla propria natura loro et modi di far le
faccende, che son quelli che li hanno più volte facti ruinare. Perchè
l'animo del Re è tanto inclinato al fare dal canto suo ogni possibile
conato et spesa, quanto dir si possa, per vincere questa impresa. Et
appresso a Svizeri non ha lasciato indrieto alchuna spetie di favore,
per convertirli al venire in benefitio della Lega, come l'avanti lo
arrivar di questa Vostre Signorie haranno inteso, perch'io sono avisato
da messer capino,[627] che si partiva alli XXVI con 8300 Svizeri,
et credo anchora che buona parte delle lance franzese a quel tempo
medesimo saranno in Astigiano....
.... Il Re ha qualche aviso, ch'el Principe d'Orange debba passare per
la Savoia con una banda di Alamanni, per venire in Italia, et però col
Duca ha facto gran querela et protestatione, che non dia passo alli
nimici sua, et ordinato al Marchese di Saluzo, che oltre alli 4 mila
fanti, che farà a spese comun della Lega, ne faccia ancor 11 mila per
suo conto proprio, acciò possa oporsi, bisognando, a decto Principe,
dove vedessi di poterseli fare incontro.
Dipoi scripto el disopra, ho parlato alla Maestà del Re, et mi ha decto
haver questa mattina scripto al Marchese di Saluzo, che parendoli di
haver bisogno di più gente d'arme, che li manderà anchora 200 o 300
lance; et perch'io lo ho confortato al mandarle, credo che questo
dì le ordineranno. Et così per tucti e segni si vede Sua Maestà
infocata grandemente in questa impresa. Et a noi hanno facto più volte
intendere, che noi ricordiano et pensiamo quello che sia per benefitio
comune, ch'el Re non è per denegare alchuna cosa.
Nè per la presente occorrendo altro, a Vostre Signorie mi racomando.
Que bene valeant.
Ex Ambusa. Die XXXI julii 1526.
3[628]
_Al Magnifico Luogotenente del Papa, M. Francesco Guicciardini, in
Campo._[629]
Magnifico Signor Luogotenente. Io mandai di qua Barranino corriere,
alli XXXI passato, et nel plico di Vostra Signoria erano le lettere
di Roma aperte, acciò quella vedessi tucto che di qua si scriveva,
et risuggellate, le mandassi subito con le altre lettere di Firentie;
et alli XXIII havevo spacciato el Targa col medesimo ordine, li quali
spacci reputando salvi, non replicherò altrimenti. Ho di poi di Vostra
Signoria una de XVIII, et intendo per epsa e disegni vostri, i quali
si mostron farsi più per necessità che per volontà. Dio ce ne adiuti,
che quando el castello[630] si perda, come di già ce n'è qualche aviso
esser seguito, veggo siamo inviluppati in una guerra da consumarci et
forse ruinarci. Noi di qua non restiamo d'importunare questi signori,
che ne hanno bisogno, non perchè si truovino freddi o mal disposti a
questa impresa, ma per haver un modo di negotiare et di exequire da
far disperare ogni homo che ha a far con loro, et poco si può havere
honore, respecto alla difficultà che ci è nel redurre a fine quello che
lor medesimi voglion fare; et poichè hanno dato l'expeditione, son di
poi dalli lor ministri stratiati un mese, el che ha causato questa lor
lunghezza dell'armata et gente d'arme, le quale troviamo pure che hanno
cominciato a marciare col Marchese di Saluzzo; et pensiamo che se non
tucte, almanco la sua persona con una parte, possa trovarsi di costà
alli X di questo, perchè el Re lo ha forte solicitato da molti giorni
in qua, et noi, sendo lontani, non possiamo misurare e passi sua.
