6[642]
_Al R.^mo Datario et a Messer Iacopo Salviati. In Roma_.[643]
_Reverendissime Domine ac Magnifice Vir_ etc. Fu l'ultima mia delli
VIII, et la mandai a Lione con ordine si mandassi per mano del Marchese
di Saluzo in campo, non sendo anchora assicurato s'el camino di Saona
sia aperto, come credo doverrà essere in breve. Ordinai per quello
spaccio a Lione, che per via di Svizzeri fussin mandati in campo mille
D., che restavono in su Salviati, della seconda paga, et 3387, che mi
hanno costor dati qui per resto della prima, che per un disordine d'una
cedola, eron sopratenuti da chi li haveva in mano, per non li pagar dua
volte: nè resposi per quella alle de XV, XVIII, et XXX, per non haver
hauto tempo; et di poi comparson le de XX, et se la memoria non mi
inganna, responderò per la presente a quelle parte che sarà necessario.
Ma avanti che parli di decte lettere, seguiterò di significare a Vostre
Signorie quello che per l'ultime harrei decto, s'el tempo non mi fussi
mancato.
E si truova qui in corte uno Spagnolo di Burgos, homo a casa sua
di bon conto et ricco et molto pratico et svegliato in le cose del
mondo, et che già in le sublevatione delle comunità d'Hispagna, molto
si travagliò contro l'Imperatore, et anchora oggi tiene el medesimo
veneno in corpo. Trovasi qui per certe robe li furon già tolte, et è
drieto alla recuperatione di che ne ha hauto le sententie, ma per la
exequtione li pare essere soprafacto et stratiato. Questo tale ha gran
familiarità antiqua col Secretario veneto, per esser suto alloggiato
in Hispagna in casa sua, et ne ha buona notitia, col quale sendosi
assai doluto, non potere havere expeditione del suo negotio, li ha più
volte decto: s'el Re mi facessi expedire, io sarei huomo per poter
fare anchora io a Sua Maestà qualche servitio, et tale che non li
pareria haver perso el benefitio mi facessi, et havendoli più volte
accennato d'haver qualche notitia d'importantia per conto della Lega,
è parso al Secretario di restringerlo più avanti et trarne qualche
costructo, et havendoli promesso che, se vuole più particularmente
allargar l'animo suo, farà opera insieme con meco di farlo expedire.
Et tandem per ridursi in brevità, ha facto far sacramento al Vinitiano
di non conferire se non al Re proprio et a Rubertet et a me quanto li
dirà. Et così li ha aperto saper con certa et sicura notitia, che la
Maestà Cesarea dà voce di preparare l'armata, per mandare el Vicerè
in Italia con VIII mila fanti, ma re vera la prepara per la persona
sua, per dar qui a Natale, una volta et non prima, per non poter
se non a tal tempo esser in ordine. Et disegna di menare XVIII mila
fanti et 2000 cavalli utili, et menare con seco Madama Leonora[644]
et darla a Borbona col ducato di Melano, et de dua figlioli del Re
menare seco el Delphino, per non lesciarli ambodua in Spagna, et in un
tempo medesimo far passar l'arciduca con un'altra banda, sperando che
l'exercito di Melano si mantenga et conservi insino a quel tempo, et
disegna et pensa subito allo arrivar suo venire verso Roma, et forzare
el Papa, et farlo calare alle voglie sua, et così la Toscana tucta, et
di lì venire in Lombardia, et con l'exercito vi ha, et con l'Arciduca
ridurre e Vinitiani ad ogni accordo et compositione vorrà Sua Maestà;
et composto le cose d'Italia secondo lo arbitrio suo, el che spera li
sarà facile per questa via, entrare dipoi in Francia con tucto quello
exercito victorioso et apto ad ogni grande intrapresa, et sfogarsi con
questa Maestà di tucte le iniurie et offese facteli da quella. Et per
condurre tale effecto, ha provisto in Fiandra, per quel tempo, 160 D.
all'Arciduca; et per la _sua passata fa tucte le provisione_ di danari
che può, et spera dal Re di Portogallo valersi di qualche somma. Et
la dilatione insino a Natale è per non poter prima essere in ordine,
et perchè, sendo nel core del verno, el Re non possa offenderlo in
Hispagna. La notitia di queste pratiche, questo Spagnolo monstra di
trarla dall'oratore di Cesare che è qui, in casa del quale lui si
torna, et per havere decto oratore obligo particulare con lui, per
conto di servitio di danari, et per essere epso homo molto sagace et
advertito, li trahe di corpo tucto quello che ha di Spagna, et quello
che di là scrive.
