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_Lettera di Monsignor Ludovico Canossa a Francesco Vettori.
Venezia, 15 settembre 1525._[604]
Magnifico messer Francesco. Al giongere che fece il vostro Malchiavello
in questa terra, vene da me et portòmi la lettra vostra. Io lo vidi
tanto voluntera quanto io solio vedere tuti li amici vostri, et li
offersi ogni opera mia, et el pregai che se ne valesse. Io non lo
vidi più: penso che non li reusisse de la sorte che voi me li havevati
depinto, et che contento del iuditio suo, non volesse fare altra prova
di me. Ogi è ritornato, et ame dito volere partire domatina verso
voi: et certo mi doglio de non l'havere potuto più godere et meglio
cognoscere. Holi dito delle cose publiche quanto io ne so, atiò ve lo
dica; bemchè tuto è niente, o forsa tropo; et vedo che se ne andiamo
in servitù, o per dire meglio che la compriamo: et ognuno lo cognosce
et niuno li remedia, parendo a ciascuno non si potere aiutare se non
con il megio di Franza; et tale megio non vedo como lo possiamo sperare
mentere che il Re è presone. Dico sperare, attenta la natura de'
Francesi, et li modi che vedo che in questa pratica usano; che quando
fusseno de altra sorte, modi non mancarebeno. Bem credo che quando N.
S. et voi Signori volesti unirve con questo Stato a defensione comune,
che essi starebbeno saldi; ma più presto che stare soli, temo assai
che non se acompagnano con lo imperatore. Delle cose mie particulare
non so che vi dire; se non che molto io desidero di condurmi in casa
mia, essendo risoluto de non potere fare qua più di quello che se è
fato; consistendo la difficultà in quelli che mi li feceno venire: de
li quali pocho o niente sono io restato inganato, dico, poi che io vidi
il Re andare in Spagna. Volio anche dirvi como questi Signori fariano
ogni cosa a loro posibile, atiò che il ducato de Milano non andasse
in le mani de lo imperatore o del fratello; ma soli non ardiscono de
assalire il remedio. Voi altri Signori che li haveti tanto interesse
quanto essi, li dovereti pensare. Et se una volta li Spagnoli entrano
in posesione de quello Stato, alcuno non ardirà a scoprirsi, perchè
vederano la impresa difficile et la spesa longa. Et se il Duca more,
male se li po' remediare, che non vi intrino; perchè essi sono in fati,
et nui non habbiamo anchora pensato quello che vogliamo fare. Anci mi
pare che siamo resoluti di non fare nulla, ma stare a descretione. Ma
non voglio più scrivere. Io sono intrato, non volendo in una baia che
non finirebbe hozi. Stati sano et servetive di me.
In Venezia, alli 15 de setembre 1525.
_El vostro fratello_
LUC.º CANOSSA.
_Al Magnifico Messer Francesco_
_Vettori come honorando fratello,_
_ec., in Firenze._