Ascoltavano col più grande raccoglimento, estatici, beati,
assolutamente felici, scossi come da un brivido.
La voce celeste continuava i suoi gorgheggi, le note venivano a loro,
per l'aria, nel silenzio, nella calma di quella bella sera,
squisitamente melodiose: trasfondevano in essi la commozione che le
ispirava.
--È lei!... è lei!--gridò Agatina, e tenendo per mano il cieco entrò
di nuovo nella stanza, che era ormai quasi all'oscuro.
Le parve vedere un'ombra bianca dinanzi al cembalo.
Era Antonietta in una vesticciola leggera, coi suoi copiosi capelli
biondi sciolti sugli omeri.
I vecchi erano rimasti sulla soglia. Agatina aveva trattenuto il cieco
dall'andare più oltre.
--Forse non è lei!--gli aveva mormorato alle orecchie.
Quella penosa, viva ansietà, quel concentramento di tutte le loro
facoltà, quel ravvivarsi di speranze dell'amore paterno e materno
rendeva a' due infelici la ragione.
Agatina si accostò piano piano ad Antonietta, che cantava sempre.
--E' lei! è lei!--urlò ad un tratto la vecchia, che aveva
riconosciuto, aguzzando gli occhi nella scarsa luce, che veniva dalle
finestre aperte e pel chiarore della luna nascente, il colore
singolare dei mirabili capelli di Antonietta.
E cominciò a cuoprirli di baci.
Antonietta non seppe più rattenersi.
Si alzò precipitosa, raccolse tra le sue braccia i due vecchi, e
stringendoli forte, forte, e baciandoli in fronte, sospirava di quando
in quando.
--Babbo!... mamma!...
Ma già il Brinda, Roberto, Lina, i due medici erano accorsi.
--L'affetto filiale, l'affetto di padre e di madre--disse il medico
più attempato--hanno fatto uno dei loro miracoli... I vecchi sono
salvi!
Agatina e Enrico non udivano più nulla.
Essi accarezzavano, abbracciavano la figliuola: piangevano.
Momento sublime, che ad esser descritto domanderebbe penna di poeta,
ben diversa dalla mia; momento sublime come tutti quelli che nella
vita riempie la divina poesia, traboccante da cuori che si amano!
Due giorni dopo, come ho detto, Lina partiva e traversava il confine
del ducato di Lucca.