Vidi una di Vostra Signoria, per la quale si mostrava che quella era
contenta concorrere alli IIII mila fanti, et perchè una parte ne haveva
di qua da' monti, et a causa non havessi a perder tempo, el Re li
ha mandato di qua li denari per pagarli; et inoltre, parendoli haver
bisogno di più somma di fanti, ne facci d'avantaggio dua mila a suo
proprie spese. Li IIII mila vanno a comune spese della Lega, et come
è decto, el Re li ha mandato e denari, et riterrà la parte et rata del
Papa et della Signoria in su la seconda paga de XXXX mila D. El resto
di decta paga, perchè di già ne ha ordinato XXV mila, si faranno di
contanti; et però saria bene, allo arrivare di decto Marchese, quando
non venga in campo così presto, mandare a rivedere se ha el pieno
di decte fanterie, et quanto porta apunto decta spesa, et che io ne
havessi notitia, acciò si possa fare el conto quello vi si spende, et
ritrarre el resto in su la paga de XXXX mila. Et Vostre Signorie di
costà, quello che dovevon pagare al decto Marchese, per la lor portione
di decti iiii mila fanti, li potranno voltare dove harebbono a voltare
li XXXX mila, per riempire quella somma. Et noi qua volentieri habbiamo
consentito questo modo, per haver a risquoter da loro quel meno.
Al conte Pietro Navarra si è mandato el breve del Capitano Generale di
tucta l'armata di mare della Lega, che così si è giudicato el meglio,
per farli tanto più presto uscire all'impresa di Genova, che molto el
Re desiderava se li dessi questo titulo. Et però siamo restati che
Vostra Signoria lo avisi di quanto sia necessario, qualunque volta
habbi commodo di mandar le lettere, et occurrendo al decto conte
Pietro, quando sarà intorno a Genova, habbi bisogno che per terra si
mandi qualche gente, per stringerli da più bande, Vostre Signorie liene
potranno ordinare o di quelli del Marchese di Saluzo o dell'altre. Et
lui ha commissione di governarsi secondo parerà a voi altri Signori del
campo.
La sera che io spacciai l'ultimo corriere, arrivò qui el secretario
Sanga,[631] mandato da Nostro Signore per solicitare queste lunghe
provisione, et poi andare in Angliterra; ha trovato el medesimo, cioè
animo prompto et sincero del Re et di tucti questi del governo, ma
lunghi, confusi, irresoluti et con malissimo governo in le cose lor
proprie, nonchè in le nostre. Et perchè Sua Sanctità vorrebbe esser
soccorsa di maggior contribuitione in questa guerra, et maxime per
cominciare ad assaltare el Regno di Napoli, per divertire ecc., non
veggo conrespondino a molte offerte ne hanno facto. Pur quando Nostro
Signore conceda lor certe decime che domandone, credo concorreranno
alla spesa del Regno, nè altro siamo per trar de' casi loro, per
trovarsi el regno molto exhausto et agravato da molte spese.
Sarà con questa una copia di lettera di Domenico Canigiani di Granata,
la quale monstra che le cose di Cesare non sono spente, ma si vogliono
adiutare per ogni canto. Et quando el Vicerè venga, le cose del Papa si
troveranno in mal termine, se in Lombardia voi non vincete, perchè non
mi pare basti stare in capitale a dove siamo condocti con la lunghezza
della guerra.
Ho caro el Machiavello habbi dato ordine a disciplinare la fanteria,
che volessi Dio fussi exequtato quello che lui ha in concepto; ma
dubito che non sia come la Republica di Platone, che non fu possibile
mai trovar chi in facto la mettessi o ne facessi una secondo che
lui dispose. Et però mi pareria fussi meglio tornassi a Firentie a
far l'offitio suo, per fortificare le mura, perchè corron tempi di
haverne haver bisogno, et facci solicitare quella opera, se vuol che
Gerozo[632] sia contento di lui. Racomandomi a Vostra Signoria et a
lui.
Ex Ambuosa. Augusti vij[633] M.D.XXVI.
4[634]
_Al Signor Locotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in
Campo._[635]
Magnifico Signor Locotenente. Io scripsi avantheri a Vostra Signoria,
sotto lettere del Vinitiano, et non feci passare el corriere di
costì, per torli meno quel tempo. Lo spaccio non conteneva altro
che assicurare el Papa del buono animo del Re in questa impresa, et
accertar Sua Beatitudine che Sua Maestà non vuole risparmiare la vita
propria per la sua conservatione, et che quella non ha nessun pensiero
nè altri in questa Corte di voler per sè lo stato di Melano, et va con
tanta sincerità et fede quanto noi sapiamo desiderare, et così prego
Vostra Signoria che confidi et si renda certa. Et ultra hoc, Sua Maestà
è contenta contribuire XX mila D. el mese di più che li XXXXmila,
perchè Sua Sanctità si possa aiutare; ma vorria bene che servissino
all'impresa di Napoli, et di già ce li ha ordinati la prima paga, che
sono a posta mia. Sichè non vi precipitate per li suspecti entrativi
per la tardità delle gente d'arme, che io vi assicuro che si trovavono
in tal disordine quando tornò d'Hispagna, che male potevano esser più
presto, et ogni giorno lo veggiamo più riscaldare; et tucti confessono
esser necessario che la curino come lor caso proprio.