Hauto che habbiamo questa notitia, ne andamo avanthieri dal Re, et
postoli in secreto tucto questo ritracto, et dectoli la qualità dello
Spagnolo, et donde ne trahe questi disegni, et ad che fine et con
che sperantia si allarga, et che promette, quando sia expedito, di
far molti altri servitii et ritracti d'Hispagna, Sua Maestà subito
monstrò conoscere la persona per haverli parlato del caso suo, et ci
dixe: questa cosa non è senza fondamento, perchè dal mio ambassatore
sono avisato per le lettere hebbi a questi giorni, che molti erono
di opinione che l'Imperatore volessi passare in Italia per di qua a
martio, et che queste provisione de navilii raccoglieva, non era per
altro, nè io per non lo scriver per certo, lo credevo nè vi adgiustavo
fede; ma vedendo di presente un tal riscontro, lo voglio credere et
pensare che sia vero. Et però circa el caso dello Spagnolo, ordinate
facci motto a Rubertet, che harà in mano la sua expeditione; ma acciò
ce ne serviamo in altri servitii, li dite che stia sicuro, che quando
ci vorrà dare dell'altre notitie, non solo harà la sua expeditione,
ma li renderò tal premio che si terrà contento di me. Et quanto alla
passata dell'Imperatore, io credo sia per farlo, ma noi anchora non ci
stareno. Però fate intendere et scrivete al Papa et alla Signoria, che
io son deliberato, se l'Imperatore piglia un tal partito, di venire
anchora io in Italia con XXX mila fanti, et non lasciare un paggio in
Francia, che possa cavalcare armato, che io non lo meni, che mi voglio
sgannare ad ogni modo con lui: et in questo molto copiosamente ne parlò
di venire al sicuro, all'incontro di lui. Et di poi subiunse: ma quando
el Papa et la Signoria, venendo io in Italia et vincendo, havessin
sospecto della grandezza et forze mia, io lascerò el venire in Italia,
et entrerrò in Spagna con una tal banda che vi ho decto. Et però
scrivete che divisino et consultino intra tanto che viene questo tempo,
quel che par loro ch'io facci, quando l'Imperatore vengha in Italia, et
qual partito di questi dua debbo pigliare, perchè voglio ne deliberi
el Papa et la Signoria, et parendo lor meglio io venga in Italia, io
verrò, parendo meglio io entri in Hispagna, io vi entrerrò con tante
forze che lo farò voltare l'animo a casa sua.
Però Sua Sanctità ne responda in questa parte lo animo suo, perchè
quando pure in tal disegno andassi avanti, io credo che Sua Maestà non
mancherà di prendere un de dua partiti; ma non lo sentendo riscaldare,
non credo già sia per far molta impresa di qua insino a tempo nuovo.
Credo bene, venuta sarà l'intimatione, romperà la guerra; ma non sarà
se non guerra guerriabile da tener in traveglio tucte le marcie, et
dar pure et spesa et suspitione all'Imperatore. Et di poi hieri questi
signori del Consiglio mi hanno afermato ch'el Re ha commisso loro, che
quando l'Imperatore pure passassi in Italia, facci d'havere un fondo
di danari da potere fare una tale impresa, et vadin disegnando li
assegnamenti donde trarli.
Respondendo alla lettera de' XV, dico che ho parlato al Re del far
venire el signor Rentio,[645] et Sua Maestà lo aprova molto; ma non
crede già venga senza haver conditione o qualche carica et grado,
perchè, venendo costì nudo et col nome solo, come huomo del Re, non
crede vogli venire, nondimeno ha mandato per lui, che si trova a
Parigi, et sarà qui intra 4 o 6 giorni; ma credo si andrà pensando a
darli qualche altro loco da non far men proficto che venir costì, come
di sotto si dirà.
Quanto all'impresa del Regno, dico ch'el Re la vorria fare ad ogni
modo; ma del mettere costì XXXX mila D. a un tracto, non ci veggo
disegno, per haverne rimessi XX mila, che sono a Lione in man nostre
per questo conto, et di mano in mano vi metteranno el resto, quando
si facci per la lor portione. Ma insino non se li è dato principio,
et veduto chi ne debba essere capo, et con che ordine, et la cosa
in essere, non pare si possino gravare di tanto sborso, perchè so
che hanno delle difficoltà a far per hora danari, et si son tracti
a questi dì molte somme di mano, che hanno mandato 40 mila D., tra
Svizeri et Grigioni, per le pensione, 40 mila per la nuova armata,
et a noi le paghe del campo, et XX mila rimessi costì, et hora la
tertia paga; et in su le marcie intratengono molti fanti et spese,
che ne son gravati molto. Però bisogna fare e conti et disegni in
modo possino riuscire, et da altro canto scrivendo Vostre Signorie le
necessità in che si trova el Papa, et la penuria et difficultà che ha
di sostenere la guerra di Lombardia, non so come si possa concorrere
o far nuova impresa verso el Reame, perchè sendo per cadere di quella
che è la principale, el tentare nuove et maggiori spese mi pare si
contradica, non potendo metter la sua portione. _Adeo_ che volendo
fare decta impresa, non conosco si possa fare se non per mano del Re,
la più parte col darli decto Regno per un suo figliolo, el che non
ho anchora tentato a mio modo, per non haver saputo discernere per le
vostre lettere dove più inclinassi Nostro Signore, o darli lo stato di
Melano o quel del Regno, non volendo, come è ragione, habbi se non un
de dua. Perchè io sarei suto d'opinione, che più presto se li dessi
quel del Regno che quel di Lombardia, et le ragioni che mi muovono
son molte. Prima mi pare gran dishonore di Nostro Signore, lo haver
facto una impresa tanto honorevole, per conservare el Duca in quello
stato, et unitosi per tale effecto con le prime potentie del mondo,
et in termini di tre mesi abandonarsi et mutare animo; dipoi, havendo
la Excellentia del Duca soportato octo mesi l'obsidione, con tanti
stenti et disagi, per servare la fede a Sua Sanctità, non veggo senza
denigrare el nome suo et senza imputatione d'ingratitudine, possa non
solo abandonarlo, ma consentire venga in altri lo stato et le fatiche
sua. Movemi anchora che, quamprimum l'Hinghilese si sarà accorto ch'el
Christianissimo habbi facto impresa per insignorirsi di quello stato,
non entrerrà nella Lega, et se vi sarà entrato, per tenersi ingannato
si rivolterà subito, et di amico diventerà inimico, et potria con
l'Imperatore insieme dar tanto da fare al Re di qua, che con le difese
facessino l'Hispagnoli in Italia, non ne potria seguire lo effecto che
si disegnerebbe, et ci troverremo in peggior termine che prima.
