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CINQUE LETTERE DI NICCOLÒ MACHIAVELLI AL NIPOTE GIOVANNI VERNACCI IN
PERA.
1
_Firenze, 4 agosto 1513_.[567]
Carissimo Giovanni. Io ti scrissi circa un mese fa, et dixiti quanto
mi occorreva, et in particulari la cagione perchè non ti havevo
scripto per lo addreto. Credo la harai hauta, però non la repricherò
altrimenti.
Ho dipoi hauta una littera tua de' dì 26 di maggio, alla quale non mi
occorre che dirti altro, se non che noi siamo tuti sani: et la Marietta
fecie una bambina, la quale si morì in capo di 3 dì. Et la Marietta sta
bene.
Io [ti] scripsi per altra come Lorenzo Machiavegli non si teneva
satisfacto di te, et in particulare delli advisi, perchè diceva lo
havevi advisato di rado et sospeso, da non cavare delle tue lettere
nessuna cosa certa. Confortoti per tanto ad scrivere ad quelli con
chi tu hai ad fare, in modo chiaro, che quando eglino hanno una tua
lettera, e' paia loro essere costì, in modo scriva loro particolarmente
le cose. Et quanto al mandarti altro, mi ha detto che, se non sbriga
cotesta faccienda in tucto et se ne reduce al netto, che non vuole
intraprendere altro.
Egli è venuto costà uno Neri del Benino, cognato di Giovanni
Machiavegli, al quale Giovanni ha dato panni: et però non ci è ordine
che facessi con altri. Et Filippo li vuole vendere in su la mostra.
Attendi ad stare sano, et bada alle facciende, chè so che se tu starai
sano et farai tuo debito, che non ti è per mancare cosa alcuna. Io sto
bene del corpo, ma di tucte l'altre cose male. Et non mi resta altra
speranza che Idio che mi aiuti, et in fino ad qui non mi ha adbandonato
ad facto.
Raccomandami alla memoria del consolo Iuliano Lapi mille volte, et
digli che io sono vivo. Et non mi resta altro. Christo ti guardi.
Addì 4 di agosto 1513.
NICCOLÒ MACHIAVEGLI, _in Firenze_.
_Domino Giovanni di Francesco_
_Vernacci, in Levante._
2
_Firenze, 20 aprile 1514_.[568]
Carissimo Giovanni. Io ho dua tue lettere in questo ultimo, per le
quali mi commecti vegga di ritrarre quelli danari della monaca dal
Monte, ad che, come prima si potrà, attenderò, perchè se non passa
l'ottava di Pasqua, non posso attendere, per non si potere andare a
munisteri. Attenderovvi poi, et del seguito te ne darò notitia.
Io vedrò con Lorenzo et con altri, se io ti potrò indirizzare faccienda
alcuna, et potendosi, lo intenderai.
Egli è uno artefice ricchissimo, che ha una sua figliuola un poco
zoppa, ma bella per altro, buona et d'assai, et secondo li altri
artefici è di buone genti, perchè ha li ufitii.[569] Io ho pensato
che quando e' ti desse dumila fiorini contanti di suggello, et
promectesseti aprirti una bottega d'arte di lana, et farviti compagno
et governatore, per adventura sarebbe el bisogno tuo, pigliandola per
moglie, perchè io crederei che ti svanzassi 1500 fiorini, et che con
quelli et con lo aiuto del suocero tu potessi farti honore et bene.
Io ne ho ragionato così al largo, et mi è parso scrivertene adciò
che tu ci pensi, et per il primo me ne advisi, et parendoti me ne dia
commissione. Christo ti guardi.
In Firenze, addì 20 d'aprile 1514.