Questo giorno in Consiglio, havendo aviso della mala resolutione della
Dieta de Svizeri, habbiamo ordinato che Sua Maestà scriva alli sua
in Svizeri, che favorregino la levata loro, et operino che quelli ha
mandato messer Capino non sieno revocati, et che in Grigioni di nuovo
scriva tenghino el passo alli Lanzchnet, et facci tucti quelli favori
et aiuti come fussi sua particularità; el che ha facto et dove può far
bene non manca in parte alchuna, et spesso ci fa dire che noi divisiamo
et pensiamo quello possa fare in favore della impresa, che non lascerà
indrieto alchun nostro ricordo. Et perchè el rimettere li XX mila D. a
Roma non si può fare senza gran damno, ce li paga a Lione con 2000 di
vantaggio, acciò prendiamo la cura di farli tenere a Roma.
Habbiamo apuntato questo dì con li Signori del Consiglio, che la
paga de XXXX mila cominci alli XV di luglio, che più avanti non li
habbiamo potuti tirare, nè siamo voluti stare duri, per haver condocto
Sua Maestà a XX mila più el mese, et perchè non si sono cominciati a
spender tucti avanti questo tempo: et mi hanno promesso che s'el Papa
concede loro le decime, tucto quello ne trarranno lo vogliono per le
spese d'Italia.
El Re ci ha facto dire che noi scriviamo a Vostra Signoria et al
Proveditor veneto, ch'è advertito ch'el campo della Lega è un bel
campo, et ben governato, et grande abondantia: ma ch'è necessario
Vostre Signorie lo tenghino insieme et lo rassegnino spesso, perchè ha
notitia certa, che l'imperiali hanno in disegno di non lo combattere
per hora, ma che tucti e lor pensieri son volti a sviare li vostri
soldati, et quelli che cominceranno a tirare dal canto loro, adoperar
per mezani et instrumenti ad sviarne delli altri, et come havessino
voto di molte compagnie, improvisamente darvi uno assalto. Però dice
che vigiliate ogni loro andamento, et che pensiate tucti li progressi
loro essere con artificio et inganno, et ne sta con grandissima
gelosia.
Sua Maestà et questi Signori del Consiglio si maravigliono che noi
habbiamo li avisi de' progressi tanto di raro, et se ne son doluti
questo dì con noi, dicendo, sendo questa cosa tanto importante al Re,
noi vorremo pure saper più spesso quello che segue, perchè ci è pure
l'interesse del Re, et fa la spesa che voi vedete, et non solamente
desideriamo sapere le factione, ma li disegni et pensieri che si
fanno nel procedere della guerra. Et però el Vinitiano et io habbiamo
consertato, che sia necessario dare al Re notitia di tucto, et che
ogni dua dì almeno facciate correre la posta insino a Lucerna, et che
tegnate uno homo vostro a Coyra et uno a Lucerna, insino dove sono
le poste venete, che basteria ogni stradiotto con poco soldo a chi
s'indirizassino le lettere prima a Coyra, et da questo fussin indiricte
a quel di Lucerna, che le mandassi per le poste regie in Corte.
Conforta Sua Maestà che s'intratenga el duca Francesco, et da che è
perso el castello, ha molto caro el Duca non sia acordato con loro.
Monsignor d'Autrec, parlando questa sera con Sua Signoria, mi ha
commesso che io scriva a Vostra Signoria, et li ricordi che ha da fare
con soldati vincitori, periti nella guerra et sagaci al possibile, et
che quella proceda passo passo, et examini bene che cuore hanno e sua
soldati, che voluntà, se son disposti ad assaltare l'inimico, se si
amano et conoscono l'un l'altro, se fanno l'arte del soldo per honore
o per leggierezza, et secondo li trova, secondo li metta ne' periculi;
vegga che li capitani non faccino l'arte per mercantia, et più
presto cerchi di guadagnare un miglio el dì, che dieci, purechè possi
assicurarsi in sul guadagnato, et non si havere a ritirare. Et sendo
Sua Signoria l'homo ch'è, et del paese et delle cose d'Italia molto
instructo, mi è parso non pretermettere tale offitio.