Nè oltre a questo io mi posso persuadere che, quando bene hoggi el Re
movessi le forze sua per cacciare l'Hispagnoli di Lombardia, potessi
fare altri effecti che si facci hoggi l'exercito che vi si trova di
presente. _Ultra hoc_ è da credere, che subito venissi in notitia di
costà, lo stato di Lombardia essersi concesso al Re, el Duca di Melano
se ne andria da l'Hispagnoli, et con loro capitolerebbe el meglio
potessi, quando bene per vendicarsi conoscessi non li volessino dare lo
stato, et con lui tucti e Ghibellini s'accorderebbono con l'Hispagnoli,
et quel medesimo farieno e Guelphi, per tenersi malcontenti dei
Franzesi, come di già buona parte di loro hanno cominciato ad
accordarsi con Borbon.
Le ragion che mi portono al concedere più presto el regno di Napoli,
sono che, conoscendosi la guerra di Lombardia non si possere ultimare
se non per via di diversione in decto Regno, et el Papa non potere
concorrere alla parte sua, et non potersi movere e populi et baroni,
senza un capo di reputatione, et senza vedersi in chi debba cadere el
Regno, però essere necessario eleggere Sua Maestà per principe, o un
suo figliolo el quale havessi a dar el capo et soportare la più parte
delle spese. Dipoi, havendo da desiderare che li stranieri non habbino
più che fare in Italia, el modo mi pare el metter lì un principe,
che habbi col tempo a diventare italiano, el che è forza succeda per
la distantia del paese di qua, et la intersecatione delli stati si
trovono in quel mezzo, e quali lo aiuterebbono conservare, ma non lo
comporterebbono sublevare più alto ch'el grado suo. _Ultra hoc_ mi
par per l'Italiani più sicuro che l'altro partito, non potendo di qua
mandarvi più forze si havessino, senza consenso delli altri Italiani.
Et quanto alla facilità della impresa, mi vi pare poca differentia, per
la mutatione de' baroni, et per non vi haver guardie o gente d'arme,
et in questo modo non si perde amici, non si offende el Duca, nè se
li manca di fede, nè l'Inghilese ne ha da tener conto, potendo el Papa
dare el suo a chi vuole, et fassi la guerra in casa de l'inimico suo.
Et in questa opinione so che li Vinitiani più presto concorrono che in
l'altra: et però, havendo anchora qualche odore che l'animo del Re più
volentieri inclina a questo, per parerli meno offender la Lega, per
la promessa data al Duca, et per potersi excusare di havere acceptato
un presente da chi ne è patrone, mi sono resoluto intra dua giorni
toccarne fondo, parendomi ch'el tempo ci porti et ci consumi....
D'Ambuosa. Die xj ..... M.D.XXVI.
7[646]
_A Messer Francesco Guicciardini, Locotenente del Papa. In Campo._[647]
.... Dua giorni sono ci furon lettere d'Hispagna come li oratori
confederati havevon facto la requisitione a Cesare per la restitutione
de figlioli del Re, come dicono e capituli, et ricercola (sic) dovessi
entrare in la Lega etc. Sua Maestà Cesarea havea resposto non volere
entrarvi, per essere facta contro di lui, et prima voler soportare che
tucto l'imperio suo ruini pietra sopra pietra, che essere facto andar
per forza; ma quando si habbi a far pace universale, sarà trovata tanto
ardente a farla contro l'infedeli et contro li heretici, quanto nessun
altro. Dipoi l'altro giorno feciono chiamare in Consiglio l'orator
franzese, et li usurno molto benigne parole humane, et li domandorno,
se haveva el mandato da poter concordare con quella Maestà Cesarea la
restitutione de figlioli, che havendolo, troverrebbe tal riscontro
in Sua Maestà, ch'el Christianissimo si contenterà delle conditione
et pacti da che non li era parso di observare la capitulation di
Madrit. L'orator del Christianissimo respose, che loro respondevon
molto ambiguamente alla proposition facta dalli confederati, et che
lui havea commissione di non tractare con Cesare alchuna cosa senza
li oratori confederati et senza che prima acceptassi lo entrare nella
Lega; et però era necessario respondere prima a quella parte, et quando
sarà entrata in la Lega con li capituli contenuti, potrà far venire
el mandato per tractar de particulari de figlioli del Re. Et haria
voluto decto ambasciatore, ch'el Nuntio et el Vinitiano insieme con
lui havessino pronuntiato la guerra offensiva all'Imperatore, come
dicono li capituli; ma loro non lo hanno voluto fare, et hanno facto un
grande errore, et costoro molto se ne dolgono, et hanno ragione; et io
ho paura che non sia causa di fare ritardare el mover guerra di qua.
Parmi che quello oratore sia proceduto con gran fede et prudentia, et
così costoro, che subito ci hanno conferito le lettere, et non voglion
respondere se non quanto resolveren con loro di comunicato parere, per
responder conforme ciaschuno alli sua oratori. Però Vostra Signoria
non dubiti della fede di costoro, che per tucti e segni veggo vanno a
buon camino, nè consiste el mal nostro et loro, se non nella longura
et tardità, et nel non voler pensieri. Ho lettere dal Nuntio d'Hispagna
sopra questo, ma son tanto nude che è una vergogna.
