Arrivava a Candino, presso Pescia: limite estremo del confine toscano,
e di là al ponte dell'_Abate_, dove cominciava il ducato lucchese, e
dove la bella ragazza s'incontrò ne' carabinieri del duca, quel giorno
in alta tenuta per una festa di Stato, che la sbirciarono e
l'accolsero con motti allegri. Ma Lina non badava a loro: troppo era
abituata a sentirsi scoccare, suonar intorno alle orecchie parole di
elogio alla sua fresca, aitante bellezza.
Neppure il ricco vestiario de' carabinieri ebbe da lei uno sguardo: e
sì che era sfarzoso, come ricordano i vecchi; vestiario di foggia
spagnuola; giubba lunga con mostreggiature rosse, buffetterie bianche,
elmo, con una folta criniera, che ricadeva giù sulle spalle: tutti
uomini di corpo prosperoso, di alta statura, quasi tutti còrsi.
Fatto circa un miglio oltre il ponte dell'Abate, Lina scese dalla
diligenza e inforcò un viottolo, che andava tortuoso in mezzo ai
campi, poi entrò in una strada più larga, salì una collinetta, a metà
della quale sorgeva un bianco lungo caseggiato, che aveva accanto una
chiesa, e un piccolo campanile.
Proprio nel momento in cui Lina saliva, il suono di due campane,
garrulo, acuto, vibrava nell'aria pura e tranquilla della serena
mattinata di luglio.
Un uomo seguiva Lina ad una grande distanza, tenendola sempre
d'occhio, balzando da un luogo all'altro, talora appiattandosi dietro
un albero, un cespuglio, o scendendo in qualche fossato, in qualche
borratello, donde solo a tratti sguizzava fuori, volendo tenersi
nascosto, e non essere scoperto dalla ragazza, che pedinava con tanta
alacrità.
Lina si era messa per una selvetta, che circondava il caseggiato, e di
tanto in tanto le pareva di udire uno stormìo di frasche, uno
scalpiccìo, come se altri corresse dietro a lei, e si era voltata più
volte, senza che però le venisse fatto di veder alcuno.
Arrivò dinanzi al caseggiato e si fermò sotto un porticato dal quale
era l'entrata principale. Sulle due pareti laterali si leggevano
scritte a grossi caratteri, da una parte, le parole: _Dio ti
vede!_--dall'altra:--_Penitenza, o Inferno!_
La parete di fondo era quasi tutta occupata da una amplissima porta,
sul davanti della quale penzolava una corda greggia, e assai lurida,
che serviva per tirare il campanello.
Lina era ad un Convento di cappuccini.
Che cosa vi andava a fare la seducente e florida ragazza?
Guardò a destra e a sinistra, come se le stesse a cuore che nessuno in
quell'istante potesse vederla, poi accostò alla corda una mano quasi
tremante.
Subito udì lo scampanellìo di un grosso campanone: poi un ciabattare
lungo il corridoio: finalmente gli occhi lucenti di un fratacchione
scintillarono tra i buchi di un piccolo reticolato infisso nella
porta.
--Sia laudato Gesù Cristo!... Che cosa vuoi, figliuola?--domandò con
un vocione robusto.
--Sempre sia!...--rispose Lina tutta rossa.--Desidero parlare a Fra
Leone...
--Credo sia a pulire la chiesa... ma vado a chiamartelo e sarà qui nel
tempo che tu dici un _Gloria patri_.
Poco dopo Lina udiva di nuovo un rumore di sandali, di tonache battute
nelle gambe di coloro che camminavano, udì cigolare un grosso
catenaccio e la porta si aprì.
Un frate di elevata statura, pallido, macilento, con lunga e folta
barba nera, comparve sulla soglia.
Vista la ragazza, socchiuse la porta dietro a sè, fece alcuni passi e
con ogni cautela si allontanò dal porticato, tenendo per mano Lina e
guidandola verso un luogo più remoto, tutto coperto da alberi, su uno
dei fianchi del caseggiato.
--Sorella!--disse il frate dopo un breve silenzio, con voce esile,
quasi appena gli restasse la forza di respirare.
La ragazza cominciò a parlare, con voce anche più sommessa, quasi
all'orecchio del frate, facendo vivissimi gesti, tutta concitata come
se proferisse parole che le scottassero il labbro, girando sempre
attorno gli occhi per timore che altri la spiasse.
Al frate sfuggì due o tre volte un gesto di sodisfazione, una volta
levò le mani al cielo, come in atto di preghiera e di ringraziamento.
--Ma c'è qualcuno tra quelle piante!--disse a un tratto Lina,
raccapriccita, indicando al frate la punta di due alberetti, quasi
accosto l'uno all'altro, e che si agitavano in modo strano, non
ostante che non vi fosse alito di vento in quella calda mattinata.
Il rumore tra le foglie aumentò. Apparve fra il verde un grosso
cappellaccio, poi un uomo che si faceva largo tra gli arbusti con le
braccia lunghe e nerborute, e spiccando un salto balzò in mezzo al
frate e alla ragazza, e arrivò così bruscamente e all'improvviso, che
i due, i quali avevano cessato il dialogo, gettarono insieme un grido
di spavento.
L'uomo, arrivato così in mal punto, era Lucertolo.