Molti sarien d'opinione, et maxime li homini di guerra, che hora che
è perso el Castello, arrivate fussin le lance franzese, si facessi la
guerra più con li cavalli che con la fanteria, et si recassino li campi
in su loro forte, et si travagliassino loro le vectovaglie el più si
potessi, et che bastassi tenerli impegnati intorno a Melano, et che
col meglio della fanteria si andassi alla volta del Regno, perchè si
diminuirebbe la spesa, et consequenter si potria più in durarla, et
mandarvi ad ogni modo 3000 Svizzeri infra loro.
El Sanga è partito questa sera per Angliterra, et domane o l'altro sarà
qui el Batoniense[636] per quella Maestà, per tractare ecc.
Crederrei, non havendo a sforzare più el castello, nè l'Hispagnoli
volendo uscire in campagna, ma starsi drento, si potessi fare senza
levare più Svizzeri, che porton con loro spesa infinita; et bastassino
quelli havete, perchè li troppi, mutinando loro come sogliono dal decto
al facto, vi potrien rovinare; et questo rispiarmio vi faria soportare
la guerra più tempo.
Ex Ambuosa. Augusti XIII M.D.XXVI.
5[637]
_Al R.^mo Datario et a Messer Iacopo Salviati. Roma._[638]
_Reverendissime Domine ac Magnifice Vir._ .... Di poi tucti questi
ragionamenti Monsignor d'Aultrech mi disse, per parte del Re et di
tucti loro, che la Sanctità di Nostro Signore pensassi a questo accordo
del Duca di Ferrara, perchè importava el tucto, et conoscevon bene
ch'el non haver hauto et non haver un capo di reputatione rovinerebbe
questa impresa, perchè lor sapevon certo che li capitani del Papa non
eron d'accordo, et si trovavon in gran contentione, et l'inimici se
ne trovavon lieti, et procedevono le cose con poca reputatione, et
che di tucto questo male era causa non haver capo che sia stimato da
tucti, et che le cose del Papa eron ridocte in termine, che l'honor
di Sua Sanctità non consisteva nè in Modena nè in Reggio, ma liene
andava tucto lo Stato della Chiesa et di Firentie, et che quando
vinca, sarà più honorato et più glorioso, che fussi mai pontefice; nè
lo havere un poco abassato el grado suo per vincere, li sarà imputato
se non a prudentia et a maggior laude. Et che per questo lor col Re
insieme sarieno d'opinione, che Sua Sanctità non indugiassi più et
si lasciassi un poco ingannare,[639] perchè sarà causa d'intronare
et confondere l'inimici sua et assicurarsi la victoria in mano. Et
quando Sua Beatitudine stia pure dura, pensi ch'el Duca non sia per
star suspeso, ma o secreto o palese farà tal guerra che ruinerà tutti
li disegni della Lega. Et con tanta instantia ne parlorno tutti, che
si vede temono grandemente et de danari et delle forze sua, et dicono
che, accordandosi Sua Sanctità a fare composition con lui et farlo capo
generale, unisce tucta Italia, et se ne può servire et all'impresa del
Regno et a quella di Lombardia dove meglio li paressi, et expressamente
dicono questo caso non essere bene inteso.
Havendo anchora parlato a Madama[640] con l'homo del Duca di Melano,
Sua Excellentia mi tirò da parte et mi dixe: provedete al vostro campo,
che noi intendiamo che sono in gran divisione et ne potria succedere
qualche gran disordine, et di poi ch'el Re l'ha inteso, ne stiamo di
malissima voglia et con gran paura, et di tucto è causa el non haver
accordato el Duca di Ferrara. Io li dixi non era restato dal Papa, che
con suo dishonore si reduceva a contentarlo. Resposemi: faccisi che
accordo si vuole, el Papa non può haverci vergogna, perchè l'importa
tanto che la necessità lo excuserà, et se vincereno, el Duca li sarà o
voglia o no vasallo, et perdendo li sarà patrone: pregate el Papa che
per l'amor di Dio si lasci ingannare, et serri li occhi, et faccilo suo
amico, et non risparmi a niente, che ogni pacto è ben fare per vincere
questa guerra, che se ne porta et Sua Sanctità et Italia et Francia et
ogni altra cosa....