Quanto al romper di qua, dua giorni sono, importunando noi el Re,
mi disse che sicuramente io scrivessi al Papa, ch'era deliberato di
presente romper di qua la guerra; et in nostra presentia commisse a
Lautrec, che ha il governo di Ghienna, et a Monsignor di Vendome, che
ha quel di Piccardia, che subito commettessin alli loro substituti in
quelle provincie, che facessin ritirar li mercanti loro, et facessin
cavalcare le gente d'arme in sul territorio dell'Imperatore, et romper
la guerra, la quale non sarà da uscire in campagna, ma da tenere in
travaglio et spesa quelle provincie di Cesare, et da conoscere ch'el
Christianissimo lo tien per inimico.
Dell'armata d'Hispagna intendiamo che si va solicitando, et Domenico
Canigiani mi scrive, che debba essere per tucto questo mese almeno
in ordine. Ma l'orator franzese la mette più tarda, et monstra che va
lentamente o per falta di danari o per altra causa, una volta alli XXX
el Vicerè era anchora in corte. Altro non ho che dire. _Bene vale_.
Da Bles. Die XXIIII Septembris M.D.XXVI.
8[648]
_A M. Baldassarre da Castiglione, Nuntio del Papa appresso Cesare. In
Corte dell'Imperatore._[649]
.... Quanto alla pace che propone la Maestà Cesarea, per non parerli
honorevole entrare in una Lega dove non sia nominata principale, siamo
rimasi questa Maestà Christianissima et el Venitiano et io, che pongasi
qual nome si voglia, non si debba recusare lo accordo, quando vogli le
conditione honeste et sicure, perchè ciaschuno ha l'intentione tanto
inclinata alla pace quanto saprà pensare Sua Maestà, nè si è venuto
alla guerra, se non per venire alla pace, et per la sua sicurtà; nè
è nessuno che vogli dall'Imperatore, se non la sua salute propria et
la restitutione de figlioli del Re con taglia ragionevole. Et a causa
che Vostra Signoria possa certificare quella Maestà del buono animo
del Papa et delli altri, quella li può far fede che io ho el potere
et mandato di concludere pace et fare accordo con Sua Maestà, per la
parte di Nostro Signore, et questo medesimo ha qui el Vinitiano; et
che quando Sua Maestà Cesarea comincerà a mostrare lo animo et apetito
suo essere di venire effectualmente ad compositione, troverrà in Sua
Sanctità et li altri tanto riscontro che se contenterà. Et pertanto
insieme con li altri o di comunicato consiglio et parere, perchè
senza scientia di tucti non si debba praticare alchuna cosa, Vostre
Signorie possono di nuovo parlare alla Maestà Cesarea, et ritornare
in su li ragionamenti che ha proposto della pace, et cominciare
ad intendere l'animo di Sua Maestà, et restringere el negotio in
qualche forma di capitulatione, et mandarla qui; et quando si vegga
domandi honeste conventione, in pochi giorni si potria concludere,
perchè quando bisognassi, per honorarne Sua Maestà, concluderla, li
potremo substituire el potere che habbiamo, in Vostra Signoria et nel
Vinitiano. Saremo bene d'opinione che, sendo li confederati della sorte
che sono, et intra loro Nostro Signore, capo di tucti e Christiani,
per honore di Sua Sanctità, non si tractassi in casa l'inimici, et
per essere el cammino di Roma lungo, et perder men tempo, potrebbe
Sua Maestà mandare qui l'intentione sua al suo ambassatore, et con
epsa el potere di tractare et concludere. Però Vostra Signoria con li
altri insieme si certifichino della mente sua, et trovandola purgata di
simulatione, la tirino avanti senza perdere tempo, che a Nostro Signore
non potrà fare cosa più grata.
Più giorni sono ci furono di varii luoghi avisi securissimi et certi,
ch'el Turcho si trovava in persona di qua dal Savo[650] con 200 mila
huomini in campagna, et per el Danubio grandissimo numero di navilii
non molto grandi, ma pieni di gente et munitione, et andava continue
acquistando paese, et ch'el re d'Ungheria havea messo insieme 40 mila
huomini de sua, et xx mila Boemi, et andava all'incontro di loro. Dipoi
quattro giorni sono, per via di Svizeri, ci son nuove certe et con
riscontro di più luoghi di Alamagna, che l'exercito unghero era suto
disfacto, et morto XXX mila persone, et la persona del Re annegata in
un fiume, nel fuggire, et la Regina essersi fuggita verso Vienna, et li
Turchi venire alla volta di Buda, dove eron presso LX miglia, _adeo_
che quel reame si può dire ruinato et perduto, et Dio vogli el fuoco
non venga più avanti. Lo Ill.^mo Arciduca, con una banda di Alemanni,
che haveva preparato per mandare in Italia, havea mutato fantasia,
et era andato verso Vienna, per tenere quelli popoli confortati et
fermi. Quando non fussi mai altra cosa che dovessi movere quella Maestà
Cesarea a pensare alla pace, questo caso miserabile lo doverria movere,
perchè l'honore di Sua Maestà per el titulo che tiene, et per essere
Christiano, pare che ne lo stringa. Dipoi la vendetta del suo cognato
et el periculo dello Stato suo d'Austria lo debba non meno movere che
l'altre cose, et a causa lo possi fare più volentieri, questa Maestà
Christianissima ha chiamato l'oratore di Sua Maestà Cesarea, et in
presentia nostra con molte parole benigne et humane, qual si conviene a
l'uno et l'altro principe, si è doluto di questo accidente miserando,
et confortatolo che scriva a Sua Maestà Cesarea, che sia contenta per
el bene della Christianità, voltare la mente alla pace, et risparmiare
el sangue de Christiani, per servarlo contro all'infedeli; et che si
offera parato per tale effecto a far pace, non per paura, ma per zelo
della religione christiana, con le honeste conditione saprà domandare;
et quando la vogli fare, si offera andare in persona con quella banda
di gente che vorrà Sua Maestà; et non la volendo, se n'excuserà con
tucto el mondo, et sarà la colpa imputata a quella di haver lasciato
perder tanto miseramente la fede di Christo; però non haver voluto
mancare di scaricarne la sua conscientia, et offerirli la pace per far
questo bene. Noi replicamo et offerimo el medesimo, in nome del Papa et
della Signoria, el Vinitiano et io, et se li dette licentia spacciassi
una posta per tale effecto.