Ficcò gli occhi addosso al frate, poi, facendo un ghigno sinistro,
dando in un urlo di gioia, lo aggranfiò con le sue mani di acciaio
sotto il mento, e scuotendolo, squassandolo con quanta forza aveva:
--Ti ho ritrovato alla fine--esclamò.--Ti ho ritrovato, Bobi
Carminati!... Ah, sei vivo anche tu... Il mio trionfo doveva essere
completo.
Il frate barcollava, affranto, atterrito da quella improvvisa
apparizione, e Lucertolo dovette spingerlo a sedere verso un alto
mucchio di sassi perchè non cadesse.
--E che cosa volete fare ora?--domandò a Lucertolo Lina.
L'uno e l'altra stavano in piedi dinanzi al frate, che era quasi
disteso, prostrato sui sassi.
--Intendo, prima di tutto, di sapere come Bobi è arrivato qui...
Voglio che mi spieghi la storia dell'annegato!
Bobi Carminati fece il suo racconto in brevi parole.
La notte in cui egli si trovava insieme con un altro famiglio a
perlustrare lungo la sponda dell'Arno, si erano incontrati, come già
sa il lettore, in alcuni ladri che, udite le intimazioni dei famigli,
avevano lasciato in terra varie sacca che portavano, e si erano dati
alla fuga.
--Io li avevo inseguiti...--continuava il Carminati.--A un certo punto
dovei fermarmi... Un cadavere era disteso sull'erba... Gli accostai la
lanterna e vidi che aveva la testa sfracellata da un grosso colpo di
bastone. Era di sicuro un complice pericoloso, del quale i ladri
avevano voluto sbarazzarsi... Pensai a incarnare una idea, che da
molto tempo mi angustiava... I rimorsi del delitto da me commesso nel
Vicolo della Luna non mi lasciavano più tregua... Vestii il cadavere,
de' miei panni e lo gettai nel fiume... Stetti poi alcuni giorni
errante per la campagna... Seppi che mi si credeva morto... Una notte
scura, burrascosa, potei traversare il confine... Mi recai a questo
convento... Chiesi di poter lavorare... e fui adoperato in alcune
faccende... portar legna, tirar acqua, zappare l'orto... Pochi mesi
dopo, riuscii a farmi accettare come converso, e vestii l'abito...
Lina era avvisata... Ci eravamo proposti in un modo o nell'altro di
far risaltare l'innocenza di Nello... Dio mi aveva toccato il cuore...
Ho fatto la più dura penitenza del mio delitto, ed ero pronto ad
espiarlo anche con la confessione, se non fossimo riusciti a salvare
Nello in altro modo... Guardami--concluse il Carminati, indirizzandosi
a Lucertolo--e vedrai se ho sofferto!
Lucertolo taceva, tutto assorto nelle sue meditazioni.
Si accostò a Lina dopo un istante, e stendendole la mano, disse in
modo solenne:
--Hai fatto le tue riflessioni sulla mia domanda... Vuoi dunque
sposare il capo-agente Lucertolo?... Io ho già ricevuto la mia nomina!
Lina impallidì, e non rispose; ma guardava il fratello, e si sentiva
impietosire dal misero stato di lui.
--Se tu acconsenti--ripigliava il capo-agente--Lucertolo servirà prima
te per tutta la vita e poi la polizia... Tutti gli sforzi, che ho
fatto sin ora per scuoprire la verità circa il delitto del Vicolo
della Luna, li raddoppierò perchè la verità rimanga sempre, come
rimarrà se tu vuoi, occulta... Parla?
Una conversazione concitata, a mezza voce, durò per alcuni minuti tra
il frate, il birro e Lina.
--Acconsenti?--disse alla fine Lucertolo, quasi inginocchiato dinanzi
alla appetitosa e robusta ragazza.
Il Carminati faceva un cenno di adesione alla sorella.
--Acconsento!--replicò Lina, tutta sfavillante di un malizioso
sorriso.
--E lo giuri?--domandò Lucertolo.
--Lo giuro!
--Quando potrò entrare in servizio... attivo?--insistè il birro,
gongolante.
--Ai primi freschi... in ottobre--soggiungeva Lina con un'espressione
sempre più furbacchiola.
Rimasero una mezz'ora insieme tutti e tre, divisando come dovessero
regolarsi, disponendo tutte le cautele per l'avvenire.
--Addio, Bobi!--disse Lina accomiatandosi.
--Addio, sorella!--soggiunse il frate.--E da qui innanzi non ci
vedremo mai più... Io sarò veramente morto per tutti: e, quando venga
la mia ora, sarò seppellito laggiù nel cimitero del convento, dove non
si scrive nessun nome sulle fosse, in segno della nostra umiltà...
Alcuni frati si ricorderanno forse di me, per qualche tempo, col finto
nome che ora porto.
--Addio, _Marrone_!--disse Lucertolo, dando al Carminati il nomignolo
che egli aveva da pompiere.--_Marrone_ frate!... chi l'avrebbe mai
detto?...
--Addio--ripetè il frate, stringendo loro la mano.--Rammentate che
Bobi Carminati è morto... e la preghiera contrita di Fra Leone salirà
al cielo per voi!...
Proferite queste parole, il frate rientrò nel convento e serrò dietro
di sè la porta pesante.
Lina e il capo-agente Lucertolo, tenendosi per mano, scesero,
saltellando, l'erta.