«La vasta piazza--continua il giornalista nello schietto stile del suo
tempo--avanti all'I. e R. Palazzo di Residenza, rigurgitante di
popolo, all'arrivo dei RR. Sovrani, di voci di letizia risuonò. Ed
allorchè dopo esser la R. Comitiva entrata nella Reggia, S. A. I. e R,
il Granduca colla Granduchessa Sposa ebbe la degnazione di presentarsi
sopra la ringhiera, la circostante moltitudine proruppe in nuove e
sempre più vive acclamazioni, a cui gli Augusti Sovrani si
compiacquero di rispondere con reiterati segni di soddisfazione e
della lor gioia, da quella di sì leali sudditi rendute maggiore.»
Alle 6 pomeridiane il cannone tuonava di nuovo dal forte di San
Giovanni, annunziando la partenza degli Augusti Sovrani dalla Reggia
per la Metropolitana. Alla porta della Metropolitana la Real Coppia fu
ricevuta dal Clero e dalla Nobiltà ivi raccolta.
L'Arcivescovo intuonava l'Inno Ambrosiano, cantato «in scelta musica»
dai signori Professori della I. e R. Cappella di Corte.
Tra le armonie dei cantici, tra i profumi dell'incenso, alla molle,
bionda luce, che cadeva dai ceri, e che mandavan le lampade, appariva
come soffusa di nuova grazia, e di più soavi attrattive la florida
bellezza della giovane Sovrana.
«Nella sera--scrive il citato cronista, nostro avolo--tutta la città,
non meno che i sobborghi, s'illuminarono: varii palazzi, e le
principali strade offrivano superbi colpi d'occhio. Ma quel che
richiamò maggiormente l'attenzione, e che non si era mai fin qui
veduto, fu l'illuminazione delle alture che circondano la nostra bella
città. Appena imbrunì l'aria che tutti i punti elevati delle adiacenti
campagne, i monti, i colli, le pendici, risplenderono, dove per fiamme
sparse, dove, a seconda delle situazioni, per fuochi in ordine
distribuiti, dove per serie di faci ricorrenti le linee
architettoniche delle ville e dei più insigni edifizi.
«Una placida notte e senza luna favorì l'effetto dell'insolito
spettacolo, che presentava la doppia illuminazione di Firenze, e del
quasi anfiteatro delle sue famose circonvicine eminenze, combinata.
«Fuochi d'artifizio, inoltre, incendiati qua e là per le vicine
campagne, indicavano sempre più l'esultanza degli abitanti di esse.»
In que' giorni ordinava il Granduca che a carico del suo erario
fossero distribuite cinquecentosessanta doti, di scudi venti ciascuna,
a favore di povere fanciulle.
E ciò senza pregiudizio delle doti di Regia Data di cui si faceva
collazione, secondo la formola adoperata, ogni anno nel mese di
giugno, per San Giovanni.
Il Granduca ordinava pure che fosse fatta una gratuita distribuzione
di pane in favore della classe indigente della città, a ragione di
diciotto oncie per individuo.
Ordinava inoltre che si regalassero centocinquanta letti ad
altrettante famiglie della classe indigente nella Capitale.
E la mattina del 10 giugno era stata affissa alle cantonate di Firenze
la seguente _Notificazione_:
«Resta concesso un libero perdono a tutti i disertori delle truppe
toscane di qualunque Corpo, purchè a tutto il mese di novembre
prossimo si restituiscano volontariamente ai loro Corpi, siccome a
tutti coloro che a tali diserzioni avessero prestato assistenza, aiuto
e consiglio.
«E' fatta grazia a tutti i sudditi, e domiciliati per cinque anni
familiarmente nel Granducato, i quali si trovassero querelati,
inquisiti, o condannati per danno dato, turbato possesso, insulti,
ingiurie e risse; percosse e ferite date in atto di rissa, e senza
uccisione, purchè tali percosse e ferite non sieno state commesse in
occasione di far danno negli altrui beni; per delazione d'arme,
sgrillettamento, o sparo di armi da fuoco senza offesa della persona,
trasgressioni di lotti, di caccia e pesca, trasgressioni doganali,
trasgressioni ai regolamenti, ed ordini sulla occupazione, ed ingombri
di strade, suolo pubblico, fiumi, rii, fossi, argini, ripe, ed altri
oggetti di pubblico diritto ed uso; ai regolamenti ed ordini del
Collegio Medico, ai regolamenti ed ordini dell'Archivio Generale,
escluse le falsità; rottura e fuga dalle Carceri, resistenza agli
esecutori di Giustizia, esimizione di catturati; prima e semplice
inosservanza di confine, o esilio, contrabbando di sale, trasgressioni
alle leggi e consuetudini dello Stato sopra i giuochi, sopra le
questue, sopra i funerali, sopra le osterie e bettole, e generalmente
per tutte le altre trasgressioni ai regolamenti di semplice
polizia...»
E qui venivano altri particolari.