In Lombardia si va drieto alla expugnation di Cremona, dove si trova
el Duca d'Urbino con XIIII mila fanti, gente d'arme et 3000 guastatori
et artiglierie et instrumenti assai, per minare muraglie; ma tucta
la forza è nelle zappe, per raguagliare le trincee dell'inimici, e
quali si aiutono valorosamente; ma s'intende non possono defenderla,
per esser pochi, et molti malati, et ne stiamo con optima sperantia
in brevi di haverne la fine. Quando sarà expedita quella impresa, si
manderà X mila fanti a Genova per terra, perchè per mare si può male
sforzare; et a Melano si faranno dua campi, et si tiene che, vinta
l'impresa di Cremona, non sono per tenersi in Melano, ma ritirarsi a
Pavia et Alexandria, per expectare el soccorso di Alamagna, che horamai
non può venire; et in Melano patono di molte cose necessarie, et vi
sono gran numero di Spagnoli malati, per continue guardie et fatiche,
et a questi giorni si è facto una scaramuccia, dove è suto ferito el
Marchese del Guasto, et morti molti dell'inimici, et li nostri si sono
in modo fortificati nel campo, che son più forti che li di drento....
Da Bles. Die XXVIII Septembris M.D.XXVI.
9[651]
_Al Signor Locotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in
Campo._[652]
Magnifico Signor Locotenente. L'ultima mia fu alli 24 passato, et li
significai per epsa quanto ci havevo per la notitia di Vostra Signoria,
et la resolutione del Sanga, et la resposta della intimatione facta
per li oratori confederati da la Maestà Cesarea. Dipoi comparson le de
X et XIII di Vostra Signoria, con el disegno di Cremona et la lettera
del Machiavello,[653] che di tucto ne ho facto quel capitale che è suto
necessario, et conferito et monstro alla Maestà del Re, che ne prese
gran piacere, et molto vi passò su tempo per un pezzo.
È di poi venuta la miserabil novella dello inganno et tradimento
de Colomnesi verso la persona di Nostro Signore, et della rapina et
sacrilegio delle cose sacre, et rubamento di San Pietro, _a quibus
Gothi et Vandali abstinuerunt_. Questo caso ha facto maravigliare
ogn'homo et restare stupido di tanta sceleratezza et iniquità, perchè
vi si vede acompagnate tante diaboliche intentione, che si debba
presumere et tener per certo, che li lor tristi pensieri erono di non
perdonare alla vita di Nostro Signore. Arrivato la nuova et narrato
el caso alla Maestà del Re, restò stupefacto et attonito, et monstrò
tanto risentirsene quanto meritava un tal caso; et subito entramo in
Consiglio, dove si divisò tucto quello si dovessi fare....
Da Busansi. Die III octobris 1526.
10[654]
_Al R.^mo Datario et a Messer Iacopo Salviati, a Roma._[655]
.... Lunedì mattina, che fu el primo del presente, comparson le
lettere, una de XX di messer Iacopo, contenente la causa della venuta
di Langes, et un'altra del signor Datario con la miserabil nuova dello
impudente tradimento dei signori Columnesi, el quale ha hauto in sè
tucte le qualità si posson pensare per uno inganno scelerato, perchè
sendo machinato con la perversa intentione di non perdonare alla
vita di Nostro Signore, come si debba pensare, sendo accompagnato con
la rapina delle robe di Palazzo et di tanti signori innocentissimi,
con sacrilegio et rubamento delle cose sacre et con lo spoglio delle
reliquie de martyri, si può dire che habbino adempiuto tucti e gradi di
una nephanda et scelerata iniquità. Non replicherò quanto io restassi
attonito et smarrito in su tal nova, per non saperlo exprimere; ma
lecto le lettere, et trovandosi el Re levato da Ciambort et venuto
la sera a Busansi, X leghe lontano da Bles, dove ero per ordine del
Gran Cancelliere; et ha vendo a diciferare molte carte, et dubitando
che qualche altro aviso non ne fussi dato al Re avanti al mio, presi
partito, in mentre diciferavo et che spacciavo con la nuova del caso
in Angliterra, mandare messer Lorentio Toscano, che è quel servitore
di Nostro Signore, che sanno Vostre Signorie, alla Corte, in poste,
per fare al Re noto tale iniquità et iniuria facta contro la persona
di Nostro Signore et delle cose sacre. Et però sendo lui arrivato
et trovato Sua Maestà a caccia, li expose per mia parte la perfidia
et impietà del cardinale Columna et altri di casa sua, infame per
tucti li seculi; et exaggerando et agravando efficacemente el caso,
come si conveniva, mosse Sua Maestà grandemente, in su la prima
expositione, come da lui Vostre Signorie per una sua potranno vedere.
Di poi hiermattina arrivai qui a mezzo giorno, et trovai Sua Maestà
mi expectava con desiderio; et intromesso da quella, li replicai di
nuovo el contenuto della lettera, con quelle più impressive parole che
potessi, per farli conoscere la iniquità del caso. Sua Maestà monstrò
havere preso in lo animo suo grandissima perturbatione et maraviglia,
et dixe: questo è un terribile et uno strano caso, che li Turchi in
Ungheria non hanno facto altanto; e Colomnesi tanto nobil casa, sotto
la fede et sotto una capitulatione facta pochi giorni avanti, hanno
facto una tanta iniquità contro a un Papa et contro le cose sacre. Io
vi prometto, che io non la posso soportare, et sono per riconoscere
questa iniuria essere suta facta tanto contro di me, quanto contro la
persona del Papa, perchè mi si apartiene vendicarla come confederato
et come christiano, havendo offeso el Capo de Christiani, sotto la fede
et le cose sacre; però andiamo in Consiglio et pensereno quello sia da
fare per la sicurtà del Papa et della impresa di Lombardia, la quale
dubito se non si provede presto, non vi segua qualche confusione o
separatione de campi.
Io replicai che tucto quello si havessi a fare era necessario fare con
prestezza et celerità; et subiungendo, dixi: Syre, el Papa fa noto
a Vostra Maestà, che non è per uscire della sua voluntà, nè movere
un passo senza el consenso di quella; et quanto Vostra Maestà voglia
prendere el patrocinio suo et della sede apostolica, come son consueti
li antiqui sua, li fo fede che Sua Beatitudine observerà et non
observerà, secondo consiglierà la Maestà Vostra, la quale in su tale
occasione non debba perdonare a cosa alchuna, per confermare la fede
che tiene Sua Sanctità et tucta la Corte di Roma in la Maestà Vostra:
quella, et per conoscere la Chiesa di Dio, per la invasione de Turchi,
et per la heresi lutherana, et per la iniquità et perversa natura
dell'Imperatore andare in ruina, non spera in altro defensore che la
Casa di Francia; et però Sua Sanctità ha messo in mano a Vostra Maestà
et la guerra et la pace: se vuol continuar la guerra, è necessario
prenderla di sorte che si habbi a vincere, perchè noi possiamo vedere
per li casi occorsi per man de Colomnesi, dove tenda l'Imperatore;
quando anchora parerà a Vostra Maestà di venire a pace universale, come
desidera Sua Sanctità, Vostra Maestà la tracti et concluda in quel modo
li pare, perchè è tanta la fede ha el Papa in quella, che sa certo
Vostra Maestà non volere altro che la conservatione della Chiesa et
di Sua Sanctità et della libertà d'Italia; et perchè Sua Sanctità ha
preso non minor travaglio et dispiacere della perdita d'Ungheria che
della iniuria et ignominia factali da Colomnesi, si è desposta quando
sia aprovato da Vostra Maestà, di venire in Francia et in Hispagna et
Angliterra in persona, per suplicare a tucti li principi la unione de
Christiani et la impresa contro l'infedeli. Sua Maestà et li altri del
Consiglio udirno attentamente questo ragionamento, et epsa respose:
questa ultima parte è da pensarla bene, perchè si metterebbe assai
tempo ad far venire tanto viaggio Sua Sanctità, et forse poi verrebbe
in vano; pur venendo l'homo suo che manda, potren tucto divisare; ma
per hora pensiamo alla guerra, et che disordine non segua in Lombardia.
Et mi domandorno: come credete voi che resti el campo, se le gente
del Papa son sute revocate, che ordine et che commissione vi si è
dato pel Papa? Io li dixi, che per quanto potevo comprehendere per le
lettere del Datario, Sua Sanctità havea ordinato ch'el suo Locotenente
con li altri condottieri della Chiesa si ritirassino a Piacentia, ma
lasciassino una scelta de migliori in campo, che si nascondessino parte
sotto le compagnie del signor Giovanni condottiere di Vostra Maestà, et
parte sotto el Marchese di Saluzo, et parte sotto e Vinitiani, in modo
che io credevo che lo exercito non si diminuirebbe tanto che facessi
debolezza, et maxime hora che le gente di Cremona potevon ritornare
in campo. Piacque a Sua Maestà questo disegno et ordine dato; et
trovandoci in su tali ragionamenti, sopragiunse el Vinitiano da Bles,
con un corri ero che havea portato la nuova dell'hauta di Cremona,
che decte tanto conforto a Sua Maestà et a tucti li altri che fu
maraviglia....
Die IIII Octobris M.D.XXVI.
11[656]
_Al R.^mo Datario et a Mess. Iacopo Salviati, a Roma._[657]
Hiermattina ce n'andamo[658] a trovar Sua Maestà, la qual subito inteso
lo arrivar nostro, ne venne fuor della camera dove messer Paulo,[659]
factoli la prima reverentia, li presentò el Breve di Nostro Signore,
et di poi, havendo prima excusato la tardità del suo comparire,
respecto alla turbatione del mare grosso, che lo havea sopratenuto
molti giorni, li expose ordinatamente la causa della sua venuta; et
havendo prima narrato la iniquità et iniuria de Colomnesi et Don Ugo
contro la persona di Sua Sanctità, contro la sede apostolica et contro
le cose sacre di S. Pietro, et con grande efficacia exposto non solo
el facto horrendo et nephando, _sed etiam_ le arrogante parole et
minaccie de delinquenti contro a Sua Beatitudine, et exaggerando el
caso con molti particulari che non ci eran noti, entrò in excusare
molto accomodatamente et con molte ragione el partito preso da Sua
Sanctità, in haver consentito la tregua, monstrando la necessità haver
indocto quella, per salvar la persona sua, et per fuggire el sacco di
Roma, et levare l'arme di mano all'inimici; et fece con molti argumenti
capace Sua Maestà, che questa suspensione d'arme di quattro mesi, non
era per fare alteratione alchuna, nè dare impedimento, nè nocumento
alla impresa, perchè quando Sua Maestà voglia continuare la guerra,
come pensava volessi fare, che havea dato tal ordine et commissione
nel campo, che questo caso non interromperebbe nessun disegno, perchè,
se bene li capi si revocassino, vi restavono sotto el signor Giovanni
tucti li sua fanti et molti altri cavalli et homini d'arme: et quando,
nel continuar la guerra in nome di Sua Maestà et della Signoria di
Venetia, quella si contenti che Sua Sanctità non observi la tregua,
come cosa facta per forza et violentemente, che sarà contenta di
observarla et non observarla secondo parerà a Sua Maestà, purchè li
aiuti et favori di quella si monstrin di sorte presti et gagliardi
che Sua Beatitudine si possa rendere sicura di non havere a star più a
discretione dell'inimici; el che, quando quella vedrà et conoscerà Sua
Maestà volerla vendicare, et riguadagnare l'honore della persona sua et
della sede apostolica, Sua Sanctità sarà contenta al romper la tregua,
et scoprirsi di nuovo, et impegnare sè medesima per non mancare del
debito et honor suo. Ma quando Sua Maestà havessi in animo di aprovare
la tregua per qualche suo commodo, et la trovassi utile per el comune
proficto, lo haver Sua Sanctità facto la tregua senza participatione,
li faceva men dishonore, che se la havessi saputa; et quando anchora
Sua Maestà havessi l'animo inclinato alla pace universale, questo
partito ne porgeva gran facilità, per possere intra questo tempo con
più reposo et più agio praticarla.
.... Havendo Sua Maestà udito messer Paulo attentamente, li respose
che alla Sanctità Sua non poteva esser imputata alchuna vergogna o
dishonore del caso successo, perch'el tradimento usatoli lo excusava
et defendeva, et che l'ingiuria si dovea ben vendicare, et che tucti
li principi eron tenuti di aiutarlo et favorirlo, et che per quanto
si expectava a Sua Maestà, non era per mancharli nè abandonarlo; et
a questo non si obligava nè a poco nè a molto, nè li prometteva più
uno particulare che un altro; ma li voleva ben promettere tucto quello
che potrà fare, farlo di buona voglia; et in quanto alla tregua, che
sapeva bene la prudentia et experientia di Sua Sanctità esser tale,
che quello havea facto era suto pensato con buoni respecti et buone
consideratione, et che poi la cosa era qui, Sua Maestà el primo dì
che li fu noto el caso, havea facto de[li]beratione di continuar la
guerra, et havea ordinato et provisto tucto quello che da Langes et
da me li era suto narrato; el che pensava per hora dovessi bastare et
alla sicurtà di Sua Beatitudine et alla continuatione della guerra in
Lombardia; et quando quella voglia mover la guerra nel Reame, lo potrà
consultare allo arrivar del signor Renzo, al quale ha dato commissione
non esca della voluntà di Sua Sanctità; et tanto più li pareva ch'el
Papa potessi rihavere l'animo et andar pensando di vendicarsi, quanto
di poi la sua partita da Roma, Cremona si era guadagnata, et li campi
di Lombardia fermi et rigiuntosi insieme; et Genova, andandovi gente
per terra, come credeva, sperarsi anchora di guadagnarla. Dipoi
l'armata d'Hispagna non essere ad ordine a mezzo novembre, come
per una carovella mandata a posta, per spiare l'apparato di Cesare,
havea nuovamente hauto notitia. A tucte queste apparentie di bene,
et cagione da fare ripigliare vigore a Sua Sanctità, si aggiugneva
che Sua Maestà dixe che come hieri havea hauto lettere d'Angliterra
dal suo ambassatore, che quel Re Serenissimo si era forte perturbato
et risentito del sinixtro accidente di Nostro Signore, et havea
decto volerlo subvenire per hora di XXV o 30 mila D., et aiutarlo et
favorirlo caldamente, el che, quando facessi, credeva che si ridurrebbe
l'Imperatore a quello che sarà ragionevole....
Da Orliens. Die XVIII ..... M.D.XXVI.
12[660]
_A Messer Francesco Guicciardini, Locotenente del Papa. A
Piacentia_.[661]
.... Li dua disordini et incovenienti mi scrive Vostra Signoria esser
sopragiunti, mi pare si possino facilmente reparare, perchè quanto
expecta alla revocatione de Svizeri del canton di Berna, più giorni
sono el Re ne havea hauto notitia, et subito ne scripse alli sua a
Berna, che vi dovessino provedere, et ne fece quella diligentia ne
ricorda Vostra Signoria, et parlandone hieri in Consiglio, tucti mi
dissono, ch'era suto errore lasciare andare avanti el corriere, perchè
ogni dì ne accadrà di questi casi, et che, secretamente o in viaggio o
come si potessi, si vorria farli prendere et penderli o nasconderli in
galea, perchè simili revocatione nascono da Lutherani in quel Cantone
che è diviso, e quali non vorrebbono andassino per la difesa del
Papa. Et però el Re ha facto scrivere che Sua Maestà li manda non per
defendere el Papa, ma perchè l'Imperatore non si facci patron di Roma,
et non doventi grande in modo possa insignorirsi di tucta Italia; et
sotto questo colore andranno più volentieri che per aiutare el Papa, et
maxime e' Lutherani che sono in quelle compagnie: et però ricorda che
di costà si tenga el medesimo colore.
Toccante al caso del signor Giovanni,[662] io ho confortato et pregato
el Re, che vogli mandarne Giovanni della Stufa expedito et satisfacto
presto, perchè Vostra Signoria mi scrivea ch'el decto signor Giovanni
si voleva partire di campo per esser crucciato col Papa, respecto alla
differentia del Conte Guido,[663] perchè haria voluto, al partirsi
di campo, tucta la compagnia de fanti havea el decto Conte Guido,
et perchè anchora vorria dal Papa maggiore provisione che non li dà,
era entrato in colera et desperatione, et si voleva partire, nè Sua
Sanctità, trovandosi exhausta et senza danari, lo poteva contentare,
nè maneggiarlo, per non haver tanta fede o auctorità sopra di lui,
che potessi disporlo alle voglie sua, per la sua fiera et stemperata
natura, et però non ci restare altri che Sua Maestà, che lo possi
piegare o rattenere, per esserli gran servitore et molto deliberato a
non uscire della voluntà di quella. Sua Maestà ha monstro conoscere
benissimo la natura sua et la ha ripresa in modo che, quando pur
si partissi, non credo si facessi imputatione a Nostro Signore, ma
bene si faria perdita grande, per restar l'exercito nostro come una
conigliera senza lui. Et veramente el Re lo tiene per tale quale
è, et mirabilmente lo loda, et s'el signor Giovanni ha patientia ad
sapere comportare la lungheza di costoro, è per trarne non solamente
la pensione, _sed etiam_ qualche Stato et recompensa del servitio suo.
Ha ordinato Sua Maestà pagarli 3000 D. per hora, et di tempo in tempo
le sua pensione; et Giovanni se ne torna expedito con li decti 3000,
et credo el Signore doverrà contentarsi per hora di questo, et restare
in campo, come li scrive el Re, che molto li pareria strana la sua
partita, et se la fortuna non ha deliberato di ruinare Italia, et lui
et li altri doverrien pensare di fare el debito loro, che non so se
nasce da mal governo o dalla mala sorte nostra, che ogni dì ci surgon
nuovi rampolli di scandali et disordini, et non pare che le cose si
possino indirizare a buon camino, et che non ci sia intelligentia della
mente l'un dell'altro, nè li capitani di mare sanno quello voglino fare
quelli di terra, nè quelli di terra che debbino fare quelli di mare.
Da ogni banda s'intende Genova non potere sostenersi, nè mancare da
altro che dal non mandare a romper le strade per terra, nè per anchora
s'intende farsi in campo alchuna resolutione, et così si consuma el
tempo et li denari, et l'inimici che vivono di sogni, si fanno gloriosi
per la nostra dapocaggine et per la confusione di noi medesimi.
El signor Giovanni domanda al Re dua cose per Giovanni Della Stufa,
l'una la subventione de danari, la quale si è expedita come di sopra
si dice; l'altra, che Sua Signoria vorrebe la condocta in sino alla
somma di VI mila fanti della Lega; et perchè el Re molto confida nel
suo valore et virtù, et si persuade, come è vero, che lui non facci
mercantia del soldo, et che tenga l'intera quantità che li è pagata,
però vuole che sia compiaciuto, pensando che, havendo una testa
gagliarda, sotto di lui sia per fare ogni dì qualche factione fructuosa
et honore vole, et a tal causa scrive et commette al signor Marchese
di Saluzo et al proveditore Vinitiano, che oltre alli 4000 fanti ch'el
Papa li paga, se liene dia insino alla somma di VI mila, a comune
spese; et a me ha commisso io ne scriva el medesimo a Vostra Signoria,
acciò s'intenda con li sopradecti di sorte che ne segua tale effecto,
perchè molto iudica importare alla Lega el tener contento el signor
Giovanni.
Et però io per sua parte fo noto a Vostra Signoria questa sua
intentione, la qual credo, senza accrescimento di spesa a Nostro
Signore, si possa mettere ad effecto col diminuire la compagnia del
Conte Guido, non sendo necessario a tener a guardia delle terre di
Piacentia et altri luoghi però molta gente, non sendo l'inimici tanti
che possino uscire delle mura, non che assaltare altri. Et quando la
Signoria vorrà concorrere a questa parte del suo accrescimento, che
non è molto, si farà una testa da sostenere ogni gran piena, et saria
pure necessario, andandone a tucti l'ultimo resto et l'ultima ruina
di tucto el mondo, spendere el nostro et metter le arme in mano ad chi
sappi et voglia defenderci, et ad chi le sappi adoperare, et lasciare
le spetieltà et favori da canto, che è pur gran cosa rimettere lo Stato
suo in soldati che faccino mercantia del soldo, et in gente che non
sappin far quell'arte, et se li dia loro condocta, per far loro quello
honore et non perchè sappin far l'arte....